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L'importanza di chiamarsi referendum costituzionale


L’ultimo a prendere posizione è stato l’Economist. L’autorevole giornale finanziario ha fatto chiaramente un endorsement a favore del No al referendum costituzionale. A sette giorni dal voto - che sembra interessare non solo gli italiani – tutti hanno detto la loro a riguardo. Il Financial Times, poi, ha perfino avvertito di una probabile implosione dell’euro, se dovesse passare il No. Che il referendum costituzionale sia diventato l’imminente appuntamento con la Storia, non è cosa nuova. Da mesi politici, opinionisti, economisti, banche e mass media hanno restituito l’immagine drammatica di un Paese spaccato a metà, sotto i riflettori del mondo.

Ma davvero il referendum costituzionale è così cruciale per l'economia e i mercati finanziari di mezzo mondo? Per Paul Diggle, senior economist di Aberdeen AM  “l’Italia è stretta in una morsa tossica di bassa crescita, banche che versano in condizioni difficili e la minaccia strisciante del populismo politico. Nessuno di questi problemi scomparirà il giorno dopo il referendum. La bassa crescita richiede il tipo di riforme che Renzi sta cercando di portare avanti ma ha problemi per renderle esecutive, alle banche servono ricapitalizzazioni ma nessuno le farà e la lotta contro il populismo politico potrebbe essere vinta solo risolvendo i due problemi precedenti”.

Sì, No e il problema banche

Che il periodo sia movimentato lo sanno, ad esempio, anche in AXA IM. Laurence Boone, head of research and investment strategy, ritiene che il No sia destinato a raccogliere più consensi (almeno secondo i sondaggi).  “A nostro giudizio, se vincessero i No non ci sarebbero cambiamenti sostanziali della politica economica poiché il presidente del Consiglio Renzi probabilmente formerebbe un nuovo governo dopo le dimissioni. Tuttavia il risultato minerebbe la sua capacità di portare avanti le riforme”, spiega. “Inoltre, col repricing dei rischi, questo risultato scatenerebbe un altro ampliamento degli spread gravando sui finanziari (che non rientrano nel piano di acquisto di titoli della BCE). Lo stress del mercato incrementerebbe la correlazione tra la politica e l’andamento dei prezzi degli asset, dato che in tutti gli altri tre Paesi dove si terranno le elezioni i partiti anticonformisti stanno sfidando il potere costituito in Europa”.

Massimo Saitta, direttore investimenti di Intermonte advisory e gestione è ancora più preciso a riguardo: “il risultato del referendum potrebbe condizionare l’esito delle ricapitalizzazioni bancarie previste a ridosso dell’evento. Il focus è prevalentemente concentrato sull’aumento di capitale del Monte dei Paschi. Infatti, la conversione dei bond subordinati in azioni di nuova emissione diventa una scelta che poggia su uno scenario futuro estremamente confuso. Analoga situazione, anche se con un diverso grado di complessità, potrebbe riguardare Unicredit alle prese con una ricapitalizzazione che sembra includere un aumento molto significativo della copertura delle sofferenze e degli incagli. Se l’esito del referendum dovesse complicare più di quanto già siano difficili queste due operazioni, l’effetto contagio sugli istituti continentali (Deutsche Bank in primis ) potrebbe essere immediato. Nell’attuale contesto di generalizzato rialzo dei rendimenti dei titoli governativi, ulteriormente accelerato post-Trump, non è certo che l’argine della BCE possa reggere. Lo spread BTP-Bund potrebbe andare a peggiorare creando un ulteriore problema su un Paese dell’Unione non secondario”.

La questione politica

Nessuno filo diretto sui mercati finanziari (a parte forse qualche giorno di volatilità) né conseguenze econimiche. Roberto Russo, ad di Assiteca SIM ne è convinto. “Non credo ci saranno conseguenze economiche: dobbiamo essere pragmatici e prendere coscienza del fatto che l’economia reale non ne risentirebbe. Il referendum costituzionale è ben differente da avvenimenti come la Brexit o la vittoria di Trump: in quei casi ci sono questioni di politica economica, che non vedo come conseguenze dirette in una ipotetica vittoria del No”.  “Nel corso di questi mesi”, continua l’esperto “le opposizioni hanno, secondo me, troppo enfatizzato in chiave politica il peso e la valenza del referendum che, per quanto importante, non andrà a incidere direttamente sull'andamento dei mercati finanziari”. Come suggerisce anche Giacomo Tilotta, gestore di AcomeA SGR infatti “l'attenzione dei mercati ancor più che al referendum in sé, e alle modifiche costituzionali che una eventuale vittoria del Sì comporterebbe, è rivolta alle conseguenze e alle possibili implicazioni sulla stabilità del governo  attuale. L'eventuale vittoria del Sì viene vista come una sorta di legittimazione elettorale alla prosecuzione del percorso di riforme da parte del governo in essere. Al contrario una vittoria del No, almeno nel breve, potrebbe determinare una instabilità politica minando difatti una già fragile fiducia degli investitori”.

Se il nodo gordiano è tutto politico, c’è da chiedersi allora se questo, così com’è stato detto in più sedi, potrebbe compromettere gli investimenti stranieri. Tilotta taglia corto: “in realtà, gli investitori istituzionali stranieri, e forse non solo, hanno già da tempo ridotto la loro presenza sul mercato italiano, proprio per l’incertezza dovuta al referendum e per la lentezza e l’opacità delle vicende bancarie associate al tema dei crediti in sofferenza”.

Portafogli: dalla lezione americana all’opportunità di acquisto

Da Assiteca SIM fanno sapere che al momento non ci sono stati grossi movimenti di portafoglio. “Il mio consiglio” afferma l’amministratore delegato “è sempre quello di mantenere calma e lucidità, uniche armi per vincere contro l’irrazionalità dei mercati. Un esempio mi sembra illuminante: la vittoria di Trump – inaspettata e temuta dagli operatori finanziari di tutto il mondo – ha provocato un'apertura delle principali piazze borsistiche con cali diffusi del 5% circa che, sorprendentemente, sono stati totalmente assorbiti in poche ore di contrattazione, spingendo nei giorni successivi la borsa americana ai massimi storici”.

Anche il team gestionale di AcomeA sembra consigliare la calma. “Abbiamo mantenuto un approccio neutrale di fronte a un evento aleatorio come quello rappresentato dal referendum”, dice il gestore Tilotta. “Non abbiamo alterato la struttura del portafoglio al fine di poter cogliere eventuali opportunità che si presenteranno nei giorni immediatamente precedenti e in quelli successivi al referendum, specialmente se il mercato attraverserà una fase di elevata volatilità”.

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