L’Europa torna sugli scudi. Segno più per banche e telecomunicazioni


La visione sull’asset class azionaria rimane neutrale e positiva, in termini relativi, per i listini europei che, per effetto dell’ampia liquidità disponibile, hanno aperto il 2015 con un periodo di trend favorevole. Fa sapere il direttore investimenti di Anima SGR Armando Carcaterra che “giocano a favore una serie di fattori. Il miglioramento dell’economia appare sempre più concreto; dopo quattro anni di attesa, le attuali trimestrali delle società europee stanno finalmente evidenziando un significativo miglioramento degli utili aziendali e ancora, il deprezzamento dell’euro, insieme al basso livello dei tassi di interesse e al minor costo delle materie prime e del petrolio, dovrebbero portare a revisioni di segno positivo sulle stime future”. La grande divergenza tra USA ed Europa in termini economici, di inflazione e di conseguente politica monetaria, continuerà a guidare le scelte d’investimento degli asset manager.

Nel breve periodo “ci aspettiamo che il contributo a un ulteriore rialzo delle Borse europee possa venire in misura maggiore dai settori ciclici rispetto ai difensivi. Pertanto, per quanto riguarda il posizionamento dei fondi europei, il giudizio è positivo innanzitutto per il settore dei consumer discretionary, in quanto, i bassi tassi d’interesse e le aspettative di crescita economica dovrebbero agevolare la ripresa dei consumi”, continua. La visione è costruttiva anche per il comparto bancario, in particolare sulle banche dell’area euro, “date le nostre attese di una positiva soluzione alla fine della questione greca, e delle telecomunicazioni, dal momento che crediamo che la continua adozione di smartphone di nuova generazione porterà ad un marcato aumento degli utili”. La visione resta invece negativa per il comparto energetico, “vista l’incertezza sull’andamento del prezzo del petrolio (anche se l’Arabia Saudita, da aprile, ha comunicato che incrementerà il prezzo di vendita del petrolio per l’Asia e gli Stati Uniti, con listini che evidenziano rincari di un dollaro e più al barile per tutte le qualità di greggio), ma anche per quello delle utility e del food and beverage, considerate le prospettive di rialzo dei tassi di interesse in USA”, aggiunge.

E l’Italia? “La ripresa sembra più vicina. Per il listino italiano, al pari delle altre Borse europee, la view resta positiva per ragioni che fanno ritenere che la ripresa economica quest’anno possa essere superiore all’attuale consensus (+0,5%), sulla spinta di una ripresa dei consumi interni e di un ulteriore progresso delle esportazioni; l’andamento degli investimenti, penalizzato dal settore costruzioni, rimane invece un pò incerto”. Del resto, dopo 14 trimestri consecutivi negativi, nel primo trimestre 2015, in base alle statistiche dell’Istat, l’Italia dovrebbe tornare a crescere anche se solo “formalmente”: la variazione del PIL attesa è pari a un +0,1%. Se la previsione fosse corretta, si tratterebbe di un ritorno al segno più dopo oltre tre anni di discesa: nel secondo trimestre del 2011 l’Italia registrò un +0,2% trimestrale, poi soltanto cali e stagnazione. L’altra buona sorpresa è stata quella relativa al calo della disoccupazione: il tasso a gennaio scende al 12,6% dal 12,9% di dicembre. “Per fare ripartire gli investimenti esteri resta in ogni caso fondamentale proseguire l’azione riformatrice per aumentare la competitività e l’attrattività del nostro Paese”, conclude l’esperto.

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