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L’aumento dell’aliquota sulle rendite finanziarie farà male all’industria?


Il giro di vite sulle cosiddette rendite finanziarie con l’aliquota che lieviterà dal 20 al 26% alimenta non poche polemiche e per alcuni potrebbe fare male all’industria degli investitori (retail). Alla luce della nuova normativa, infatti, si salvano i Bot ma saranno colpite tutte le altre forme di risparmio, non solo le plusvalenze su azioni e obbligazioni ma anche gli interessi sui conti correnti e i depositi postali, i fondi di investimento e il risparmio gestito.

A questo proposito, FundsPeople ha sentito gli esperti. Per Emanuele Vizzini, chief investment officer di Investitori SGR dichiara: “Il 26% in sé è in linea con il resto d’Europa. Il problema, piuttosto, è l’eccessiva proliferazione di tante piccole forme di imposizione fiscale e l’asimmetria troppo forte che esiste tra i titoli di stato e il resto dei prodotti finanziari. Si rende necessario, a mio avviso, il rineallineamento dei titoli di stato e la semplificazione della struttura delle imposte sulle rendite finanziarie”. A essere un problema, in altre parole, non sarebbe l’aliquota di per sé quando la tendenza generale a far crescere le imposte.

Aggiunge Emilio Franco, vice direttore generale e responsabile investimenti di UBI Pramerica SGR. "L’aliquota di per sé non è un problema, almeno fino a quando resta in linea con il trattamento medio delle plusvalenze a livello europeo. Il problema è il metodo di reperimento delle coperture, sempre incentrato sull’aumento delle imposte e mai sul taglio delle spese improduttive, e la miopia di medio periodo con cui si accumulano balzelli sulle attività finanziarie e sull’attività del risparmio gestito, il cui sviluppo dovrebbe invece essere perno della crescita equilibrata del paese".

L’aliquota dal 20 al 26% sui fondi penalizzerà quindi l’industria? Secondo Massimo dalla Vedova, direttore finanziario di Alliance Bernstein “è difficile valutare compiutamente l’impatto di questo innalzamento del prelievo fiscale che comunque, in linea di principio, non dovrebbe favorire l’industria. Ritengo tuttavia che la qualità della gestione e la capacità di consulenza delle reti di promotori finanziari e di private banking potranno far sì che l’industria conosca altri anni di buona crescita, a beneficio degli investitori privati e del risparmio delle famiglie italiane”. Mentre Filippo Di Naro, chief executive officer e chief investment officer di Duemme SGR taglia corto: “L’aumento dell’aliquota è evidentemente una notizia non positiva per i ritorni, tuttavia non riteniamo che possa intervenire sulle dinamiche dei flussi”.

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