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IORP, la Commissione europea ha presentato la proposta di revisione della direttiva


A questo punto, con una congiuntura economica sempre più critica dove la ripresa pare essersi bloccata (Germania compresa) e con Bruxelles che non può far altro che insistere sul tasto delle riforme, si torna a guardare alle pensioni come a un modo piuttosto facile di fare cassa. L’ottica sarebbe quella di una strategia più ampia, ovvero di un rafforzamento del ruolo degli investitori istituzionali per finanziare lo sviluppo di lungo periodo. Così, la Commissione europea ha presentato la proposta di revisione della direttiva IORP, il termine comunitario con cui si definiscono i fondi pensione occupazionali. Cifre alla mano, da qui al 2020 il fabbisogno stimato di investimenti è pari a mille miliardi di euro solo per le reti di trasporto, energia e telecomunicazioni.

Quali dovrebbero essere allora gli attori finanziari coinvolti nella questione? Di certo, non solo le banche. In modo particolare, infatti, ci si rivolge agli investitori istituzionali come i fondi pensione e le imprese assicurative. Sulla base delle stime fornite dalla Commissione europea, a oggi, due terzi dei finanziamenti provengono dalle banche. Mentre negli Stati Uniti sono un terzo. E in corso c’è un processo di develeraging. Dicono gli esperti. “Se le banche dovessero ridurre il proprio livello di leva finanziaria, praticando il cosiddetto deleveraging, la disponibilità di finanziamenti diminuirebbe”.

Anche l’OCSE ne ha fatto menzione, individuando proprio le imprese di assicurazione e i fondi pensione come due fonti alternative di finanziamento per contrastare il processo di deleveraging in corso. Ecco in che contesto si inserisce la nuova direttiva che si propone di migliorare la governance e la trasparenza dei fondi in Europa, migliorandone quindi la stabilità finanziaria e promuovendo le attività transfrontaliere, per sviluppare ulteriormente i fondi pensionistici aziendali e professionali come imprescindibili investitori a lungo termine. Un numero su tutti: secondo le stime della Commissione UE, i fondi pensionistici aziendali o professionali europei contano su oltre 2.500 miliardi di euro di attivi da gestire con prospettive a lungo termine.

Un tema centrale del provvedimento in corso è quello legato all'informativa agli aderenti introducendosi un modello Pension Benefit, su due pagine, standardizzato a livello comunitario che fornisce agli iscritti le varie informazioni. Si vuole poi fare favorire e stimolare una maggiore operatività transfrontaliera, al momento ridotta, per accompagnare una maggiore mobilità professionale. Il tutto in un contesto variegato tra i 28 Paesi membri dell’Ue sia con Paesi avanzati come modello di previdenza integrativa come i Paesi Bassi e ai primi passi come i Paesi dell'Est (in Ungheria i fondi pensione sono stati recentemente nazionalizzati) con forte influenza dell’assetto obbligatorio.

Secondo il recente report annuale pubblicato dall’Eiopa (European Insurance and Occupational Pensions Authority), al 1° giugno 2014 il numero dei fondi cross border autorizzati è pari a 86 con 75 fondi operativi (quelli complessivamente operanti in Europa sono circa 110 mila).

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