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L'azionario, artefice del buon andamento dei fondi pensione italiani


Nell’anno appena trascorso, le forme pensionistiche complementari hanno conseguito rendimenti positivi. Secondo i dati forniti dalla COVIP, per linea di investimento, i risultati migliori si sono avuti nei comparti azionari che, sostenuti dalla buona intonazione dei mercati di riferimento, hanno fatto registrare rendimenti medi del 12,8% nei fondi negoziali, del 15,9% nei fondi aperti e del 19,3% nei PIP nuovi. Nei comparti con prevalenza di investimenti obbligazionari, i risultati sono stati inferiori ma pur sempre apprezzabili. 

Il giudizio sui risultati di un piano di previdenza complementare va espresso con riferimento al lungo periodo. In Italia, l’avvio dell’operatività delle forme pensionistiche ha coinciso con un periodo nel quale si sono alternate fasi di accentuata turbolenza dei mercati finanziari: lo sgonfiamento della bolla dei titoli del comparto tecnologico nel 2001-2002; la crisi finanziaria del 2007-2008; le tensioni sui titoli del debito sovrano di alcuni paesi dell’eurozona a causa degli elevati disavanzi pubblici. 

A fronte di rendimenti complessivamente positivi, le differenze riscontrabili nei risultati delle diverse forme pensionistiche complementari sono state determinate soprattutto dalla diversa asset allocation: i rendimenti migliori sono stati conseguiti dalle forme con una maggiore esposizione azionaria, in virtù del buon andamento dei principali mercati azionari mondiali. 

Secondo i dati di Mefop (società per lo sviluppo del Mercato dei Fondi Pensione che opera nel campo della comunicazione, formazione e informazione nel settore del welfare, con partecipazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze), ben il 48% del patrimonio dei fondi pensione aperti è distribuito in azionario, mentre oltre un quinto appartiene alla categoria dei fondi garantiti. 

 

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