L’obiettivo è raggiungere tasso di inflazione inferiore ma vicino al 2% nel medio termine


Il presidente della BCE, Mario Draghi, ha sottolineato che “gli acquisti saranno condotti fino a fine settembre del 2016 e in ogni caso fino a che non si osservi un sostenibile aggiustamento del sentiero d’inflazione, che sia coerente col nostro obiettivo di raggiungere tassi di inflazione inferiori ma vicini al 2% nel medio termine”. Gli acquisti di titoli saranno bastati sulla quota di partecipazione dei singoli paesi al capitale della BCE; il 20% degli acquisti effettuati saranno soggetti a ripartizione delle perdite. Draghi ha poi sottolineato che la BCE non acquisterà oltre il 25% di ogni singola emissione e non arriverà a detenere più del 33% delle emissioni di ogni singolo emittente. Il governatore ha spiegato che per la BCE è importante “che le riforme strutturali siano attuate dai singoli Stati in modo credibile ed efficace per far salire le aspettative di reddito” delle famiglie, così come è fondamentale “incoraggiare le imprese ad aumentare gli investimenti da subito, e così anticipare la ripresa economica”.

Spiega Francesco Previtera, responsabile della ricerca economica di Banca Akros che “è stato chiarito che l’intervento non era opinabile dato il crollo delle attese di inflazione ma che non è risolutivo visto che la trasmissione all'economia è più lenta con gli spread così bassi”. Cosa è importante sottolineare? Continua l’esperto: “la dimensione del piano che è estendibile dopo settembre 2016 qualora le aspettaive di inflazione non fossero risalite verso il 2%. Il fatto che nei 60 miliardi mensili rientrano gli acquisti anche di ABS, covered bond e agenzie europee certamente più efficaci nella trasmissione all'economia reale in attesa che un vero mercato degli ABS si sviluppi. Sono esclusi i corporate bond. La condivisione del rischio da parte delle banche centrali nazionali è limitata all’8% ed è fortemente mitigata dalla duration degli acquisti. L’espansione del bilancio della BCE non è temporanea visto che acquisteranno duration estese (da 2 a 30 anni). I bond della Grecia sono esclusi in quanto non investment grade ma saranno acquistati a partire da luglio quando scade il piano Smp.

Ma quali sono le ragioni che hanno spinto la BCE ad adottare la decisione? “La dinamica dell’inflazione ha continuato a essere più debole delle aspettative”, ha spiegato Draghi. Inoltre, “se le misure di politica monetaria adottate tra giugno e settembre dell’anno scorso sono risultate in un miglioramento materiale dei prezzi sui mercati finanziari, questo non è successo per quel che riguarda i risultati quantitativi”. Il lancio del QE era ormai ampiamente previsto dal mercato. Il presidente della BCE ha inoltre annunciato la decisione di cambiare i tassi di interesse applicati alle sei rimanenti operazioni di finanziamento Tltro, che saranno ora uguali al tasso di rifinanziamento principale in vigore al momento dell'operazione. Al termine del meeting, la BCE ha inoltre lasciato invariati i tassi di interesse: 0,05% per il tasso di rifinanziamento principale, -0,2% per quello sui depositi marginali e +0,3% per quello sui prestiti overnight.

Ma cosa dicono i tedeschi?

“La decisione della Banca Centrale Europea di oggi si è rivelata superiore delle aspettative che si erano già riflesse nei prezzi del mercato finanziario. Dopo il primo entusiasmo iniziale, ci aspettiamo una certa tranquillità sui mercati al posto della speculazione rampante degli ultimi giorni e settimane”, spiega Johannes Mueller, CIO Wealth Management Germany di Deutsche AWM (Gruppo Deutsche Bank). Dal punto di vista economico, “siamo del parere che gli acquisti di titoli di Stato da parte della BCE non sarà né una panacea né un male. Il duraturo effetto positivo sull’economia verrà probabilmente dalla svalutazione dell’euro, che equivale a un piccolo programma di stimolo. In ogni caso, l’impatto complessivo del QE rischia di essere limitato. Siamo molto più infastiditi dalla natura delle discussioni precedenti l’annuncio della BCE, che hanno visto anche politici di alto livello dare per scontate, come se fosse già state prese, le decisioni che la Banca Centrale indipendente non aveva ancora annunciato”. Continua: “possiamo aspettarci una temporanea battuta d’arresto per l’euro ma soprattutto ci attendiamo che la valuta continui a deprezzarsi nei confronti del dollaro, un trend che sosterrà i profitti delle imprese nella zona euro e quindi anche i mercati azionari. Il calo dei rendimenti obbligazionari sono stati guidati principalmente dai tassi decrescenti di inflazione e dalle aspettative di inflazione, così come dalle speculazioni sulla politica della BCE. Non ci aspettiamo che le tendenze inflazionistiche si invertano molto presto, per cui crediamo che i rendimenti dai mercati obbligazionari continuino a essere interessanti nel breve termine”.

Domande senza risposta

Monica Defend, head of asset allocation di Pioneer Investments, sottolinea che per capire la profondità delle misure annunciate è necessario analizzare la loro connessione con l'inflazione, in quanto potrebbero esserci misure supplementari. Queste sono alcune delle domande a cui Defend chiede una risposta: le misure adottate sono state espresse in termini di espansione del bilancio della BCE o con l'intenzione di stabilizzare le aspettative di inflazione? Quali tipi di obbligazioni saranno acquistate? Con quali scadenze? La BCE assumerà i rischi in solitario, li delegherà alle banche centrali di ogni paese o verranno condivisi? "Mettere il rischio su ogni banca nazionale per me non è proprio di una zona euro, è piuttosto un'opzione che si allontana dall'unione monetaria", dice a questo proposito.

Rischio, liquidità e ripresa

Per Marco Vailati, responsabile Ricerca e Investimenti di Cassa Lombarda, “nel cercare di stimare la possibile espansione futura del bilancio della BCE non bisogna dimenticare che alle misure comunicate oggi occorre aggiungere quello che verrà distribuito con i prossimi 6 LTRO a cadenza trimestrale. Questa misura, essendo fissata in un importo massimo proporzionale al maggior credito erogato nel periodo, ha di per sé una natura ciclica e può perciò fungere da acceleratore dell'auspicata ripresa”. Nel complesso, le misure annunciate oggi da Draghi sono state anche superiori alle forti aspettative del mercato per quanto riguarda la dimensione dell'intervento (1140 miliardi fino a settembre 2016), la sua rapidità (60 miliardi al mese da marzo) e l'opzione che possa proseguire anche oltre, in funzione delle aspettative di inflazione. D’altro canto, le attese potrebbero essere state deluse per la bassa percentuale di condivisione del rischio. In realtà si tratta del classico bicchiere di cui si può vedere la parte mezza vuota, ma anche quella mezza piena. Questa mossa è, infatti, la prima possibile (seppure parziale) mutualizzazione del debito dell'Eurozona. Tali misure faranno affluire molta liquidità sul mercato determinando un abbassamento dei tassi e degli spread, nonché un calo dell'euro che dovrebbero aiutare nell'obiettivo statutario della BCE di far risalire l'inflazione (il target è quello di essere prossimi ma inferiori al 2%). Ovviamente tutto ciò dovrebbe contribuire positivamente al recupero dell'economia, attraverso una riduzione del costo del credito e una maggior competitività dell'export.Tutto ciò è positivo per azioni e bond dell'Eurozona e negativo per la sua valuta”.

 

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