LA BCE in evidente stato di panico


La BCE continua a perseguire lo stimolo monetario, promettendo ai mercati tutto il possibile, in un evidente stato di panico sul rischio di un fallimento di tali interventi. Infatti, nonostante i tassi negativi ormai raggiunti su molti segmenti del mercato dei bonds governativi Ue e nonostante il recente allungamento temporale del Quantitative easing, l'economia europea rischia una ricaduta del ciclo a causa del rallentamento economico internazionale e per i recenti eventi in Francia. 

Il contesto globale purtroppo non sarà di supporto all'economia Ue nei mesi a venire e la BCE rischia di affrontare un futuro peggioramento del ciclo avendo già utilizzato quasi tutte le munizioni a sua disposizione. La Fed si trova, invece, indotta ad alzare i tassi proprio mentre l'economia mondiale rallenta e tale rallentamento ha già iniziato ad intaccare anche la crescita USA. Tuttavia, dopo mesi, anzi anni, di annunci, riconoscere che le condizioni non ci sono, sarebbe come ammettere che la crescita è a rischio e i mercati inizierebbero a dubitare della credibilità della banca americana.

Il pressing esercitato dai mercati finanziari nei confronti delle Banche centrali è ormai giunto al culmine e d'ora in poi il sistema si troverà esposto come non mai alle dinamiche macro e alla fragilità della crescita mondiale. Il contesto economico internazionale può riassumersi come segue: l'Europa è ancora in piena fase di disinvestimento (deleverage), così come la Cina che ha trascinato tutta l'Asia e parte dell'America Latina, mentre gli Stati Uniti non fanno più leverage e il Giappone è più impantanato che mai

Il motore della crescita mondiale non riesce a trovare qualcuno disposto a fare debiti per sostenere la domanda e la crescita ne risente in modo strutturale ovunque: questo è il principale problema che si cerca di nascondere con politiche monetarie ormai inutili a far ripartire il ciclo economico internazionale.

Il rialzo dei tassi USA, inoltre, sarà accompagnato da dichiarazioni molto espansive così da rassicurare i mercati che non ci troviamo all'inizio di una inversione della politica monetaria e che tale aumento è solo un evento una tantum. Il dollaro quindi dovrebbe terminare il suo rafforzamento in concomitanza con l'aumento dei tassi, mentre la borsa americana potrebbe tentare di abbozzare un movimento al rialzo anche se il livello delle valutazioni ne limita lo spazio di aumento ed espone il mercato a evidenti correzioni tecniche. 

La correzione del dollaro avrebbe sui mercati diverse implicazioni: le materie prime, il settore energy and materials assieme ai mercati emergenti metterebbero a segno significativi recuperi dopo un anno di pronunciata caduta. Euro e yen avvierebbero di riflesso una fase di rafforzamento che avrebbe però un negativo impatto su Eurostoxx e Nikkei, borse sostenute dalle svalutazioni competitive e dalle politiche monetarie ormai esauste di Bce e Bank of Japan. 

Nel complesso ritengo che le prossime settimane le Banche centrali porteranno a compimento le promesse fatte agli investitori, esponendo, tuttavia, i mercati alle dinamiche di un contesto globale in generale deterioramento. I dati macroeconomici, ignorati per molto tempo, diventeranno ora fondamentali per le tendenze dei mercati poichè le politiche monetarie non possono cambiare più di tanto le cose dopo otto anni di stimoli. Ulteriori interventi significativi da parte di BCE, BoJ e Fed verrebbero implementati solo in caso di sensibile peggioramento della situazione macroeconomica ma credo che in tale scenario la propensione al rischio degli investitori scenderebbe comunque.

Ritengo che i mercati azionari mondiali siano in una evidente fase di top, in quanto i tassi a zero non saranno più sufficienti a spingere ulteriormente le valutazioni senza una ripresa dell'economia internazionale. Il dollaro, se non sarà più supportato dalle aspettative di rialzo dei tassi, è nella sua fase conclusiva di rafforzamento e una sua discesa può innescare una ondata di chiusura di carry trades con evidenti ripercussioni sugli asset di Europa e Giappone, che finora sono stati spinti al rialzo dalle svalutazioni competitive. I settori che offrono opportunità di trading in caso di correzione della forza di dollaro sono certamente il minerario e l'energetico e di conseguenza le divise collegate come dollaro australiano, corona norvegese, Real e Rand, decisamente penalizzate durante l'anno trascorso. E' ovvio che, dato il contesto macro, tali recuperi sono da considerare di natura tecnica, perché senza una ripresa globale si esaurirebbero nel giro di qualche settimana. 

Infine, analizzando le implicazioni per il mercato dei bonds, credo che il contesto globale non possa modificare più di tanto il livello attuale dei tassi d'interesse, mentre il mercato degli high yields resta strettamente collegato a quanto potrà accadere sui mercati azionari.

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