La crescita non è così solida come le Banche Centrali vogliono farci credere


Il lungo trend rialzista dei mercati azionari, iniziato dai minimi del 2009, è finito ed è lecito attendersi recuperi tecnici anche significativi, che non saranno però in grado di modificare le dinamiche in corso, il tutto scandito dall’incertezza di cosa succederà all'economia mondiale nei prossimi mesi. I timori sull'economia cinese e le decisioni dalla Fed, che da oltre due anni dibatte se sia il caso di aumentare i tassi di 0,25% o no, hanno iniziato a diffondere seri dubbi sulla salute dell'economia internazionale. Dopo oltre sette anni di crescita fragile ed incerta, puntellata da politiche monetarie super espansive, le Banche Centrali iniziano ad essere in seria difficoltà nel continuare a far credere agli investitori che le cose vanno bene e andranno meglio. Nonostante un sorprendente Pil americano al 3,9% nel secondo trimestre, sono iniziate le revisioni al ribasso del Pil mondiale, in seguito ai noti problemi della Cina e alla crisi dei Paesi emergenti. A questo punto, il dubbio degli investitori è che i problemi delle economie emergenti possano creare danni anche alle economie più solide.
 
Europa e Giappone sono molto esposti alle dinamiche commerciali con Asia e Cina e la ripresa UE rischia di spegnersi velocemente mentre quella nipponica non è mai veramente ripartita. L'America rimane l'unica economia che cresce ad un ritmo accettabile del 2% circa all'anno ma ora, con tutto il resto del mondo che rallenta, ci si chiede se ci saranno rischi di tenuta anche per il ciclo americano. La stessa Fed ha citato la fragile situazione internazionale per rinviare ancora una volta le sue decisioni sui tassi. E' abbastanza evidente che le condizioni per alzare i tassi d'interesse Usa non ci sono ma è anche evidente che la credibilità delle Banche Centrali ha decisamente vacillato nelle ultime settimane e vacillerà ancora.
 
Il fatto che la Fed non abbia alzato i tassi ha indotto gli investitori a dubitare sulla solidità di una crescita che non è mai stata solida come si voleva far credere. I mercati sono scesi anche davanti a dichiarazioni molto espansive di Yellen ed hanno tentato un rimbalzo solo quando Lockard (Fed di Atlanta) ha detto che i tassi possono ancora (forse) salire entro fine anno perché l'economia va bene. Anche la Bce ha avuto i suoi problemi nel convincere i mercati che i problemi non ci sono. Dopo aver dichiarato che la ripresa è in corso ma sono aumentati i rischi, ha incrementato il Qe, ma i mercati non l'hanno presa così bene e le borse sono cadute su nuovi minimi bruciando tutti gli effetti positivi da inizio gennaio. Soltanto la Cina può "salvare la faccia" alle banche Centrali di mezzo mondo, intervenendo con uno stimolo fiscale che possa indurre gli investitori a credere che l'economia internazionale possa evitare un rischio di recessione nei prossimi mesi. Questa è l'unica operazione che, al momento, può interrompere l'attuale fase ribassista e credo che le condizioni nelle quali ci troviamo ora rendano tale intervento inevitabile. Le alternative sarebbero solo ulteriori interventi di Qe in Usa, Europa e Giappone, ma credo che a quel punto il panico sui mercati sarebbe ingestibile.
 
La strategia d'investimento del Global Strategy Fund rimane orientata ad una view di fondo negativa per i mercati azionari perché il contesto globale rischia di peggiorare ulteriormente. Come ho avuto modo di argomentare più volte in passato, il dollaro forte è attualmente il principale problema per tutti coloro che si sono decisamente indebitati tramite questa moneta, come i Paesi emergenti. In più, dato che le problematiche cinesi sono state l’evento che ha scatenato il ribasso, solo dai policy makers cinesi può arrivare un supporto per i mercati perché Bce e Fed hanno ormai seri problemi nel convincere gli investitori sull'efficacia e sulla credibilità delle loro azioni.
 

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