La signora Watanabe a Voghera


La politica dei tassi zero è paragonabile alla lunga degenza di una persona che ha affrontato una complessa malattia. La degenza viene trascorsa in una clinica in mezzo ai boschi, lontana dalla civiltà; la vita è tranquilla, l’aria è pulita, ma il paziente matura la sensazione di essere lontano dalla civiltà. Viene visitato dai parenti e da qualche amico, ma sa che la sua vita sta cambiando. Il ritorno al mondo del lavoro è ancora lontano ed il paziente ha l’impressione che la vita dopo la malattia, anche quando tutto sarà finito, richiederà molto tempo prima di poter essere simile a quella precedente. La solitudine, la calma, la sensazione di essere fuori dal mondo possono portare il degente a scelte nuove, a comportamenti che prima non avrebbe mai adottato, a progettare addirittura una nuova vita.

La lunga degenza dell’investitore privato giapponese, il cui archetipo è tradizionalmente rappresentato dalla signora Watanabe, da vent’anni immersa in un’atmosfera di tassi zero, ha portato a comportamenti non tradizionali e a scelte comportamentali non sempre coerenti con una gestione del risparmio prudente. Watanabe è da due decenni l’indiscussa protagonista di tutti i “carry trades” globali: nella ricerca di extra rendimento, la casalinga di Kyoto ha progressivamente accumulato titoli ad alto rendimento in valute diverse dallo yen, su societari e mutui americani, bond emergenti, valute ad alto rendimento. Il carry trade, dice un vecchio detto, “paves the way to hell” (spiana la strada verso l’inferno), perché l’acquisto di titoli ad alto rendimento è per natura una scelta di maggior rischio e periodicamente espone l’investitore a ondate di avversione al rischio: la crisi asiatica del ‘97, quella Russa del ‘98, dei bond societari nel 2002, dei mutui nel 2008.
 
Non ci sono dati chiari su quanto nel tempo la signora Watanabe abbia guadagnato, o perso, investendo con quest’approccio. Nel 1990 lo Yen valeva 130 dollari. Dopo forti ondate di deprezzamento ed apprezzamento, oggi il cambio è a 120 dollari, per cui solo una strategia tattica “corretta” può aver funzionato, dal punto di vista del cambio. Nel caso delle valute emergenti, probabilmente la strategia si è tradotta in una perdita nel tempo, se l’approccio è stato quello di un semplice acquisto da cassettista. In termini di cedole accumulate e spread incassati, si può stimare che invece la strategia abbia pagato: tutti gli indici high yield o emergenti globali di ogni sorta sono vicini o sui massimi storici, di certo facendo meglio dei titoli di stato giapponesi. Si può quindi ipotizzare che in media la signora Watanabe abbia guadagnato poco o nulla da questo approccio se non è stata attenta e attiva.
 
Pensiamo ora alla casalinga di Voghera, grande e fedele investitore in titoli di stato italiani generosi fino a qualche tempo fa. Come la signora Watanabe, si trova oggi in un’atmosfera surreale, in cui la vita e il mondo che conosceva non esistono più. I tassi zero sono fonte di disorientamento, si ha l’impressione di essere stati abbandonati da amici e parenti, di essere in una clinica di degenza in mezzo ad un bosco con il sospetto che altrove la vita vada avanti e che si debba fare qualcosa per recuperare quel mondo perduto. La tentazione di fuggire, di cambiar vita e cercare nuovi orizzonti è alta. I nuovi amici della casalinga di Voghera sono prodotti a cedola, su valute emergenti, su titoli ad alto rischio. Il dividendo azionario viene a volte visto come un surrogato dei vecchi cedoloni pagati da Btp. La signora non è colpevole diretta della malattia che l’ha costretta ad una lunga degenza.
 
Come sa chi ha affrontato o ha avuto parenti coinvolti in una situazione simile, psicologi e psichiatri aiutano il degente prima di tutto ad accettare la sua nuova vita e a ricostruirsi un futuro evitando scelte azzardate. Ritornare a vivere dopo un forte shock è difficile ed espone la persona coinvolta al rischio di errori a scelte troppo radicali che non sempre sono vincenti.
 
Il mondo del risparmio gestito offre innumerevoli scelte che permettono ancora di veder sul proprio conto corrente cedoloni e dividendi importanti. Non è tutto oro quello che luccica. Investire per ottenere dividendi e cedole ha un senso, ma deve essere fatto da o con l’aiuto di professionisti e sempre con la consapevolezza che sui mercati l’extra-performance è una conquista, non un pasto gratis. Forse la casalinga di Voghera dovrebbe scambiare qualche parola con la signora Watanabe, condividere la sua esperienza e imparare ad accettare, più che dimenarsi alla ricerca di un mondo che per ora non c’è più. Educazione finanziaria è innanzitutto educazione a leggere la realtà per quello che è, liberando la propria mente e le proprie aspettative da fantasmi e sensazioni che non si possono più rivivere, almeno nel breve.
 
L’atto di investire, risparmiare, accumulare un patrimonio utile in fasi diverse della vita, resta buona cosa e non è morto con la crisi finanziaria. Quella che è morta è una certa idea di buy and hold, un approccio da cassettista che permetteva un fai da te semplice e soddisfacente.

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