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Intesa Sanpaolo, in vista uno sbarco in Borsa del ramo private


Come possibile motore di crescita, Intesa Sanpaolo punta forte sul private banking e non esclude l’ipotesi della quotazione. Nel ramo del private banking, “se dovessimo fare delle operazioni di acquisizione potremmo usare la quotazione come un’ipotesi di consolidamento”. Lo ha fatto sapere Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, a margine del World Economic Forum di Davos. Il manager ha sempre ammesso il fatto di considerare l’area del private come strategica. Nei mesi scorsi, infatti, ha parlato chiaramente di possibili operazioni nel settore con due obiettivi molto chiari: Gran Bretagna e Svizzera. Anche se non sono esclusi gli Stati Uniti e l’Asia.

Intendiamo crescere nelle dimensioni e internazionalizzare l’attività del risparmio gestito. Lo faremo scegliendo il partner giusto ma conservando il 51%”, ha aggiunto Messina. “Abbiamo avuto l’intuizione di diversificare nel settore del risparmio e dell’investment banking, che con i loro profitti ci hanno consentito di andare avanti in questi anni nei quali le sofferenze si mangiavano tutti i margini da intermediazione”. Ma oggi non pare ci siano piani specifici sul tavolo. Ma facciamo un passo indietro. Cà de Sass ha avviato un processo di riorganizzazione: a fine 2013 aveva 5.700 private banker e 164 miliardi di euro di masse gestite con Matteo Colafrancesco a capo della divisione fino al primo luglio 2015, quando gli succederà Paolo Molesini. Al responsabile private banking veniva di fatto chiesto di “servire il segmento di clientela di fascia alta“ e di essere a supervisionare “la gestione di Banca Fideuram, Fideuram Investimenti, Intesa Sanpaolo Private Banking, Sirefid, Fideuram Fiduciaria e Intesa Sanpaolo Private Banking Suisse, assicurandone il coordinamento complessivo”.

La questione, quindi, è piuttosto macchinosa. Sta di fatto che l’obiettivo è creare una delle realtà più grandi del private banking in Europa. In ogni caso la quotazione potrebbe rivelarsi una moneta preziosa di scambio in caso di operazioni di una certa rilevanza. Conclude: “L’Italia ci sta dando molte soddisfazioni e pensiamo di poter giocare un ruolo importante anche a livello internazionale. In Italia abbiamo Intesa Sanpaolo pb e Fideuram, che cominceranno a operare anche a Londra per la clientela italiana e riteniamo che questa attività possa crescere in misura rilevante”. Non ha escluso poi la possibilità di costituire una holding alla quale conferire tutte le attività nel private banking sotto marchi indipendenti. Lo stesso Messina non pare abbia mai disdegnato l’ipotesi di continuare a operare nel comparto con brand diversi. 

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