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L’attività di emissione di cat bond è in flessione


Il recente terremoto dell’Italia centrale ha riattivato la discussione sulla copertura assicurativa delle catastrofi naturali. E con queste si torna a parlare di titoli negoziabili come i cat bonds, ovvero obbligazioni associate a specifici rischi naturali emessi da società di riassicurazione. Ed ecco che l’attività di emissione di cat bonds è in flessione: nel primo semestre del 2016 si è avuta, infatti, una riduzione del 35% rispetto all’analogo periodo del 2015, nonostante un primo trimestre più che positivo. Le emissioni effettuate tra il 30 giugno 2015 e il 30 giugno 2016 hanno registrato una raccolta pari a 5,2 miliardi, l’ammontare più basso dal 2011. A confermarlo è l’Ania che commenta: “La contrazione è legata alla maggiore competitività dei riassicuratori tradizionali e all’allungamento delle scadenze dei titoli che hanno, da un lato, ridotto la frequenza di rinnovo della capacità da parte di alcuni cedenti e, dall’altro, aumentato la porzione dei rischi trattenuta”.

Nati dall’esigenza delle compagnie assicurative di ridurre i rischi che derivano dal verificarsi dei maggiori disastri ambientali, i cat bond (catastrophe bonds), le obbligazioni-catastrofe, trasferiscono il rischio dall'assicuratore all'investitore, dal momento che la compagnia di assicurazione emette le obbligazioni attraverso una banca che le vende agli investitori. Si tratta di bond ad alto rischio, di classe BB o B, della durata da uno a massimo tre anni, comprati soprattutto da hedge fund e dai maggiori asset manager.

Qual è dunque la scommessa tra assicuratori e investitori su cui si strutturano i cat bond? Se la catastrofe non si verifica, la compagnia di assicurazione deve pagare agli investitori un interesse, ma se il disastro ha effettivamente luogo, gli investitori perdono tutto o gran parte del capitale, che viene intascato dalla compagnia di assicurazione, per pagare i compensi dovuti agli assicurati danneggiati dalla catastrofe.

Questa tipologia di Risk-Linked Securities è stata introdotta negli anni ‘90, dopo la grave crisi vissuta dal settore assicurativo in seguito alle perdite per l’uragano Andrew, che si abbatté su Florida e Louisiana nel 1992 e per il terremoto di Northrodge, che colpì la California nel 1994. Da allora le emissioni sono aumentate in maniera vertiginosa, soprattutto negli ultimi 10 anni, arrivando a un valore di oltre 20 miliardi di dollari. Di recente, però, il mercato dei cat bond ha vissuto dei mesi di contrazione. Infatti, in base a quanto previsto dalla Global Reinsurance Guide 2017, pubblicata dall’agenzia di rating Fitch, i catastrophe bonds hanno visto una fase di declino nella prima metà del 2016, seguita però da un’inversione di tendenza nella seconda metà dell’anno, anche se per il 2017 non si prevede un notevole incremento delle emissioni.

Storicamente i riassicuratori miravano a rendimenti annui del 16%, mentre di questi tempi i fondi pensione che si stanno buttando sui cat bond, sono soddisfatti di raggiungere il 6%. Negli ultimi dieci anni i rendimenti hanno comunque superato quello dei titoli spazzatura (o junk bond) di mezzo punto percentuale e quello dei titoli di alta qualità di tre punti. Sono in circolazione 72 miliardi di dollari di cat bond. Il totale è pari al 12% dei 570 miliardi di dollari di capitale presente nel settore della riassicurazione. 

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