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La rimonta dei fondi italiani


Dei circa 750 miliardi di euro che costituiscono il patrimonio investito in fondi aperti a fine giugno 2015, secondo Assogestioni, meno di un terzo (210 miliardi) sono  gestiti da fondi tricolore, dei quali  25 miliardi sono in mano a  società internazionali che operano in Italia. I rimanenti  540 miliardi sono fondi internazionali e fondi round-trip, ovvero gestiti attraverso società estero-vestite, cioè da fondi d’investimento di diritto estero, tipicamente irlandese o lussemburghese, che fanno però capo a società (banche o SGR) italiane. 

 

La crescita

Il patrimonio investito in fondi comuni ha visto in questi anni forti variazioni, in particolare nell’ultimo decennio si è costantemente assistito all’erosione della quota di patrimonio gestito da fondi di diritto italiano in favore di quelli esteri e round-trip. Per Assogestioni, la diffusione dei fondi esteri tra gli investitori italiani, che era nulla agli inizi degli anni 2000 è arrivata quasi a uguagliare la presenza di fondi italiani, è da ritenersi fisiologica data l’apertura del mercato. 

 

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All’origine della diffusione dei fondi esterovestiti, Assogestioni individua un ambiente regolamentare più accogliente e dei vantaggi fiscali sia per i risparmiatori sia per le società di gestione. Tuttavia, nel luglio 2011 è venuta meno la disparità di trattamento fiscale prima esistente tra i fondi di diritto italiano e quelli esteri, con il passaggio alla tassazione sul realizzato anche in Italia. 

Negli ultimi quattro anni i fondi aperti, in termini di masse gestite hanno  registrato una crescita enorme. In particolare il patrimonio investito in fondi i di diritto italiano è passato dai 170 miliardi del 2011 agli oltre 210 miliardi del I semestre 2015. 

La tendenza alla quale si sta assistendo, spinta anche dai regolatori, è quella di riportare nel proprio Paese le masse gestite all’estero, soprattutto a seguito dell’armonizzazione della fiscalità dei fondi in Europa. Alcuni asset manager, di piccole dimensioni, "sono assolutamente convinti che i prodotti vadano fatti in Italia, perchè c’è maggiore trasparenza e maggior cognizione di causa". 

 

Captura_de_pantalla_2017-06-12_a_la_s__15  Fondi di diritto italiano gestiti da società estere

 

A pensarla così sono anche le società di gestione internazionali come Amundi e Allianz GI che, tramite le SGR locali, offrono un’amplia gamma di fondi di diritto italiano, con un patrimonio in gestione che è passato dai 17  miliardi del 2003 ai  circa 25,2 miliardi del 2015. Bisogna precisare però che Assogestioni in questa categoria include anche Pioneer Investments (a cui corrisponde circa il 50% di questa cifra) ed Eurizon Capital. 

 

I vantaggi

“A nostro parere il vantaggio non sta tanto nel veicolo quanto nella struttura societaria proponente”, spiega Paolo Proli, head of Sales & Marketing di Amundi SGR. Una SGR italiana conosce le esigenze specifiche della clientela domestica e può proporre soluzioni ad hoc che potrebbero non essere altrettanto interessanti in una logica di distribuzione paneuropea che deve invece essere seguita nel caso di SICAV promosse da gruppi internazionali".  

 

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L'offerta

Sul mercato italiano fin dall'esordio dei fondi aperti, Amundi SGR continua anno dopo anno ad arricchire la sua gamma di prodotti. "Essere SGR di un Gruppo internazionale consente quindi di coniugare la possibilità di declinare l’offerta sulla base delle esigenze locali, proponendo altresì fondi flasgship che per masse gestite e track record rappresentano una risposta di eccellenza per tutti gli investitori europei”, sottolinea Proli. 

Per BNP Paribas IP i fondi italiani sono parte integrante di una gamma di offerta dedicata alla clientela retail di BNL che conta veicoli di diversa giurisdizione (lussemburghese, francese e appunto italiana). “Il segmento italiano è costituito da feeder di veicoli francesi o lussemburghesi, e si compone di nove differenti fondi: quattro azionari, tre obbligazionari, un fondo flessibile e un fondo di liquidità . Questa gamma, ampia e diversificata, consente nel suo complesso di formulare proposte di investimento articolate ed adatte alle diverse esigenze del risparmiatore finale, assemblando quindi strumenti appartenenti a diverse piattaforme”. 

 

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