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L'opportunità dell'open banking


Le banche devono adottare e guidare l’evoluzione dell’open banking o il rischio è la disintermediazione. È quanto emerge dal World Retail Banking Report, uno fra i lavori più importanti di Capgemini realizzato in collaborazione con EFMA (European Financial Management Association), che ogni anno definisce i principali trend dell’industria bancaria. Il report quest’anno si concentra sull’evoluzione delle banche tradizionali verso l’open banking: dalla loro capacità di collaborare con le fintech infatti dipende la loro sopravvivenza nel lungo periodo, pena la disintermediazione. 

“Le fintech stanno guadagnando terreno sul fronte della customer experience rispetto alle banche tradizionali, le quali stanno apertamente cercando di collaborare con le fintech”, spiega Monia Ferrari, head of banking di Capgemini Italia. “L’open banking offre alle banche l’opportunità di mantenere e sviluppare la loro base clienti permettendo di inserire svariati servizi sviluppati da terze parti, maggiormente personalizzati sui loro bisogni. Per le banche che non hanno questa visione strategica e che non si ritagliano un ruolo nell’open banking c’è il rischio di disintermediazione da parte dei loro clienti. È pertanto fondamentale che le banche prendano subito in considerazione nuovi approcci per la trasformazione del business, in modo da poter stabilire e consolidare nel lungo termine le loro fondamenta nell’open banking”, conclude l’esperta.

Secondo il report globale l’Italia al momento si posiziona al 17° posto nel Capgemini Customer Experience Index con il 59,5 % (+7,6% rispetto al 2015) dei clienti che dichiarano un sentiment positivo verso l’interazione con le banche tradizionali, di cui il 35% si fida. Il 62,4% dei clienti però dichiara di aver adottato le Fintech, con un tasso di fiducia pari al 23,8%. Tra i vantaggi percepiti: servizi più veloci (86,5%), semplicità d’uso (82,4%) e qualità dei servizi (79,8%).

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L’evoluzione dell’open banking passa poi dai programmi applicativi (API) che, nonostante creino timori sul fronte della sicurezza e della privacy, sono allo stesso tempo elementi cruciali per permettere alla banche di trarre vantaggio dalla creatività delle fintech, senza dover apportare cambiamenti importanti alle infrastrutture esistenti. “Gli istituti di credito di maggior successo utilizzeranno le open API per generare una maggiore conoscenza dei clienti e nuovi flussi di ricavi, migliorando al tempo stesso la customer experience”, dice Vincent Bastid, segretario generale di EFMA. “Attualmente molte banche utilizzano già internamente le API per migliorare il flusso di informazioni tra i vari sistemi originari. Infatti, stiamo già assistendo al consolidamento nel settore dell’open banking da parte di banche che si stanno muovendo in anticipo, rendendo disponibili in maniera proattiva i loro sistemi e i loro servizi per terze parti e creando anche nuovi flussi di ricavi”.

La collaborazione è la chiave

Il percorso verso l’open banking non è ancora chiaro. La maggioranza delle fintech (53,8%) e delle banche (43,5%) intervistate prevede un futuro basato sulla collaborazione tra istituti di credito e FinTech per poter costruire piattaforme che includano più settori, con servizi complementari e collegati fra di loro, in grado di offrire benefici ai clienti. Un risultato meno probabile ma comunque plausibile vede le banche continuare ad offrire prodotti e servizi, lasciando la distribuzione alle fintech, alle bigtech o ad altre nuove piattaforme aperte. Questo potrebbe portare a una riduzione dei costi di acquisizione dei clienti, ma crea allo stesso tempo potenziali problemi in merito alla disintermediazione del brand e alla proprietà dei clienti. Quasi la metà (47,8%) delle fintech prevede questo scenario, rispetto al 28,8% delle banche.

Il report di quest’anno ha anche quantificato il forte appetito nei confronti di una più stretta collaborazione tra finTtech e banche. La grande maggioranza degli istituti di credito (91,3%) e delle fintech (75,3%) prevedono una futura collaborazione reciproca, con le banche che offrono accesso a vaste risorse, esperienze e competenze, e con le fintech che forniscono agilità, velocità al mercato e un nuovo approccio alla centralità del cliente. Lavorando insieme e traendo vantaggio dalle API, sia le banche che le fintech possono far leva sui loro punti di forza complementari, migliorando di gran lunga la customer experience rispetto a quanto possano fare da sole. 

Dal report emerge che le società fintech hanno fatto un ottimo lavoro nel decodificare quello che i clienti vogliono, che spesso rappresenta una minaccia per i rapporti tra la banca e i suoi clienti. Le aziende big come Amazon, Apple e Facebook stanno influenzando i clienti, elevando le aspettative verso le banche e la customer experience offerta. Per questo motivo i clienti stanno adottando le FinTech: il 40,3% afferma che le fintech offrono un’esperienza superiore, mentre il 37,1% supporta invece l’operato delle banche. Le fintech godono di grande popolarità in Nord America, dove il 57,8% dei clienti apprezza il tipo di esperienza positiva offerta, contro il 49,5% che invece fa riferimento alle banche. A livello globale, è più probabile che clienti più giovani e più esperti di tecnologia si indirizzino verso le fintech. 

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