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L’oro torna nei portafogli. Ecco vantaggi e svantaggi


I fattori favorevoli oggi sono rappresentati dalla lotta all’indebolimento valutario portata avanti da quasi tutti i paesi che esalta la qualità di riserva di valore dell’oro e dai rendimenti obbligazionari bassi. I fattori contrari sono oggi dati da valutazioni non più così a buon mercato sui titoli auriferi e da un dollaro in ripresa. Parla Giacomo Chiorino, responsabile ufficio analisi di mercato di Banca Patrimoni Sella & C.

A inizio anno erano tutti negativi sull’oro mentre adesso anche George Soros ci sta scommettendo, avendo acquistato opzioni call su 1,05 milioni di titoli Spdr Gold Trust, un ETF che riproduce il prezzo dell’oro. Come è andata in questi anni?
L’oro ha visto un decennio storico a partire dal 2001 con il prezzo salito dai 250 dollari per oncia ai 1920 dell’autunno 2011. Il fenomeno nuovo che caratterizzò quegli anni fu la nascita di strumenti che permisero di investire facilmente sul metallo giallo: il primo ETF nacque nel 2003 da una brillante intuizione di Graham Tuckwell, fondatore di ETF Securities, e fu listato sull’Australian Stock Exchange e poi a Londra. Ne seguirono molti altri. Da allora il vero driver dell’andamento del prezzo dell’oro è a nostro parere proprio la domanda da “investimenti” e basta un grafico per mostrare la fortissima correlazione fra le due variabili: il rallentamento di questo tipo di domanda portò al calo delle quotazioni negli ultimi quattro anni, scese su minimi vicini ai 1050 dollari a fine 2015. Nel primo quadrimestre 2016 abbiamo assistito a una ripresa di interesse lato investimenti e puntualmente il prezzo dell’oro ha iniziato a risalire.

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Fonte: Bloomberg

Esiste una ragione concreta dietro questo fenomeno?
L’offerta di oro (circa 4400 tonnellate nel 2015) è forzatamente lenta ad adeguarsi ai cambiamenti di domanda e era abituata a una domanda altrettanto prevedibile e stabile fatta di gioielleria (2500 t/anno), lingotti e monete (1000t), banche centrali (550t) e tecnologia (350t). La componente “investimenti” data dall’andamento di sottoscrizioni e rimborsi di ETF è invece molto volatile e destabilizza, creando situazioni di deficit/surplus, influenzando quindi fortemente il prezzo; basti pensare che questa domanda è passata da un -310t per il biennio 2014-2015 ad un +363t nel solo primo trimestre del 2016 (dati World Gold Council).

Quindi cosa pensa dell’andamento futuro dei prezzi dell’oro?
Riteniamo che l’andamento futuro dei prezzi dell’oro, e di conseguenza dei titoli azionari legati alla sua estrazione, dipenderà in primis dall’evolversi della domanda per investimenti. I fattori favorevoli oggi sono rappresentati dalla lotta all’indebolimento valutario portata avanti da quasi tutti i paesi che esalta la qualità di riserva di valore dell’oro e dai rendimenti obbligazionari bassi o negativi che eliminano il principale svantaggio (assenza di rendimento). I fattori contrari sono oggi dati da valutazioni non più così a buon mercato sui titoli auriferi, reduci da una forte crescita delle quotazioni che sono andate forse al di là dei miglioramenti di efficienza ottenuti sui costi e dall’attuale redditività del settore, mentre lato oro una eventuale ripresa di forza del dollaro crediamo possa essere il maggior elemento di rischio.

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