L’insostenibile leggerezza dei tassi


Il 2015 dovrebbe essere l’anno della rivincita delle Borse europee su Wall Street. Ma di certo chi ha già fatto il suo ritorno in prima fila, sulla scena dei mercati finanziari, è la volatilità. Se è vero, del resto, che la decisione della Banca centrale europea di ampliare ulteriormente la sua politica monetaria espansiva - avviando da marzo fino almeno a settembre del 2016 un massiccio Quantitative Easing, attraverso un piano di acquisti di titoli pubblici da 60 miliardi di euro al mese - supporterà i listini della zona Euro, è altrettanto vero che all’orizzonte si intravedono numerosi eventi che potrebbero, potenzialmente, riportare delle turbolenze. Allo stato attuale l’incognita più grande, che sta creando qualche tensione, è rappresentata dal possibile “effetto contagio” nella Periferia da parte della Grecia, all’indomani delle elezioni politiche che hanno visto trionfare il partito di sinistra Syriza e diventare primo ministro Alexis Tsipras, che in prima battuta rivendica per il suo Paese una politica meno ispirata all’austerity e volta più alla crescita. Restano i dubbi sulla solidità della futura coalizione di governo, dal momento che Tsipras non ha ottenuto per un pelo la maggioranza assoluta e soprattutto sul rispetto degli impegni relativi al pesante debito ellenico, in base agli accordi presi con i vertici europei. Il governo tedesco ha riferito di essere aperto a un possibile nuovo prolungamento delle scadenze legate ai programmi di aiuto concordati, ma la partita è ancora tutta da giocare.

La Grecia, però, non sarà l’unico grattacapo per gli operatori economici. Nei prossimi mesi ci sarà ancora più attesa per il possibile rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve americana: la Fed andrà in direzione opposta alla maggior parte delle altre Banche Centrali adottando una politica monetaria restrittiva e ciò produrrà volatilità. Inoltre, il 7 maggio è prevista la consultazione politica in Gran Bretagna, una delle più importanti dal dopoguerra; ancora, i rischi geopolitici legati alla Russia; senza contare che non si può escludere un eventuale fallimento della rivoluzionaria politica economica messa in atto dal primo ministro Shinzo Abe in Giappone, al fine di risollevare
le sorti del Paese dalla sua ventennale depressione. Il 2015, pertanto, a nostro parere, sarà caratterizzato da una “disperata ricerca di rendimento”. Alla fine i ritorni positivi ci saranno, ma non mancheranno periodi di storno dettati dall’incertezza, dato che non sarà un anno privo di rischi. 

A questo trend chiave se ne aggiungeranno altri due. Innanzitutto, quello relativo all’apprezzamento del dollaro sull’euro, ma anche su altre valute; un trend che si è accentuato per effetto della politica monetaria della BCE, ma anche del taglio dei tassi di interesse da parte di altre banche centrali, come quella del Canada. Altra tematica che riteniamo chiave è la “redistribuzione del benessere globale”, figlia della caduta del prezzo del petrolio. Riteniamo che il costo del greggio resterà debole per i prossimi mesi e questo comporterà un trasferimento di ricchezza tra Paesi esportatori tradizionali e importatori e quindi dai produttori ai consumatori: a beneficiarne sarà cioè il “consumatore globale”, in particolare quello di fascia medio bassa, dal momento che sarà liberata una capacità di spesa che avrà un beneficio nel tempo elevato.

Società

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