La BCE apre alla “full-blown QE”


Sebbene non abbia adottato decisioni nuove di politica monetaria, la BCE ha di fatto dato il via libera a un Quantitative Easing in senso pieno, anche attraverso l’acquisto di titoli di Stato o sovranazionali. La novità sostanziale sta nell’aver dichiarato che il Board della BCE unanimemente ha dato mandato al proprio staff di preparare, da un punto di vista tecnico, 
l’adozione di ulteriori misure non convenzionali, poiché la Banca Centrale deve essere pronta a nuove e più radicali misure. Il concetto è stato sottolineato da Draghi almeno tre volte, a conferma che la BCE abbia l’intenzione di segnalare la ferma disponibilità a proseguire nell’ampliamento degli strumenti necessari per evitare uno scenario deflazionistico, qualora si dovesse fare più concreto.

Le due condizioni poste per arrivare a una politica monetaria quantitativa 'spinta' sono che 1) le misure attuali non abbiano successo; 2) le aspettative di inflazione dovessero peggiorare. E’ importante sottolineare che le decisioni sono state prese all’unanimità, tagliando di fatto le gambe alle polemiche su una profonda differenza all’interno del Board su diversi temi, come quello dell’acquisto dei titoli di Stato (o BEI) o della comunicazione del livello di bilancio che intendono raggiungere con la politica monetaria quantitativa. Draghi ha chiarito che tale livello è quello di marzo 2012, cioè più di 1.000 miliardi di euro in più rispetto a oggi. Nel comunicato la BCE ha dichiarato che ci sono indicazioni per una revisione al ribasso per le previsioni di crescita, certificando di fatto il peggioramento delle condizioni cicliche dell’area euro. La BCE ha tuttavia evidenziato un miglioramento delle condizioni di credito, sebbene su livelli ancora peggiori rispetto alla media storica.

La recente valutazione delle banche europee (comprehensive assessment) è tuttavia ritenuta un fattore di sostegno per l’ulteriore miglioramento delle condizioni creditizie. Peraltro le misure non convenzionali sono valutate favorevolmente per migliorare le condizioni creditizie nell’economia ma anche per gli effetti favorevoli su altri mercati (leggi: borse, euro).
Complessivamente si è trattato di un incontro probabilmente destinato a cambiare la percezione della BCE. Dopo la delusione di inizio ottobre, quella di oggi è una sorpresa positiva che apre la strada a una probabile politica quantitativa se i dati macroeconomici, come probabile, dovessero continuare a confermare una sostanziale stagnazione dell’area euro.

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