Italia, il rilancio delle privatizzazioni è una grande opportunità che non va sprecata


I segnali rialzisti dei mercati azionari si sono moltiplicati nella settimana appena conclusa, nonostante rimanga una forte e fiduciosa attenzione sul destino della Grecia, sostenendo sempre di più gli acquisti in un’ottica di ampio respiro. Cosa ne pensa? 

La situazione Greca ha trovato al momento una soluzione. I ministri delle Finanze della zona euro hanno infatti approvato il piano di riforme proposto da Atene, che di fatto apre la strada all'estensione di quattro mesi del piano di bailout, decidendo di sottoporlo all'approvazione degli Stati membri, alcuni dei quali richiedono ratifiche parlamentari. I mercati lo sapevano ed è per questo che le recenti dinamiche politico/diplomatiche non hanno avuto un peso significativo sugli andamenti. Non c’è mai una certezza assoluta ma la visione d’insieme del momento è di più ampio respiro. L’economia europea in generale è alla resa dei conti e deve mostrarsi forte ora. Indipendentemente dal destino della Grecia, se gli enormi sforzi messi in campo non producessero i risultati auspicati la credibilità generale dell’Eurosistema verrebbe messa duramente a repentaglio con conseguenze difficili da ipotizzare.

L'area euro è la grande favorita del 2015 grazie al QE che partirà il prossimo mese. Se ci possono essere dubbi sull'efficacia di stampare moneta in lotta alla deflazione e alla debolezza dell'economia, l'esperienza delle tre fasi di QE adottate negli ultimi anni dalla FED insegna che la conseguenza certa è l'apprezzamento costante del mercato azionario, a maggior ragione nel caso di Eurolandia visti i rendimenti obbligazionari ben più ridotti su tutte le scadenze rispetto a quelli che caratterizzano e hanno caratterizzato il mercato americano. Come si stanno muovendo i portafogli degli investitori?

Il mercato azionario europeo è stato correttamente sovrappesato. Non bisogna però dimenticare che la situazione europea è molto diversa da quella americana e che sarebbe un errore aspettarsi una copia carbone degli effetti del Qe sull’economia dell’Eurozona. I singoli mercati azionari sono più frammentati: la minor capitalizzazione incide sulla velocità con cui i corsi si apprezzano e sulla sostenibilità di questi nuovi livelli. Non c’è il rischio di una bolla, ma che il mercato crescente possa procedere per rialzi e relativi storni potrebbe essere un’ipotesi da prendere seriamente in considerazione nella prima fase di assestamento degli effetti del programma BCE.

Quale asset allocation?

60% obbligazionario (20% gov USA, 10% gov EU, 30% corporate) e 40% azionario (25% Eu, 15% USA).

A prescindere dal livello del p/e, che comunque nell'Eurozona è mediamente inferiore alla media storica, un pò di soldi finiranno in equity. Chi beneficerà di questa prospettiva? Anche indirettamente?

Potrebbe essere finalmente il momento per ulteriori aggregazioni e acquisizioni: il consolidamento di alcuni settori è auspicabile insieme a un buon programma di IPO. E guardando all’Italia, il rilancio delle privatizzazioni è una grande opportunità che non va sprecata.

Le aspettative di rafforzamento del biglietto verde contribuiranno a rimpolpare le attese di guadagno in conto capitale per gli investitori europei, sostenendo l'interesse verso il listino americano?

Gli investimenti Eu hanno già beneficiato di questo duplice effetto nel 2014. Difficile che la magnitudo combinata si ripresenti in termini dimensionali. Ciò nonostante, il mercato americano è ancora interessante sia in ottica di diversificazione sia in termini di rendimenti e di conseguenza il peso relativo deve rimanere comunque significativo nell’allocazione azionaria attuale.

 

 

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