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La Consob frena la distribuzione dei prodotti complessi per i clienti retail


La Consob ha avviato la consultazione (terminerà il 30 giugno) sul tema della distribuzione dei prodotti finanziari complessi presso la clientela retail.

La Commissione sottopone all’esame del mercato l’ipotesi di introdurre una serie di presidi per il rafforzamento della tutela del risparmio, che comprende anche la raccomandazione agli intermediari di astenersi dal collocamento di strumenti finanziari più complessi alla clientela retail.

L’iniziativa, anticipata il 5 maggio scorso dal presidente della Consob, Giuseppe Vegas, in occasione dell’incontro annuale con il mercato finanziario, riprende e sviluppa interventi già effettuati dalla Commisione in passato. Il documento di consultazione, pubblicato sul sito della Consob, si allinea alle recenti prese di posizione dell’Esma, l’autorità europea per i mercati finanziari.

La proposta si muove inoltre in coerenza con i principi sottesi alla nuova direttiva comunitaria in materia di prestazione dei servizi d’investimento (MiFID II), che dovrà essere recepita nell’ordinamento nazionale entro il 2016. La direttiva attribuirà, tra l’altro, alle autorità nazionali di vigilanza il potere di imporre limitazioni e/o divieti anche sul collocamento dei prodotti finanziari complessi.

Visto l’elevata complessità dei prodotti finanziari distribuiti in Europa e la scarsa cultura finanziaria della clientela retail la fase di commercializzazione del prodotto merita la massima attenzione delle Autorità di vigilanza dei mercati finanziari per finalità di protezione degli investitori e di salvaguardia della fiducia nel sistema finanziario. Pertanto la Consob intende raccomandare agli intermediari di distribuire i prodotti di cui nell’ambito di un servizio di consulenza cosidetta evoluta che informi circa l’adeguatezza del portafoglio, i costi e i rischi della gestione per cercare di colmare le asimmetrie informative presenti tra intermediari e clienti.

Secondo quanto si legge nel documento, la Consob ha stilato un elenco dei prodotti che reputa complessi e la cui distribuzione dovrebbe essere impedita alla clientela al dettaglio. In particolare si tratta di: prodotti finanziari derivanti da operazioni di cartolarizzazione di crediti o di altre attività (ad esempio asset backed securities); prodotti finanziari per i quali, al verificarsi di determinate condizioni o su iniziativa dell’emittente, sia prevista la conversione in azioni o la decurtazione del valore nominale; prodotti finanziari credit linked; prodotti finanziari, ad esclusione degli OICR, con leva maggiore di 2; prodotti finanziari, ad esclusione degli OICR, incorporanti quattro o più componenti derivative; strumenti finanziari derivati con finalità diverse da quelle di copertura.

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