L’arte di gestire il rischio


Per molte case di gestione e fund manager una buona gestione del rischio è l’obiettivo principale da perseguire, ancor più dell’ottenimento di performance dalla propria strategia di investimento. Questa tendenza è certamente data dall’incertezza generale presente sui mercati, dove cercare di intuire l’andamento della volatilità rappresenta una delle mansioni all’ordine del giorno per i professionisti del risparmio gestito. Uno dei focus principali di Carmignac è appunto quello della gestione del rischio. A spiegarlo è Didier Saint Georges, managing director e membro del comitato investimenti della società: “Ciò che accomuna un gestore di asset finanziari e un imprenditore è il fatto di avere dati che non sono dalla loro parte. Entrambi possono rendersi conto del livello di presunzione insita nella loro attività quando l’imprenditore esamina il tasso di fallimento delle start-up e il gestore le performance medie della sua gestione attiva. Il punto è che tutti e due sono convinti che il futuro, malgrado l’incertezza che lo contraddistingue, potrà sicuramente comportare difficoltà e pericoli, ma proprio per questo motivo potrà anche rivelarsi un’occasione straordinaria per generare ricchezza, favorendo coloro che sapranno gestire i rischi in modo appropriato”.

Secondo Saint Georges, assumersi rischi rappresenta la maggiore difficoltà nell’ambito degli investimenti sui mercati finanziari, così come nell’ambito di una nuova attività imprenditoriale. “Mentre l’incertezza sarebbe ascrivibile all’ambito della casualità, il rischio è riconducibile alla sfera delle probabilità, che sono appunto quantificabili. Una volta che si è in grado di quantificare l’incertezza, allora la si può comprendere e gestire, attribuendole una valutazione, cosa che consente di acquisirla, venderla o addirittura assicurarla. L’investitore non ama l’incertezza, a meno che non riesca a trasformarla in un rischio che può essere gestito”, afferma il managing director.

La difficoltà risiede tuttavia nel fatto che l’incertezza sui mercati azionari non si lascia facilmente trasformare in rischio quantificabile e innocuo. L’investitore si muove in un universo di probabilità spesso estremamente poco affidabili. A livello economico, non è possibile conoscere il presente, e gestire il rischio significa quindi riuscire a destreggiarsi in questa perenne casualità, che è sempre vago quantificare. Nel lungo periodo, il trend sui mercati azionari è indubbiamente al rialzo. Il problema è che le eccezioni possono avere un costo molto elevato. È possibile, addirittura facile, subire forti perdite quando si investe sui mercati finanziari, ma quando improvvisamente la valutazione del consensus risulta fortemente errata, ecco che la correzione volta a riallineare questa valutazione all’effettivo livello del mercato può essere estremamente brusca. A detta del manager, “gestire in modo appropriato l’impatto dei rischi più rilevanti è determinante se si hanno ambizioni di rendimento sul lungo periodo. Come gestire quindi i “cigni neri”? La gestione dei rischi imprevedibili non consiste nel cercare ostinatamente di prevederli, bensì nel mettersi in condizione di poterli gestire in modo appropriato quando si presentano”, spiega Saint Georges.

La volatilità non deve essere temuta

Spesso i mercati sono soggetti a movimenti rapidi, irregolari, di entità ridotta e privi di un orientamento ben definito. Questa volatilità è una manifestazione tangibile dell’incertezza dei mercati in alcuni momenti particolari, e può essere quantificata, poiché è possibile calcolare con facilità l’ampiezza delle variazioni in termini di quotazione di un asset finanziario. Di conseguenza, è logico che i professionisti impieghino la volatilità come un fattore di rappresentazione del rischio. Per Saint Georges, di certo la volatilità non è di per sé “auspicabile” e i gestori non dovrebbero utilizzare l’eufemismo della volatilità di un fondo per giustificare in realtà rendimenti estremamente instabili, dovuti a errori di gestione o a un’eccessiva assunzione di rischi. Resta tuttavia il fatto che la volatilità in quanto tale non deve essere temuta. Al contrario, bisogna anzi riconoscere che focalizzarsi sulla performance a medio termine rende necessario adattarsi ai “contraccolpi” quotidiani. Non è realista sperare di conseguire rendimenti elevati nel lungo periodo senza risentire di qualche turbolenza a breve termine.

