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Italia e Germania rallentano, nel mezzo delle incertezze globali


La crescita italiana e tedesca non ha soddisfatto le previsioni, mettendo in dubbio la forza di due delle più grandi economie dell’Eurozona, nelle attuali incertezze globali.

Il PIL tedesco è aumentato dello 0,4% nell’ultimo trimestre del 2016, mentre quello italiano è incrementato dello 0,2%, secondo gli uffici statistici delle nazioni. Mentre l’Italia ha registrato la crescita più lenta delle dicianove nazioni europee che aderiscono all’Unione Monetaria, la Germania, che lo scorso anno ha avuto una crescita annua dell’1,9%, ha spinto lentamente, ma in modo costante, la ripresa dell’Europa, aiutata da un euro debole, da un petrolio a buon mercato e dalle politiche di stimolo della Banca Centrale Europea. Mentre questi fattori hanno stimolato la spesa dei consumatori e sostenuto le esportazioni, le crescenti pressioni inflazionistiche e le incerte prospettive del commercio globale, hanno destato qualche dubbio sulla possibilità che il ritmo di espansione possa essere mantenuto.

Dall’ufficio nazionale di statistica, fanno sapere che il PIL tedesco del quarto trimestre del 2016 è stato guidato dalla domanda interna. La spesa pubblica è aumentata notevolmente, e le famiglie hanno leggermente aumentato i consumi. Inoltre, gli investimenti si sono sviluppati positivamente, sostenuti dalle costruzioni. Tuttavia, con le importazioni che hanno superato le esportazioni, l’interscambio netto è stato un ostacolo alla crescita.

 

Futuro incerto

Con la disoccupazione al tasso più basso dalla riunificazione, le esportazioni a un livello record e la fiducia delle imprese vicino ai livelli visti all’inizio del 2014, le prospettive economiche tedesche rimangono del tutto favorevoli, anche se i rischi sono propensi ad aumentare. In Germania, una più veloce inflazione rischia di gravare sulle tasche dei consumatori, visto il lento ritmo di crescita dei salari. Nel 2016 infatti, in termini reali, gli stipendi sono aumentati solo dell’1,8%. Le campagne politiche in vista per le elezioni nazionali di settembre, potrebbero aumentare le divergenze sull’immigrazione e sull’euro, gettando nel caos l’Unione Monetaria, già minacciata dalle ondate populiste in Francia, Olanda e Italia.

All’estero, l’amministrazione di Donald Trump sta seminando incertezza minacciando politiche commerciali protezionistiche e sollevando lo spettro di una guerra valutaria, accusando quindi la Germania di trarre sleale vantaggio dal tasso di cambio dell’euro.

Secondo i dati sull’Eurozona, nei Paesi Bassi, il PIL è aumentato dello 0,5% rispetto al terzo trimestre del 2016, l’economia slovacca è cresciuta del 3,1% nel quarto trimestre rispetto all’anno precedente, e l’Italia è la terza più grande economia del blocco monetario. Gli economisti, confermano quindi che la crescita della zona euro, al 31 gennaio 2017, è dello 0,5%. Lo scorso lunedí 13 febbraio, la Commissione Europea ha affermato che si predeve un rallentamento della crescita del PIL dell’Eurozona dall’1,7% del 2016, all’1,6% di quest’anno, sottolineando che l’incertezza attorno a tale previsione è stata particolarmente determinata dalle aspettative sulle trattative relative alla Brexit e sulla presidenza Trump. Tali rischi possono anche influenzare la BCE, le cui politiche non convenzionali hanno finora sostenuto la ripresa. Il presidente della BCE Mario Draghi, ha confermato l’impegno che lo stimolo potrebbe essere aumentato in caso di peggioramento delle prospettive, anche dopo che i funzionari hanno deciso di ridurre il ritmo di acquisto dei titoli di Stato a 60 miliardi di euro da aprile 2017.

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