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La ripresa dell’inflazione di Draghi riapre le divergenze nell’Eurozona


Dato che le politiche d’amplificazione dei prezzi di Mario Draghi iniziano ad incidere, pian piano nell'Eurozona ci si sta rendendo conto che l'inflazione non avrà lo stesso effetto ovunque.

Negli ultimi anni, il presidente della Banca Centrale Europea, ha introdotto ondate di stimolo per alimentare la crescita dei prezzi, dove lo scorso mese ha raggiunto il picco più alto, da più di tre anni a questa parte. Le 19 nazioni sono propense nel trovare ciò  che scatena le richieste salariali più difficili in Paesi con mercati del lavoro ristretti, mentre quelli ancora a che fare con gli effetti della disoccupazione dalla recessione, potrebbero vedere intaccata la loro capacità di spesa.

Ciò potrebbe portare a una ripresa dei consumi guidata dall’energia a basso costo, da una politica monetaria allentata e da più semplici condizioni di finanziamento. Le famiglie e le imprese dovranno trarre conforto dal fatto che è improbabile che l’inflazione registri delle tensioni fuori controllo, il che significa che i bassi tassi di interesse della BCE e gli acquisti di asset, resteranno in vigore per un certo periodo di tempo.

 

I due Paesi antipodi

Prendendo in considerazione la Germania e la Spagna, si può notare come le due economie siano un esempio calzante quando si tratta di divergenze nella zona Euro. In Germania infatti, i sindacati stanno già valutando di richiedere significativi aumenti salarali. Al contrario, in Spagna, l’elevata disoccupazione pone i dipendenti in una posizione molto più debole.

In superficie, entrambi sono in forte crescita, trainati dalla spesa interna come interscambio netto di output. Lo scorso anno la Germania si è espansa dell’1,9%, mentre il PIL della Spagna è aumentato del 3,3%. Dopo di che, la situazione cambia. L’occupazione della più grande economia europea è al suo record, e la disoccupazione situa a meno della metà del 9,8% della zona Euro. Il tasso di disoccupazione della Spagna invece, è ancora a circa il 19%.

 

Richieste sindacali

Con l’inflazione tedesca all’1,7%, i sindacati hanno una solida base per richiedere salari più alti. Nel mese corrente, Ver.di inizierà delle trattative salariali, chiedendo un aumento del 6% per circa 1 milione di lavoratori del settore pubblico. I sindacati che rappresentano i lavoratori nei settori energetico, alimentare e tessile hanno fatto richieste per almeno il 4,5%. Tali aumenti dovrebbero produrre un secondo round di effetti, nel quale Draghi e colleghi sono stati impegnati. La BCE, nel rapporto della sua ultima riunione politica, ha osservato che vi è spazio per un mercato del lavoro più sano nel nutrire le richieste di pagamento.

 

Non molto spazio

Nel mese di dicembre, l’inflazione nell'area Euro era dell’1,1%, con il tasso core allo 0,9%. La BCE mira ad una crescita dei prezzi a poco meno del 2%, e il membro del Consiglio Direttivo Francois Villeroy de Galhau ha affermato, lo scorso giovedi, che l’obiettivo rimane comunque ancora lontano.

Nonostante ciò, dati i più alti prezzi, i lavoratori sono ancora afflitti dagli alti tassi di disoccupazione, e questi potrebbero non avere molto spazio per chiedere aumenti salariali per compensare l’incremento dei costi. Nel mese scorso, in Spagna, l’inflazione ha raggiunto l’1,4%, mentre il salario medio, concordato nella contrattazione collettiva nel 2016, è aumentato solo dell’1,06%, secondo i dati pubblicati dal governo. L’inflazione core ha accelerato all’1%, ha mostrato la pubblicazione. Allo stesso modo, i lavoratori in Italia e in Grecia, Paesi rispettivamente con il 12% e il 23% di tassi di disoccupazione, possono anche trovarsi in una posizione contrattuale debole.

La spesa delle famiglie dell’Eurozona non rimarrà inalterata, con il tasso di crescita pronto a scivolare all’1,4%, dall’1,6% del 2016. Inoltre, la crescita economica complessiva potrebbe anche stabilizzarsi intorno all’1,4%.

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