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L'importanza di essere investments advisory di un fondo SRI


Negli ultimi tempi le case di gestione hanno ampliato la gamma di fondi socialmente responsabili disponibili per gli investitori italiani. Solo nel 2016, per intenderci, sono arrivati circa una ventina di nuovi prodotti che seguono i criteri ESG. E non solo. In Italia l’impact investing sta guadagnando sempre più piede. Secondo l’ultimo studio del Forum Europeo per gli Investimenti Sostenibili e Responsabili (Eurosif) è la strategia con il tasso di crescita maggiore (+385% rispetto al 2013), con un focus particolare sui green bond. Tant’è che lo scorso 22 novembre, a Piazza Affari ha debuttato anche il primo comparto SRI: Investimenti Sostenibili Lifegate. Il fondo, un bilanciato flessibile specializzato nell’impact investing e nato dalla collaborazione tra Sella Gestioni e Lifegate, investe in strumenti che generano un impatto positivo sull’ambiente e sulla società, grazie ad iniziative di edilizia, agricoltura e alimentazione sostenibile, accesso alla finanza, educazione e supporto all’ambiente.

Non tutti sanno però che dietro la strategia del primo fondo sostenibile quotato in Borsa c’è l’investment advise di MainStreet Partners, una società d’investimento indipendente con sede a Londra specializzata in investimenti ad impatto sociale ed ambientale. A fondarla, nel 2008, due italiani: Rodolfo Fracassi (In foto) e Andrea Carati, che negli anni hanno aiutato non solo organizazione sovranazionali e banche d’investimento ma anche il risparmo gestito, costruendo portafogli con criteri di forte sostenibilità. Al momento la società è investment advisor di quattro fondi ad impatto sociale ed ambientale, creati e gestiti in collaborazione con realtà del risparmio gestito in Europa, e soprattutto in Italia, per un totale di otre 250 milioni di dollari in asset.

I quattro fondi etici in Italia

Oltre a Investimenti Sostenibili, come ricorda a Funds People il direttore e co-fondatore di MainStreet Partners Rodolfo Fracassi, ci sono anche il Fonditalia Ethical Investment, lanciato nell’ottobre 2012 insieme a Banca Fideuram, il primo fondo impact accessibile a investitori privati in Italia che investe in green bond e il fondo Microfinanza1, lanciato con Quadrivio SGR, che investe in microfinanza a livello mondiale. Il più recente invece è il Sustainable Finance Fund: un prodotto lanciato lo scorso luglio con Quadrivio SGR e FundPartners Solutions (gruppo Pictet). È il primo fondo che investe in istituzioni di microfinanza quotate nei Paesi emergenti e di frontiera. Tale strategia permette di beneficiare della crescita economica reale generata dalla micro-piccole-medie imprese dei Paesi in via di sviluppo ed allo stesso tempo generare impatto sociale fornendo servizi finanziari a fasce della popolazione spesso escluse dall’accesso al credito.

“D’altronde è la nostra missione: quella di offrire gli investimenti sostenibili a qualunque tipologia d’investitore”, afferma Fracassi che poi sintetizza la particolare metodologia seguito dal suo team di professionisti: “Prima di fare una valutazione finanziaria, partiamo dai criteri ESG e dall’impatto sociale e ambientale. Facciamo uno screening e selezioniamo le aziende che hanno almeno un determinato punteggio di sostenibilità. Poi andiamo a guardare l’intenzionalità di impatto sociale che ogni singolo emittente ha al suo interno: per noi ad esempio, il business dell’azienda non risponde solo alle classiche tematiche ESG, ma i suoi benefici devono venire almeno per un 50%  dai criteri che abbiamo approvato”. Insomma per Fracassi non si tratta solo d i fare rating: “mescoliamo i criteri tipici del mondo ESG con i criteri dell’impact investing ma siamo sempre una società d’investimento che guarda con attenzione il lato finanziario”.

L'Italia? Nella giusta direzione

Come aggiunge lo stesso direttore nel mondo della finanza l’attenzione verso l’investimento sostenibile è aumentata moltissimo negli ultimi anni e sono apparsi molti strumenti nuovi sul mercato. “Probabilmente è anche una moda”, risponde alla provocazione, “ma sicuramente una moda positiva, in un contesto di tassi bassi e rendimenti difficili questa storia diventa importante, se poi gli investitiori fanno rendimento facendo anche qualcosa di utile”. Ma non tutto è green. “Il percorso si evolve continuamente, ma non tutto diventa sostenibile. Gli investitiori finali non si fanno prendere facilmente in giro”, spiega Fracassi, aggiungendo che non tutti i settori in fondo posssono aspirare al bollino verde. Per molte aziende però la sostenibilità può diventare un vantaggio competitivo. E per gli investitori ragionare su un profilo rendimento aggiustato al rischio è un’ottima scelta. “In Italia partiamo da una situazione più arretrata rispetto a Paesi come l’Olanda o l’Inghilterra, ma culturalmente l’Italia è un Paese aperto a capire ben le dinamiche. C’è ancora molto lavoro da fare ma credo sarà premiato”, afferma l’esperto. Per questo Fracassi confessa che vorrebbe coinvolgere sempre più investitori privati di qualunque categoria, private banking, fondi pensione e investitiori istituzionali. E magari aprire le porte a qualche altro mercato europeo, come la Spagna, l’Olanda e la Svizzera. Poi in futuro, chissà, avere anche una succursale in Italia.

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