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Intesa Sanpaolo Private Banking: si conferma il significativo trend di crescita


Intesa Sanpaolo Private Banking (ISPB), ha ottenuto risultati molto positivi in significativa crescita rispetto all’esercizio precedente, registrando un incremento del risultato netto del 41,3% dai 142,2 milioni del 31 dicembre 2012. Molto positivo anche l’andamento dei dati economici, con proventi netti pari a 520,6 milioni di euro, in aumento del 31,5% .
Nel 2013 le masse amministrate della clientela hanno registrato un incremento di oltre 5,5 miliardi di euro da inizio anno (+7,6%), raggiungendo quota 78,3 miliardi di euro in ISPB S.p.A., corrispondenti a 81,3 miliardi di euro a livello di segmento private. In crescita significativa il risparmio gestito (+4,4 mld. di euro) e la raccolta diretta a scadenza (+1,7 mld. di euro).

A commento dei dati resi noti dall’entità in un comunicato, l’amministratore delegato Paolo Molesini ha dichiarato: “La nostra strategia continua ad offrire importanti risultati anno dopo anno. I clienti ci affidano i loro risparmi a riprova dell’ottimo servizio offerto e i risultati economici confermano la bontà delle scelte gestionali effettuate”. Grazie a questa crescita, ISPB ha consolidato la sua quota di mercato nel segmento Private in Italia, pari al 17,5%, avendo come riferimento il mercato delle famiglie italiane con almeno 500 mila euro di asset finanziari, servite dal modello Private, secondo dati dell’AIPB. La quota di mercato è superiore al 20% se viene considerata la clientela con patrimonio superiore al milione di euro, target a cui la Banca si rivolge. 
 In aumento anche le commissioni nette, che passano da 339,1 a 448,0 milioni di euro (+32,1%), per effetto del rilevante collocamento di titoli e, soprattutto, della significativa crescita del risparmio gestito, sia in termini di risultati commerciali che di performance. 

Gli eccellenti risultati del 2013 hanno confermato il significativo trend di crescita della Banca e ribadito la capacità di rispondere con efficacia a condizioni di mercato complesse e incerte come quelle attuali. Secondo quanto detto da Paolo Molesini in una recente intervista rilasciata a Funds People, “ la crisi ha sicuramente modificato l’atteggiamento degli italiani nei confronti dei propri risparmi, con una maggiore attenzione ai temi economici, una forte richiesta di consulenza nella gestione del proprio portafoglio ed una graduale propensione ad una maggiore diversificazione degli attivi, alla ricerca di una riduzione della volatilità e di rendimenti sostenibili nel tempo.
La diversificazione si è ottenuta attraverso un maggiore ricorso al risparmio gestito ed ai fondi comuni di investimento, con percentuali di crescita a due cifre. Oggi la componente gestita in un portafoglio raggiunge il 60% senza considerare l’incidenza dell’advisory nei depositi amministrati. In termini di fondi, gli investimenti si indirizzano in prevalenza sui comparti income e flessibili e in misura minore sui comparti azionari. Si inizia ad osservare un risveglio di interesse per i fondi a ritorno assoluto e si torna inoltre solo a parlare, per il momento, di alternativi”.

Alla domanda se MiFID II cambierà l'advisory per il settore del private banking e se la nuova direttiva viene percepita come una eccesso di regolamentazione, Molesini risponde che “l’advisory non è oggi trainato dalla Mifid.  A mio avviso oggi si evidenzia un vero interesse da parte dei clienti, in un mondo più complesso, a favore di una maggiore vicinanza con gli esperti di risparmio gestito ed una forte richiesta di consulenza ed assistenza nei propri investimenti. Un aumento della regolamentazione e della trasparenza comporterà nel tempo un effetto positivo per i migliori player del mercato e per i professionisti più capaci nell’industria del risparmio gestito".

 

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