L’Italia migliora a livello di ciclo del credito


Messa per il momento da parte la crisi greca sui mercati finanziari sono tornate a prevalere le variabili economico-finanziarie con l’economia mondiale, che dopo la debolezza registrata nel primo trimestre, ha ripreso vigore pur rimanendo distante dal tasso di espansione potenziale. Il miglioramento, secondo gli esperti, è principalmente ascrivibile agli Stati Uniti, la cui economia sta rimbalzando dopo il tonfo registrato nei primi mesi dell’anno (l’ipotesi di una errata computazione dell’effetto stagionalità è comunque sempre più concreta). “Tuttavia il recupero della congiuntura americana è inferiore rispetto a quello evidenziato nel medesimo periodo dello scorso anno, con la crescita annualizzata del secondo trimestre che dovrebbe attestarsi tra il 2,5% e il 3%, probabilmente più verso la parte bassa del range”, commenta Aldo Martinale, responsabile funzioni studi e analisi di Banca Intermobiliare.

“In questa fase l’Europa è probabilmente l’area che si caratterizza per il miglior momentum dell’economia, considerato che gli indicatori anticipatori si mantengono su livelli decisamente elevati (a luglio il PMI Composite dell’Eurozona si è portato sui massimi degli ultimi 4 anni)”. Sono poi di buon auspicio le indicazioni che giungono dal ciclo del credito europeo, che ha fornito dei chiari segnali di miglioramento sia dal lato dell’offerta che dal lato della domanda. “Da segnalare come in quest’ultimo periodo proprio l’Italia si sia distinta per i miglioramenti più marcati a livello di ciclo del credito, elemento che apre la possibilità a sorprese positive sul fronte della crescita nel nostro Paese. Per il resto, se prosegue la ripresa in Giappone, seppure a ritmi abbastanza contenuti, permane una situazione piuttosto debole sul mondo emergente, ancora penalizzato dall’andamento della domanda domestica”, precisa Martinale.

Fatta questa rapida disamina sull’andamento dell’economia, è importante andare ad esaminare l’altra faccia della medaglia, l’atteggiamento dei banchieri centrali. Per quanto in occasione dell’audizione al Congresso della settimana scorsa la Yellen abbia tenuto tutte le porte aperte, “riteniamo che, se si escludono sorprese particolarmente negative dall’economia, la FED, anche per non perdere di credibilità, procederà ad avviare il rialzo dei tassi entro la fine dell’anno (i futures sui FED funds “scommettono” su dicembre); resta il fatto che la stessa Yellen ha sottolineato che i mercati non dovrebbero soffermarsi più di tanto su quando prenderà il via il rialzo dei tassi, ma piuttosto sul percorso del rialzo e su questo fronte la FED si muoverà con estrema cautela”, spiega il manager. Mentre sul fronte BCE il meeting della settimana scorsa ha ancora una volta confermato l’atteggiamento estremamente ‘dovish’ (una visione ottimista che riguarda l’evolversi dell’inflazione) di Draghi, che ha ribadito che il QE proseguirà almeno sino a settembre 2016 e ha comunque lasciato intendere che se la BCE farà modifiche alla sua politica queste andranno nella direzione espansiva. Infine, la BoJ prosegue nella sua politica monetaria decisamente accomodante, così come sono tendenzialmente in modalità espansiva la maggior parte delle banche centrali dei Paesi emergenti.

Italia: fase di ripresa ciclica dell'economia

"Quello delineato è uno scenario complessivamente ancora favorevole al comparto azionario e nell’ambito di questo il profilo di rischio-rendimento migliore dovrebbe essere rappresentato dall’Europa, che si caratterizza per una fase di ripresa ciclica dell’economia, forte sostegno dalla banca centrale e valutazioni non eccessivamente tirate sui fondamentali”. In questo contesto l’Italia emerge come un’area di specifico interesse considerato che: nelle ultime settimane la “scommessa” su Piazza Affari era stata frenata dal fatto che il Paese rischiava di essere il più penalizzato dal scenario Grexit. L’economia ha un’agevole base di comparazione. Negli ultimi mesi sono emerse evidente indicazioni di miglioramento del ciclo del credito, le aziende italiane mantengono un importante spazio di recupero sul fronte reddituale. "Ovviamente il posizionamento su Piazza Affari deve sempre tenere in adeguata considerazione il fatto che la nostra Borsa resta pur sempre un mercato di nicchia”. Per fare un esempio venerdì scorso con il rialzo post risultati Google ha incrementato il suo valore di Borsa di un ammontare pari all’intera market cap del primo titolo italiano, vale a dire Intesa San Paolo. “Sul fronte rischi, l’evoluzione della crisi greca sarà molto complicata, ma, nella misura in cui viene accantonato il rischio contagio, perde di importanza (resta pur sempre un’economia con un incidenza inferiore al 2% sul PIL dell’Eurozona).

In questa fase il principale fattore di rischio è probabilmente la Cina: è un dato di fatto che la situazione cinese si caratterizza per importanti squilibri, con riferimento ai quali è decisamente difficile avere la sensibilità per capire in quale misura siano gestibili o viceversa possano essere fonte di una crisi che vada a contagiare l’economia globale, al tempo stesso sulla Cina si conferma il plus rappresentato dalla capacità di intervento delle autorità politiche”.

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