La possibile crisi dei bond a lungo termine nell'era Trump


Da una parte Warren Buffett, il magnate della finanza, rassicura tutti e punta in Borsa: "il mercato azionario risalirà nei prossimi decenni, lo avrebbe fatto con Hillary Clinton e lo farà con Donald Trump", dice con ottimismo. Dall’altra parte, la settimana appena trascorsa, fondi ed ETF obbligazionari hanno registrato perdite pari a 17,7 miliardi di dollari. Lo ha calcolato Marketwatch, del gruppo Wall Street Journal, su dati aggregati Bloomberg-Barclays e Morningstar, che ha sottolineato come si tratti della maggiore ondata di vendite, dopo la manovra di tapering della Fed nell’estate del 2013. Secondo i calcoli di Bloomberg, la scorsa settimana il sell-off sui bond ha cancellato in generale 1.200 miliardi di dollari, aggiungendo mille miliardi al comparto azionario e dando un forte sostegno alla ripresa del settore dei metalli per uso industriale, che sono balzati ai massimi negli ultimi quattro anni.

Cosa dovranno aspettarsi gli investitori?

L’elezione del presidente degli Stati Uniti, il referendum in Italia, la Brexit, le politiche monetarie delle banche centrali e, soprattutto, il ritorno dell’inflazione sono i principali temi sul tavolo che nei prossimi mesi focalizzeranno l’attenzione degli investitori.  Ma se per il referendum costitituzionale o per il processo di uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea si può parlare di eventi locali, ben diverso è l’impatto degli altri temi. Trump, oltre alla presidenza, ha dalla sua parte un Congresso totalmente repubblicano, sia la Camera sia il Senato. Per questo, secondo il team gestionale di Anima SGR, “dal punto di vista dei mercati, la vittoria del tycoon porta con sé incertezza, soprattutto nel breve periodo. In un orizzonte temporale di medio-lungo, invece, è possibile che il trend reflazionistico possa accelerare ed essere positivo per i mercati, specialmente azionari. Per quanto riguarda il mondo obbligazionario”, continuano dalla società di gestione milanese “ci troviamo in una fase, iniziata nel corso dell’estate, in cui i rendimenti su scala globale stanno aumentando, seppur gradualmente. Questo processo è stato guidato da un graduale innalzamento delle aspettative di inflazione, come confermano i dati sui prezzi al consumo negli Stati Uniti in miglioramento”.

L’elezione di Trump potrebbe portare ad uno spostamento verso l’alto delle attese di inflazione e, di conseguenza, della curva dei rendimenti americana, con effetti negativi sui bond a lungo termine e positivi, con riserva, sul mercato azionario Usa. I settori che possono maggiormente trarre beneficio da questa situazione sono quello finanziario ed energetico; coloro che potrebbero soffrire, invece, sono telecomunicazioni e healthcare. In questo quadro gli esperti di Anima privilegiano la classe azionaria. “La volatilità data dall’incertezza riguardo le prossime mosse delle banche centrali e dall’esito del referendum in Italia può essere considerata come opportunità di aumento dell’esposizione, all’interno del mondo azionario. Occorrerà, comunque, continuare a monitorare con attenzione le implicazioni sulle aspettative di inflazione e sulle conseguenti politiche delle banche centrali oltre che su eventuali possibili rotazioni settoriali conseguenti e tenere conto del ruolo di Trump come alfiere delle politiche reflazionistiche che hanno cominciato da alcuni mesi a guadagnare credito anche presso parte dell’establishment economico e politico europeo”.

Cautela sul mercato obbligazionario

La società di gestione dice di avere un giudizio negativo per l’area core europea, mentre è positiva sui titoli periferici. Discorso diverso invece per l’Italia: “la view viene tatticamente abbassata a negativa dalla precedente neutralità, a causa anche dell’incertezza politica sul referendum costituzionale del 4 dicembre, che potrebbe penalizzare lo spread Btp/Bund”. Viene confermata, invece, la visione positiva sulle obbligazioni corporate high yield e sui bond emergenti, che offrono il rapporto rischio/rendimento migliore.

“All’interno dei nostri fondi obbligazionari flessibili, quindi, questi due segmenti restano due asset class sulle quali puntare, fermo restando un atteggiamento selettivo dato dalla possibilità che si presentino rischi di liquidità. Sul fronte valutario, è stato riportato a negativo il giudizio sulla sterlina: la virata del governo inglese in chiave “hard Brexit” pone le premesse per una debolezza della divisa britannica”.

Bene azioni Usa ed emergenti. Occhio ai mercati europei

Se in Europa bisogna tenere d’occhio la volatilità, vuoi per l’incertezza geopolitica che per i dati economici ancora sotto le aspettative (Anima è positiva sull’energetico, sui ciclici, su banche e assicurazioni. Visione negativa, invece, sul settore dei beni di base), sulla piazza italiana la situazione resta fragile non solo per l’instabilità politica: “la situazione del settore bancario appare ancora lontana dal trovare una soluzione definitiva”, dicono dalla SGR. Due fattori però remano a favore, secondo gli esperti. “In primo luogo, la Bce ritiene che il programma attuale di aiuti stia funzionando come da aspettative, e richiama gli Stati che hanno la possibilità di agire sulla leva fiscale a fornire più sostegno alla crescita e all’inflazione; in secondo luogo, l’apprezzamento del prezzo delle commodity, ripreso nelle ultime settimane, ha implicazioni sulle aspettative di inflazione. La conseguenza è un progressivo rialzo dei rendimenti, con il proseguimento della rotazione settoriale. I tassi in rialzo sono storicamente associati ad una migliore performance del settore finanziario, mentre il rialzo del prezzo delle materie prime va a beneficio del settore energetico. Quindi, le dinamiche esterne e la rotazione settoriale in atto dovrebbero favorire il nostro mercato”.

L’ottimismo del guru di Wall Street sul mercato azionario statunitense lo si legge anche tra gli esperti di Anima: “La vittoria di Donald Trump ha portato instabilità di breve periodo, ma nel medio-lungo termine la situazione dovrebbe migliorare”. Segnali positivi poi anche dall’azionario emergente, che nel 2016 ha registrato ottime performance. Anche se “non sono da escludere interventi di tipo protezionistico di Trump, che potrebbero colpire alcune aree specifiche, come il Messico”. E sulle borse asiatiche? Anche qui il giudizio della società di gestione milanese resta positivo. “I risultati del terzo trimestre dovrebbero segnare il punto di svolta per il mercato giapponese: con la stabilizzazione dello Yen e il dissiparsi delle paure riguardo revisioni degli utili, gli investitori internazionali potrebbero tornare agli acquisti dopo mesi di flussi negativi. Le incertezze politiche ed economiche hanno continuato a mettere sotto pressione lo Yen, nonostante la politica monetaria espansiva del Giappone. Superate le elezioni americane e con minori incertezze sulla decisione di aumento dei tassi della Fed si potrebbe vedere una diminuzione della pressione sulla divisa nipponica e, quindi, sulle stime degli utili societari.

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