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La forza del dollaro è un danno per l’economia mondiale


Nonostante un evidente rallentamento del ciclo mondiale e nonostante sia ormai chiaro che la forza del dollaro è un danno per l'economia mondiale, la Fed cerca di mantenere la divisa americana forte, promettendo ulteriori aumenti dei tassi USA. Tuttavia, guardando all'economia non sembra vi siano i presupposti per un aumento dei tassi, salvo che la Fed abbia timore di un aumento dell'inflazione.

E' chiaro che sarà particolarmente difficile far combaciare esigenze di ripresa economica con quelle di smorzare sul nascere ogni possibile pressione inflazionistica. Inoltre, Europa, Giappone, Cina e tutto il resto del mondo rimangono in un evidente contesto deflazionistico quindi non sembra vi siano rischi imminenti di inflazione. Se la Fed continuerà a perseguire l'obbiettivo di tassi più alti e dollaro forte, le prospettive per il ciclo economico e deflazionistico mondiale possono solo peggiorare. La crescita economica americana è già scivolata dal 2,2% all'1,4% negli ultimi mesi e difficilmente potrà recuperare anche per l’incertezza delle prossime elezioni presidenziali che rischiano di paralizzare ogni possibile iniziativa economica per i prossimi mesi. La Fed rimane dunque il vero rischio per il ciclo economico mondiale, perseguendo una politica monetaria non in linea con il contesto internazionale: infatti ha aumentato i tassi a dicembre quasi ignorando del tutto i dati che evidenziavano il peggioramento del quadro congiunturale mondiale.

Nel frattempo la Cina ha attivato una serie di interventi per sostenere l'economia anche se la linea di condotta per i mesi a venire punta a evitare di spingere su una crescita economica basata ancora su debito, real estate e investimenti fissi, poiché buona parte dei problemi cinesi derivano proprio da tale modello di crescita. Se l'America rallenta e la Cina non vuole nuove bolle, le prospettive di ripresa del ciclo sfumano dato che oggi il contributo alla crescita del PIL mondiale dipende al 50% da queste due economie, mentre mercati emergenti, Giappone e Eurozona non riescono a imprimere una crescita così significativa. Anzi, molto probabilmente, il ciclo di ripresa dell'Europa si indebolirà già nei prossimi mesi e le economie emergenti continueranno a rallentare a causa del deleverage in corso in tutta l'area. A questo punto BCE e BoJ potrebbero promuovere nuovi interventi, anche se l'effetto sull'economia reale è già da tempo svanito, con i mercati  che attendono queste notizie più per vendere che per comprare.

In questo scenario, l’oro è destinato a fornire l'unica protezione in caso di eventi poco piacevoli, anche se la Fed cerca in tutti i modi di impedirne un rialzo, minacciando tassi più alti in America, per cercare di normalizzare la politica monetaria. Ciò è tuttavia quasi impossibile per l'eccesso di debito attualmente presente nel sistema internazionale (350% del PIL mondiale) che non sarebbe in grado di reggere un aumento significativo dei tassi e del suo costo, senza provocare una recessione globale.

Infine, anche in caso di ripresa dell'economia mondiale i tassi d'interesse inizierebbero a prezzare un rischio inflazionistico che spingerebbe il costo del debito esistente a livelli non compatibili con la sua sostenibilità, mentre nel caso di un rischio di recessione i tassi sull'intero stock del debito salirebbero comunque, salvo forse per i titoli del tesoro USA, Germania e Giappone, che beneficerebbero di un fly to quality. Evitando di soffermarsi sul rischio recessione, che al momento non sembra imminente, è comunque impossibile uscire da questo contesto di stagnazione con una vera ripresa dell'economia, senza subire un forte impatto sui tassi e sui mercati finanziari. Il risultato è che le Banche Centrali hanno stabilizzato il sistema dopo la crisi del 2008, ma hanno gettato le basi per un evidente rischio di destabilizzazione appena saremo nella condizione di uscire dal limbo in cui oggi ci troviamo. Anche per coloro che sono bullish le prospettive sono meno certe di quanto si possa pensare.

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