È tempo di gestione attiva ed investimenti alternativi


Per otto fund buyer su dieci (79%) a livello globale l’attuale scenario favorisce gli asset manager a gestione attiva. È questo il primo risultato della survey condotta da Natixis Global Asset Management (Ngam) che coinvolge 200 fund buyer di 28 paesi a livello globale. Infatti, nell’attuale scenario caratterizzato da un’elevata volatilità e bassi rendimenti, la stragrande maggioranza dei fund buyer, compresi i gestori di mandati discrezionali e i gestori di fondi di fondi, sono favorevoli alla gestione attiva e a investimenti alternativi per generare alpha. Per far fronte a situazioni di mercato volatili e incerte, i tre quarti (74%) dei funds selector intervistati puntano su investimenti alternativi per diversificare il rischio di portafoglio e più della metà (54%) afferma, inoltre, che l’investimento in strumenti alternativi è essenziale per sovraperformare il mercato. “Stiamo assistendo a una trasformazione del mercato, da un modello basato su investimenti passivi e attivi long only a un modello misto basato su una componente core di investimenti alternativi attivi e a bassa volatilità, con l’aggiunta di alternativi liquidi e illiquidi” afferma Matthew Shafer, EVP of International Distribution di NGAM. 

"In termini di diversificazione, anche in Italia negli ultimi anni la componente di alternative è andata via via aumentando in modo sempre maggiore nei portafogli, anche se nel nostro Paese i professionisti utilizzavano già da diverso tempo strategie long-short e global macro o comunque decorrelate", commenta Antonio Bottillo, managing director per l’Italia di Natixis Global Asset Management.  E aggiunge: "Riemerge un qualche interesse per I CTA. Stiamo notando anche un certo primo interesse verso strategie meno liquide, un approccio nel tentativo di costruire soluzioni per una clientela più sofisticata, ma non si può parlare ancora di una vera e propria tendenza".  

La ricerca mostra come gli eventi geopolitici (67%), i tassi di interesse (49%) e le problematiche emerse sul mercato cinese (36%) saranno le tre principali fonti di aumento della volatilità nel corso del 2017, mentre il contesto di bassi rendimenti è in cima alla lista delle preoccupazioni per il 2017 (77%). I fund buyer ritengono probabile che gli elevati livelli di volatilità del mercato causeranno una elevata dispersione dei ritorni azionari. Il 95% degli intervistati preferisce affidarsi alla gestione attiva per generare rendimento, ma anche per avere esposizione su asset class decorrelate (74%) e sui mercati emergenti (77%). 

“Mantenendo comunque un focus ai repentini cambiamenti politici e macroeconomici in Europa e Asia, i fund buyer considerano la volatilità come un’opportunità, motivo per cui ricorrono alla gestione attiva per ottenere alpha e per gestire il rischio”, fanno sapere dalla società. I fund buyer prevedono un’elevata volatilità nel corso dell’anno e sono preoccupati dal fatto che gli investitori possano esporsi a rischi eccessivi. Nonostante ciò, sono disposti ad assumersi un maggiore rischio, un atteggiamento che si riflette nelle loro previsioni di mercato e nell’asset allocation. "In termini di portafogli, le tendenze anche nel nostro Paese sono quelle che risultano dalla ricerca. I professionisti, che generalmente si affidano a entrambe le tipologie di gestione – quella passiva e quella attiva –, guardano alla gestione attiva in momenti in cui i mercati hanno già dato molto e l’obiettivo principale diventa quello di ricercare rendimenti cosiddetti risk-adjusted", spiega Bottillo.

Guardando all’asset allocation, il consensus dei partecipanti pensa che le azioni dei mercati emergenti cresceranno nel corso del 2017, con un 47% dei professionisti che ritiene che questo sarà il settore destinato a far meglio all’interno dell’azionario. Nel perseguire le opportunità sui mercati emergenti, i fund buyer guardano all’Asia (escluso Giappone) per ottenere le migliori performance del 2017.

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