Investimenti a senso unico


Il futuro prossimo dei mercati sembra ruotare intorno sostanzialmente a due pilastri: gli effetti sull’inflazione del Quantitative Easing avviato dalla Banca Centrale Europea da una parte e, dall’altra, il momento in cui la Federal Reserve americana darà il via libera al tanto atteso rialzo dei tassi. Del resto, la recente manovra ultra espansiva della BCE si propone proprio di mettere in moto un circolo virtuoso che riporti l’inflazione a una soglia vicina al 2%, ridando così ossigeno anche ai consumi e facilitando la ripresa economica. L’impatto del Quantitative Easing, a circa un mese dall’avvio del piano, ha determinato intanto una lieve ripresa delle aspettative di inflazione, che però restano tra le più basse di sempre.

Anche se le valutazioni dei mercati azionari in alcuni casi hanno toccati i massimi, il team gestionale di Anima nel medio termine continua a preferire all’interno dei suoi fondi i mercati azionari e in particolare le Borse europee. Queste ultime sono infatti sostenute, oltre che da tassi di interesse ai minimi storici, dal supporto della BCE alla ripresa economica nell’Eurozona.
Ciò non esclude, però, che potranno verificarsi momenti di volatilità e di brevi flessioni: il rialzo dei tassi da parte della Federal reserve o situazioni come quella attuale, con le tensioni tra vertici europei e governo greco per la complessa situazione legata al debito ellenico, potrebbero causare movimenti bruschi dei mercati. A livello geografico, oltre all’Europa, privilegiamo ancora il Giappone. 

Italia: confidenti nella ripresa

Come per gli altri listini europei, l’idea sulla Borsa domestica è ancora ottimista, supportata da una serie di aspetti promettenti, primo fra tutti la considerazione che il 2015 sarà l’anno della ripresa economica, ma anche una politica fiscale più bilanciata tra crescita e austerity. Nel dettaglio, la scomposizione del Pil evidenzia la stabilizzazione e la lieve ripresa dei consumi e il buon andamento dell’export, mentre ancora manca un segnale di miglioramento negli investimenti, su cui pesa soprattutto la parte relativa a quelli immobiliari e delle costruzioni. Non vanno poi dimenticati gli impatti derivanti dal Qe della Bce, tra cui, oltre all’indebolimento della moneta unica che favorisce le esportazioni, il forte incentivo alle banche ad aumentare l’offerta di credito: il costo del credito per le aziende italiane rimane elevato rispetto agli altri Paesi europei, ma in progressiva diminuzione.

Ancora, la riduzione dei tassi di interesse e la ripresa della domanda dovrebbero sostenere un recupero dei volumi nei prossimi trimestri. In ogni caso, sul fronte interno, sarà importante proseguire l’azione riformatrice per contribuire alla competitività e all’attrattività domestica nei confronti degli investitori stranieri. La riforma del mercato del lavoro o jobs act rappresenta un passo importante, ma non va perso di vista che dopo i segnali positivi di dicembre e gennaio, il mercato del lavoro italiano ha subito a febbraio una nuova battuta d’arresto: 23mila persone in più, rispetto al mese precedente, che cercano lavoro senza trovarlo e ben 67mila disoccupati in più rispetto a febbraio 2014. Per quanto riguarda il posizionamento dei fondi azionari Italia, è confermato il sovrappeso sul settore del lusso, la posizione neutrale sugli industriali e il sottopeso sugli energetici.
 

Sui mercati obbligazionari l'esposizione fa ancora la differenza

Il Qe della Bce ha determinato al momento due conseguenze sui mercati: ulteriore compressione degli spread e dei rendimenti e rafforzamento del dollaro a scapito della moneta unica. Ne è un esempio evidente la curva dei rendimenti dei titoli di stato italiani (Grafico 2), che all’indomani dell’annuncio del Qe da parte della Bce del 21 gennaio, si è abbassata su tutte le scadenze, pur da livelli già molto bassi. I tassi restano dunque ai minimi storici e pertanto, a nostro parere, l’approccio da mantenere per rendere più efficiente il portafoglio obbligazionario, continua ad essere quello di prevedere un’esposizione diversificata alle valute. Sul fronte dei titoli governativi, all’interno dei portafogli dei nostri fondi obbligazionari, restiamo focalizzati sulla “Periferia”, ma crediamo che per i titoli di stato italiani le opportunità più interessanti (Grafico 2), se pur con ritorni molto più contenuti, si trovino fra le scadenze a lungo termine e quando possibile, l’attenzione si debba rivolgere anche ai titoli trentennali, oltre che ai Btp legati all’inflazione (inflation linked).

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