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La Commissione sollecita Italia e Estonia a attuare le norme UE sui fondi alternativi


In tema di investimenti alternativi è tempo di accelerare i processi di adeguamento. E i paesi interessati sono due: l’Italia e l’Estonia. Così, la Commissione europea li ha formalmente sollecitati a recepire nel proprio ordinamento giuridico nazionale la direttiva sui gestori di fondi di investimento alternativi (2011/61/UE) e a notificarle le pertinenti misure nazionali di attuazione. La direttiva definisce il quadro regolamentare e di vigilanza per i gestori di regimi di investimento alternativi destinati a investitori professionali. Le norme europee armonizzate contenute nella direttiva sono intese ad accrescere la trasparenza delle attività dei gestori di fondi di investimento alternativi (Gefia) e dei fondi da essi gestiti. A oggi, la direttiva è stata recepita parzialmente da entrambi gli Stati membri.

Si legge in un documento della Commissione: “nel caso dell’Italia non sono state ancora notificate importanti misure concernenti le condizioni di accesso e di autorizzazione dei gestori di fondi alternativi, nonché le norme sui depositari, sulla gestione e la commercializzazione di fondi alternativi e sulla vigilanza”. Nemmeno l'Estonia ha notificato determinate norme applicabili all’autorizzazione di gestori di fondi alternativi, né le norme applicabili ai depositari. L’Italia e l’Estonia avevano tempo fino al 22 luglio 2013 per attuare la direttiva nel proprio ordinamento giuridico nazionale. La Commissione emette pertanto un parere motivato per entrambi i paesi. In caso di inottemperanza entro due mesi, la Commissione potrebbe decidere di adire la Corte di giustizia e di proporre la comminazione di una sanzione pecuniaria a norma dell'articolo 260, paragrafo 3, del Tfue (Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea). 

 

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