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La decarbonizzazione del pianeta è un megatrend per i gestori


C'è chi mette la retromarcia e chi invece fa più di un passo avanti. Mentre l’amministrazione Trump - dopo essere uscita dagli accordi di Parigi - è pronta anche a rottamare il Clean Power Plan, il piano di investimenti di Obama contro le emissioni di gas serra per favorire il passaggio da fonti di energia inquinanti ad altre pulite, dall'altra parte dell'Atlantico si punta forte sulla creazione di un’economia a basse emissioni di carbonio entro il 2050. La prima ad impegnarsi in questo senso è stata la Commissione europea che ha emanato le Linee guida per i Paesi europei e sta studiando il modo più conveniente per rendere l’economia del vecchio continente più rispettosa del clima ed efficiente dal punto di vista del consumo energetico. Molti Paesi hanno mosso passi in questi direzione: Italia – che ha lanciato il piano definito “Strategia energetica nazionale che prevede decarbonizzazione e maggiore utilizzo di gas” – e Francia hanno politiche allineate per raggiungere il traguardo e lo hanno ribadito nel recente incontro bilaterale di Lione. Anche la Finlandia si è attivata per raggiungere il primo obiettivo 2030 chiesto dall’Unione europea in materia di riduzione di carbone. La Germania, invece, dopo una partenza in quarta con l'Energiewende, un piano per la riduzione delle emissioni e la transizione energetica che ha portato la quota di energie rinnovabili al 30% in pochissimo tempo, ha sofferto una brusca frenata per le forti pressioni della potente lobby dell'industria del carbone. 

La decarbonizzazione del pianeta è un megatrend per i gestori. Sono molte le società di gestione che hanno prodotti specializzati che investono in energie alternative. Da inizio anno, fondi ed ETF europei di questo tipo hanno raccolto 222 milioni di euro, invertendo la tendenza negativa che ha caratterizzato gli ultimi tre anni e hanno ottenuto rendimenti superiori rispetto ai fondi azionari che investono in energie tradizionali. Con dati di Morningstar Funds People ha selezionato i migliori fondi per rendimento da inizio anno della categoria Azionari energie alternative. Al primo posto troviamo il Pictet – Clean Energy Classe R Eur che rende il 19,63% da gennaio a ottobre 2017 (+15,86% da ottobre 2016 a ottobre 2017). È un azionario specializzato in energia con un portafoglio globale. Il fondo è gestito da Xavier Chollet e Luciano Diana ha l’obiettivo di acquistare azioni di società che contribuiscono o beneficiano della minore produzione e consumo di energie fossili. I settori più presenti in portafoglio sono: Tecnologia (36,7%), Utilities (22%) e Industria (21%). L’America è il primo mercato (55,8%), ma almeno due terzi del fondo sono investiti in titoli di altri Paesi.

Al secondo posto troviamo il Robecosam Smart Energy Fund-eur Classe B che rende il 15,03% da gennaio a ottobre 2017 (+21,98% da ottobre 2016 a ottobre 2017). Gestito da Thiemo Lang, è un azionario globale che investe in azioni di società di tutto il mondo, inclusi i paesi emergenti, operanti nel settore delle energie alternative. Investe almeno 2/3 del patrimonio in azioni di società che offrono tecnologie, prodotti e servizi nel settore delle energie alternative. I settori più rappresentati sono Tecnologia (62,8%) e Servizi di pubblica utilità (21,7%). Gli Stati Uniti sono il primo mercato in portafoglio e pesano il 53,7%.

Sul terzo gradino di questa top 3 c'è il Bgf New Energy Fund Eur Classe E2  che rende l’11,60% da gennaio a ottobre 2017 (+12,18% da ottobre 2016 a ottobre 2017) ed è gestito da Poppy Allonby. È un azionario globale con una forte specializzazione su energie alternative e tecnologia. Industria (31,6%), utilities (26,5%) sono i settori più rappresentati. Area euro (33,1%) e America (21,6%) sono i Paesi guida in portafoglio.

 

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