L’Expo in portafoglio


Va bene “Nutrire il pianeta". Ma l’Expo 2015 che si sta svolgendo a Milano dedicato al cibo e alla sostenibilità alimentare può essere un’occasione per far ingrassare i portafogli. Magari inserendo fra gli asset di investimento gli strumenti dedicati all’alimentare e all’agricoltura, contando sul fatto che l’esposizione meneghina porti un po’ di luce anche sui prodotti finanziari collegati al food. 

Più cibo per tutti

A spingere verso una crescita del settore alimentare è, principalmente, il numero crescente delle bocche da sfamare a livello mondiale. Secondo uno studio elaborato da Ecology Global Network (EGN) a livello mondale si contano circa 131 milioni di nascite all’anno (più o meno 360mila bebè al giorno). I decessi, invece, sono 55 milioni ogni 12 mesi. Questo è il motivo principale per cui la popolazione globale è passata da 1,6 miliardi del 1900 ai circa 7 miliardi di oggi che dovrebbero diventare 8 miliardi nel 2030 (secondo EGN). L’aumento delle nascite, peraltro, è legato ad altre dinamiche economiche come, ad esempio il PIL. La Banca mondiale ha provato a mettere a confronto le stime sulla crescita della popolazione e l’andamento della congiuntura. Ne è venuto fuori, ad esempio, che negli Stati Uniti è attesa una crescita del 2,5% nel giro di cinque anni con un aumento degli abitanti, nello stesso periodo, dello 0,75%. In Cina si parla di un +8,5% del PIL con una crescita dello 0,4% della popolazione. Per l’India: PIL +6,5% e aumento demografico dell’1,25%. Si distingue l’Italia dove il PIL scenderà dello 0,5% a fronte di una diminuzione demografica dello 0,1%. Va detto che all’andamento congiunturale contribuiscono anche altri fattori (innovazione, sistema educativo, produttività eccetera). 

 

Andamento dei fondi categoria azionario agricoltura da inizio anno
Rendimenti in euro al lordo dell'imposta sul capital gain aggiornati al 15 maggio 2015
Fonte: Morningstar Direct.

Nome fondo

Rendimento %
da inizio anno

Rendimento %
1 anno

Rendimento %
3 anni
annualizzato

Pictet-Agriculture P EUR

12,85

23,81

12,79

First State Global Agribusiness B EUR

12,19

25,29

13,14

Allianz Global Agricult Trends AT EUR

11,31

31,52

14,01

Deutsche Invest I Global Agribusiness LC

10,98

17,85

9,46

Petercam Equities Agrivalue A

10,31

22,71

10,79

RobecoSAM Sustainable Agribsns Eq D EUR

9,26

19,92

13,91

BGF World Agriculture E2 EUR

8,96

24,52

11,00

Amundi Fds Eq Global Agriculture FU-C

6,91

22,48

10,82

 

In mezzo a questo quadro, non si può dimenticare il contributo che alcuni segmenti del settore cibo possono dare alla ripresa economica. Un esempio in questo senso viene dagli Stati Uniti. Secondo i dati diffusi dalla National Restaurant Association (NRA) nel 2014 negli Usa, più di 13 milioni di americani hanno lavorato nel settore della ristorazione. E, sempre secondo la NRA, dovrebbero diventare 14,4 milioni nel 2023. Attualmente i ristoranti impiegano il 10% dell’intera forza lavoro degli Usa. Una parte del successo del settore è dovuto al calo del prezzo del petrolio. Secondo uno studio condotto dalla NRA, infatti, una parte dei soldi che le famiglie yankee risparmiano grazie alla discesa di carburante e riscaldamento, viene speso principalmente nei ristoranti. 

Gli emergenti a tavola

Nel frattempo l’attenzione degli investitori – e di buona parte dei visitatori dell’Expo – resta concentrata sui Paesi emergenti e di frontiera. “Le prospettive di crescita, in termini di ingestione di calorie, per gli emerging continuano ad essere buone”, spiega Jeffrey Stafford, analista di Morningstar. “A guidare questo aumento, nel prossimo decennio, saranno i Paesi al momento più poveri come alcune regioni dell’India e certe aree dell’Africa subsahariana. Per quanto riguarda i Paesi in via di sviluppo più ricchi, come la Cina, si sta notando un cambiamento delle abitudini alimentari che, dal punto di vista del segmento dell’agricoltura e dei fertilizzanti, avrà un profondo impatto sulle colture”. 

Secondo le previsioni di Morningstar, Cina, India, Brasile, Africa subsahariana e Sudest asiatico consumeranno 11,7% di calorie in più dai cereali, il 10,6% in più dal manzo, il 3,7% in più dal maiale e il 22,6% in più dal pollame (e non va sottovalutato l’impatto che un maggiore uso di carne avrà sulle piantagioni destinate al cibo per uso animale). 

Caccia alla terra

A tutto questo dovrà corrispondere un aumento dell’agricoltura. Sempre secondo le stime di Morningstar, per stare dietro alla richiesta dei Paesi emergenti, nel prossimo decennio ci sarà bisogno di un aumento del 15% delle superfici coltivabili per una superficie pari a quella di California e Texas insieme. “Ma la quantità di terreno disponibile non è infinita”, spiega Stafford, “per questo servirà aumentare il ritmo di produzione dei campi già esistenti”. 

Questo elemento apre la questione dell’uso dei fertilizzanti, con implicazioni anche dal punto di vista ambientale ed etico. “L’uso massiccio di fertilizzante è costoso e, soprattutto nei Paesi emergenti, ha bisogno di politiche di finanziamento mirate che devono anche tenere conto dei possibili impatti ambientali in termini di inquinamento”, spiega l’analista di Morningstar. “Ma il vero problema e che le alternative sono poco praticabili. Ad esempio, l’uso di semi geneticamente modificati ha bisogno di provvedimenti normativi specifici e spesso deve fare i conti con l’opposizione di alcuni ambienti della società”. Rendere più produttivi gli attuali sistemi di piantagione e di allevamento, inoltre, è meno agevole di quello che sembra. “Servirebbe un livello tale di meccanizzazione e, in alcuni casi, di interventi normativi che al momento appaiono molto costosi”, dice Stafford. 

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