E poi la fortuna

Il manager si focalizza anche sul ruolo della fortuna, che normalmente ha una reputazione negativa, e in effetti non rappresenta un alleato molto affidabile. “Il ruolo della fortuna è probabilmente il criterio più sottovalutato in termini di performance degli investimenti (tranne nel caso in cui ci si appella alla sfortuna per non ammettere i propri errori). Questa osservazione si traduce in tre consigli fondamentali per la gestione dei rischi. In primis, giudicare la performance soltanto sul lungo periodo, i migliori gestori possono attraversare anni negativi, mentre i peggiori possono attraversare anni molto positivi; ma è sul lungo periodo che emerge la verità. In secondo luogo, focalizzarsi sulla fondatezza del ragionamento, non accontentandosi dei primi segnali di conferma; approfondire argomenti è ciò che consente di elaborare convinzioni solide. E infine diffidare nel modo più assoluto dell’eccessiva fiducia. Focalizzarsi sulla riuscita nel breve periodo infatti, piuttosto che sulla fondatezza dell’analisi, incoraggia a perseguire la propria strategia, a estrapolare “ciò che ha funzionato”, a credere alle proprie sensazioni, fidandosi quindi sempre più della propria intuizione”, conclude il managing director.

Il fondo Blockbuster Carmignac Portfolio Global Bond

L’arte del gestire il rischio rientra quindi anche nell’asset allocation e nelle strategie di investimento dei fondi Carmignac. Charles Zerah, fund manager del fondo con rating Blockbuster Funds People Carmignac Portfolio Global Bond, spiega a Funds People come per diversi mesi, vista la combinazione tra rendimenti ai minimi storici, un potenziale ritorno alla crescita globale e i rischi politici che l’Europa sta affrontando, dall’asset manager si è avuta la sensazione che i mercati obbligazionari nei Paesi sviluppati avessero poco da offrire. Secondo il gestore, questo porta gli investitori ad assumere un approccio estremamente cauto alla duration modificata dei portafogli di questi Paesi.

Il fondo utilizza uno stile di investimento non vincolato all’indice di riferimento e guidato dalle convinzioni, cui si aggiunge un ampio grado di latitudine attraverso vari segmenti. Grazie a questo processo relativamente unconstrained, il team di gestione è in grado di investire in opportunità value selezionate per generare performance nei mercati obbligazionari sia rialzisti sia ribassisti. Questo approccio opportunistico permette quindi di sfruttare appieno le preferenze di investimento del team e, allo stesso tempo, di gestire livelli di rischio ed esposizioni in linea con le proprie visioni top-down.

“In questo contesto, miriamo a proteggere il portafoglio contro tassi in crescita, attraverso una posizione quasi neutrale sulla duration mediante posizioni short su titoli di stato europei core, un’allocazione del rischio ridotta verso mercati del credito caratterizzati da condizioni meno favorevoli e un’ampia esposizione su strumenti cash equivalent per controbilanciare la nostra convinzione sul debito dei mercati emergenti. Restiamo inoltre positivi per quanto riguarda il debito dei mercati emergenti, grazie a diversi fattori, quali la stabilizzazione macroeconomica in Cina, il rimbalzo dei prezzi delle commodity, il miglioramento del saldo delle partite correnti di alcuni Paesi emergenti e i rendimenti interessanti rispetto a quelli dei Paesi sviluppati. Stiamo quindi riducendo la nostra allocazione sul credito e ci concentriamo su opportunità bottom-up”, afferma Zerah, che aggiunge, “nel contesto attuale, caratterizzato dal nostro approccio cauto ai mercati obbligazionari dei Paesi sviluppati, abbiamo reso il debito sovrano dei Paesi emergenti una componente chiave del nostro portafoglio, così da raccogliere i frutti derivanti dal dinamismo economico degli emergenti. Inoltre manteniamo un’esposizione, sebbene contenuta a causa delle valutazioni modeste, sul debito subordinato nel segmento del credito bancario e delle CLO europee”, conclude il gestore.

I fondi Carmignac con marchio Funds People 2017

FONDO VALUTA BASE CATEGORIA MORNINGSTAR YTD (IN EURO) MARCHIO FUNDS PEOPLE
Carmignac Euro-Entrepreneurs Euro EAA Fund Europe Mid-Cap Equity 16,34 B
Carmignac Pf Capital Plus Euro EAA Fund EUR Cautious Alloc - Glb 1,08 B
Carmignac Pf Commodities Euro EAA Fund Sector Eq Natural Resources -4,51 B
Carmignac Pf Emergents Euro EAA Fund Global Emerging Markets Eq 10,69 B
Carmignac Pf Emerg Patrim Euro EAA Fund Global Emerging Markets Alloc 4,64 B
Carmignac Pf Global Bond Euro EAA Fund Global Bond 0,10 B
Carmignac Pf Invmt Euro EAA Fund Global Large-Cap Growth Eq 5,84 B
Carmignac Pf Patrimoine Euro EAA Fund EUR Moderate Alloc - Glb 1,95 B
Carmignac Pf Sécurité Euro EAA Fund EUR Diversified Bd - Short Term 0,31 BC
Carmignac Sécurité Euro EAA Fund EUR Diversified Bd - Short Term 0,13 AC

Fonte: Morningstar Direct.

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