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L'eterna diatriba tra gestione passiva e attiva: dove è meglio investire?


Il braccio di ferro tra i fondi attivi e gli ETF è vivo più che mai e non ha un chiaro vincitore. Secondo uno studio realizzato da Euclidea SIM, non esiste uno strumento in assoluto migliore dell’altro, ma dipende dall’asset class di riferimento. Gli analisti della società fintech milanese hanno selezionato le asset class più rilevanti e gli hanno associato gli ETF più rappresentativi delle stesse. Il passo successivo è stato quello di prendere in esame tutti i fondi UCITS di ciascuna asset class e selezionare due share class, una istituzionale ed una retail, confrontandole con l’ETF scelto. Convinti che " sia importante analizzare come i fondi attivi si sono comportati rispetto ai loro alter ego passivi", gli esperti di Euclidea hanno ottenuto dalla loro analisi tre risultati:

1. I fondi attivi che investono in azioni e obbligazioni governative, tendono a sottoperformare i corrispondenti ETF, mentre nel credito (high yield e corporate) è presente una quota significativa di fondi attivi che sovraperformano le loro controparti passive. Ciò tuttavia è valido solo per le classi di azioni istituzionali. Per le classi retail, i fondi attivi deludono quasi ovunque (questo è dovuto al fatto che le commissioni aumentano, nei fondi obbligazionari, in proporzione maggiore rispetto alla volatilità tipica dell’asset class).

"Abbiamo interpretato questi risultati come il frutto di problematiche strutturali degli indici obbligazionari (ed in particolare di credito). Tra queste: il fatto che la ponderazione standard preveda che l’emittente più indebitato sia anche il più rappresentativo, mentre il fondo a gestione attiva può fare risk arbitrage, così come accedere ad emissioni sul mercato primario", spiegano dalla società.

2. In seguito, gli analisti hanno filtrato i fondi che hanno prodotto risultati superiori al corrispondente ETF nell’arco di tutti e 5 gli anni oggetto di studio e hanno controllato in quanti, di questi 5 anni, tali fondi abbiano fatto meglio dell’ETF. Ciò che è emerso è che solo nei fondi high yield una quota consistente di fondi ha sovraperformato l’ETF in ciascuno dei cinque anni. "Questo può essere dovuto al modo in cui è costruito l’indice che l’ETF replica o alla capacità dei fondi attivi di generare alfa in modo costante".

3. Nell’ultima parte dello studio, che riguarda solo i fondi attivi, è emerso che per molte asset class, specialmente azionarie, non si può escludere che la persistenza dei fondi nel primo quartile sia esclusivamente frutto del caso.

Più rendimenti e meno commissioni

In definitiva dallo studio è emerso che i bond governativi e azioni americane gli ETF sono quasi sempre la migliore scelta; situazione opposta, a favore dei gestori attivi, nei mercati del credito (high yield e investment grade). Più bilanciata la situazione sui mercati emergenti e sull’azionario Europa, dove variabili come volatilità e liquidità,  possono generare opportunità maggiori o minori per il gestore attivo. "Naturalmente c’è molto da dire ancora sulla diatriba tra gestione passiva ed attiva, ma una cosa è certa: che si tratti di gestione attiva o passiva, gli investitori richiedono maggiori rendimenti; quindi, in prima battuta, commissioni più basse. Ad oggi, però, i benefici di una gestione attiva non sempre valgono quanto le commissioni pagate per generarli", concludono da Euclidea.

 

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