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Intervista a Massimo Doris: ricetta per un portafoglio ottimo? Diversificazione e meno volatilità


Il 2013 è andato molto bene per Banca Mediolanum. E il mese di aprile 2014 si è chiuso con una raccolta netta in fondi e gestioni a 527 milioni di euro, di cui 72 milioni attraverso il nuovo prodotto assicurativo “MyLife”.

"Siamo già a 1.214 mln di euro da inizio anno. Arriviamo da un 2013 da record e il 2014 non è da meno. Abbiamo messo a budget investimenti per dare ai banker strumenti per lavorare al meglio. Si parla di 133 milioni di euro sull’information technology, in crescita di oltre il 50% rispetto al 2013. Prevediamo investimenti di 67 milioni (+10% anno su anno) anche per il marketing. Inoltre puntiamo all’inserimento di più di un centinaio di nuovi family banker e sul lancio di nuovi prodotti", dice Massimo Doris in questa intervista rilasciata a Funds People.

La vostra strategia si è sempre basata su diversificazione temporale, tra titoli, geografica e territoriale, per potenziale di crescita, per tipologie di strumenti. Dove vi ha portato?

Se si guarda alla nostra raccolta negli ultimi 13 anni, possiamo dire di aver vinto la sfida sia rispetto al mercato sia rispetto all'indice Morgan Stanley World Globale, il cui andamento rispetto alla raccolta mostra che i clienti hanno continuato a investire anche nelle fasi di ribasso, riuscendo così ad approfittare delle opportunità che si sono create sui mercati. Crediamo che dare più diversificazione e meno volatilità equivalga a dare più qualità ai clienti. La diversificazione è quindi più che attuale.

Quindi non è la ricerca del fondo giusto l’unica cosa su cui concentrarsi…

Esatto. Scegliere un fondo sulla base di quanto è andato bene in precedenza non è garanzia di performance. E questo avviene sia per i fondi azionari sia per gli obbligazionari. Cercare di selezionare il fondo migliore è una battaglia persa. I nostri banker lo sanno e pertanto quando il patrimonio del cliente sale aumenta anche il numero di fondi. Non ci può essere nessuna scommessa su un singolo fondo, né su un singolo gestore, né su settori e paesi, e nemmeno nessun inseguimento delle performance passate, che si traduce nel comprare alto e vendere basso. Quindi nessuna scommessa con il risparmio dei clienti. Così si costruisce il successo.

Quali sono i risultati a cui puntate?

Se guardiamo alla classifica per patrimonio delle reti siamo secondi, dopo Fideuram. Abbiamo recuperato molto in questi anni ma c’è ancora molto da fare. Anche per numero di promotori siamo secondi: anche qui vogliamo migliorare. Infine, se ci misuriamo sul portafoglio medio dei family banker siamo al 7° posto con 11,9 milioni. Il mio obiettivo è arrivare a essere il numero uno nelle tre classifiche e anche in tempi molto brevi. Perché, anche se stiamo crescendo in termini di patrimonio medio, siamo ancora indietro. In passato, a differenza degli altri, abbiamo dato opportunità anche ai giovani, anche a chi proveniva da altri settori. Se guardiamo la tendenza, negli ultimi cinque anni siamo primi per raccolta totale netta, con 17,3 miliardi di euro. Significa che siamo sulla strada giusta. E nel percorrere questa strada gli investimenti in tecnologia avranno un ruolo di primo piano. 

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