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L’Italia, fra accordo sulla legge elettorale ed elezioni anticipate


Commento a cura di Matteo Ramenghi, Chief Investment Office WM di UBS Italia.

Le ultime notizie suggeriscono che una nuova legge elettorale potrebbe essere formulata più velocemente di quanto previsto. I quattro principali partiti italiani (Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Forza Italia e Lega Nord) sembrano essere ampiamente d'accordo sul cosiddetto ‘Sistema tedesco’ proporzionale con sbarramento al 5%, dove il voto degli elettori viene più o meno rispecchiato nella distribuzione dei seggi in Parlamento . Stando ai sondaggi, attualmente nessun partito ottiene un numero di consensi tale da far pensare a una schiacciante vittoria elettorale.

Uno sbarramento al 5% farebbe aumentare il numero di seggi appartenenti ai partiti politici maggiori e ridurrebbe quelli dei partiti più piccoli ma tale soglia, comunque, non scongiura la possibilità di un Parlamento non senza maggioranza. Analizzando i sondaggi, e considerando lo sbarramento al 5%, i voti combinati del PD e di Forza Italia raggiungerebbero circa il 50% necessario alla formazione di una coalizione di governo mentre una di centro-sinistra o centro-destra non raggiungerebbe livelli simili. Uno scenario in cui il M5S (o qualsiasi altro partito) ottenga una maggioranza assoluta, poi, sembra estremamente improbabile, come lo è una possibile alleanza con la Lega Nord. 

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La fine della Seconda Repubblica (che non ha mai funzionato troppo bene)

Fino al 1990 il sistema elettorale vigente in Italia è stato di tipo proporzionale per evolvere, successivamente, verso un sistema maggioritario, la cosiddetta Seconda Repubblica, pensato per aumentare la responsabilità politica e accelerare la crescita economica.  In effetti, si potrebbe sostenere che questa mossa abbia indebolito la capacità dei governi di attuare riforme. I sindacati e le associazioni di categoria si sono mobilitati per evitare cambiamenti, come dimostra l'aumento del costo del lavoro per unità per unità di prodotto e la lentezza del sistema giudiziario. Una nuova legge elettorale potrebbe riorganizzare la scena politica e spostare le preferenze degli elettori in poco tempo. L'esperienza, infatti, dimostra che gli elettori reagiscono ai cambiamenti che investono i sistemi di voto.

Questo sistema eviterebbe in teoria l’entrata in Parlamento di alcuni partiti, tra cui il populista Fratelli d'Italia, il Movimento Democratico e Progressista, nato dalla scissione della sinistra interna al PD, e Alternativa Popolare, che attualmente sostiene il governo.

Elezioni anticipate e Legge di bilancio 2018

Se la riforma della legge elettorale dovesse passare velocemente, le elezioni in autunno, almeno sulla carta, sono molto probabili. La tempistica, a nostro avviso, dipenderà anche dalle elezioni comunali previste per l'11 di giugno (con ballottaggio il 25 giugno), che teniamo d’occhio. Infatti, pur interessando circa 1.000 comuni e 9 milioni di elettori, una quota relativamente piccola del Paese, riteniamo che, data la volatilità dei sondaggi politici, le elezioni locali potranno fornire un’interessante fotografia della scena politica italiana.

In attesa di una visione più chiara sulla riforma delle legge elettorale, tuttavia, vediamo le stesse probabilità di uno scenario di voto in autunno o all’inizio dell’anno prossimo. Le elezioni anticipate potrebbero creare una certa volatilità a breve termine e una severa Legge di bilancio 2018 potrebbe ridurre la popolarità dei partiti che la stanno preparando. Infatti, la Legge di bilancio 2018 (da presentare in Commissione europea entro il 15 ottobre) richiederà riduzioni  significative della spesa e aumenti fiscali per evitare l’incremento dell’IVA e le accise precedentemente concordate con la Commissione europea.

Se il Presidente Mattarella autorizzasse le elezioni in autunno riteniamo che lo farà sulla base di una pre-approvazione del budget basato sull’accordo tra partiti politici. In caso contrario, non riuscire a formare rapidamente un governo porterebbe all’applicazione dell’attuale clausola sull’austerity che comporterebbe un drastico aumento dell’IVA, pregiudicando quasi sicuramente la ripresa economica.

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