Intermonte SIM: in arrivo un anno di crescita globale sincronizzata


Il mercato Italiano arriva da anni di notevole sottoperformance rispetto a tutti i mercati europei e globali, e il 2016 si sta chiudendo con un calo del 10% circa. Con riferimento ai rendimenti dei settori italiani rispetto a quelli europei, si nota come nell’ultimo anno i settori che hanno fatto peggio sono banche, assicurazioni e telecom mentre i vincitori in termini relativi sono capital goods, industriali ciclici e real estate. Banche e finanziari in particolare hanno dato un contributo negativo al calo degli utili nel 2016, nonché hanno fornito gran parte del recupero stimato per il 2017 grazie ad un rimbalzo di questi stessi. Non sorprendentemente, dopo una performance così insoddisfacente gli investitori sono ad oggi meno propensi a focalizzare i propri investimenti sul mercato italiano.

Guglielmo Manetti, vice direttore generale di Intermonte Advisory e Gestione, la divisione di Intermonte SIM che si occupa di risparmio gestito ed advisory, individua i temi principali che dovrebbero influenzare il mercato italiano nella prima parte dell’anno, sulla base sia di quanto è successo nel 2016 che degli eventi e trend che potrebbero ragionevolmente influenzare il mercato nei primi mesi dell’anno prossimo.

I principali driver di investimento del mercato italiano per il 1° semestre 2017

“Dopo diversi anni di crescite (o decrescite) asincrone tra le varie aree del mondo, il 2017 dovrebbe finalmente essere un anno di crescita globale sincronizzata, con il mondo visto crescere del 2.5%-3.0. USA e diversi Paesi emergenti sono attesi in crescita sopra la media mondiale, con l’Europa ancora sotto media a causa soprattutto di UK e degli effetti post Brexit”, spiega Manetti. E aggiunge, “Riteniamo che questo sia molto significativo: è infatti dal periodo 2002-2004, o dal rimbalzo generalizzato di tutte le principali economie dopo la crisi Lehman del 2009 o, infine, dal rimbalzo del 2014-2015 che non si verifica una crescita sincrona dell’Italia con le principali altre economie europee. Chiaramente, bisogna avere fiducia nella capacità previsiva del consensus”.

Il ritorno del rischio politico è stato probabilmente l’elemento caratterizzante del 2016, che ha avuto il suo culmine in 3 momenti precisi, ovvero Brexit, le elezioni americane e l’esito del referendum italiano sulla riforma costituzionale. Per quanto concerne la realtà italiana, “in quest’ottica vediamo una probabilità superiore al 50% che le elezioni si tengano nella seconda metà del semestre (giugno?) e meno del 50% di una accelerazione su marzo. Se da un lato non vogliamo comunque sminuire il rischio politico legato all’incertezza della politica italiana, osserviamo però come l’impatto di risultati politici avversi o comunque contro le aspettative sia stato decrescente nel tempo”, commenta Manetti. E aggiunge, “l’esperienza del 2016 mostra come l’incertezza politica abbia influenzato il mercato in maniera decrescente da Brexit in avanti".

Infine nell’ottica del rischio politico conclude, “quindi, senza voler sottovalutare l’impatto di una prolungata crisi politica in Italia, riteniamo che il rischio principale che potrà essere percepito dal mercato, ovvero un governo a maggioranza 5 Stelle con nuove elezioni, potrà essere mitigato dal tempo e dall’esito e forma della nuova legge elettorale. In quest’ottica vediamo un primo trimestre relativamente più “tranquillo” sul fronte politico italiano, con gli altri principali appuntamenti europei (elezioni in Francia e Germania) verso maggio e settembre”.

Per quanto riguarda la politica monetaria, il 2016 verrà ricordato come l’anno di massima compressione sui tassi di mercato dovuti all’azione della BCE ma anche come l’anno in cui l’effetto del piano di acquisti, dopo i picchi segnati nel mese di agosto ha mostrato la corda. La Banca Centrale Europea, analogamente a quanto fatto da altre banche centrali (in particolare quella giapponese), ha rivisto la politica monetaria in un quantitative easing 2.0, che punta ad impattare in maniera più dinamica sull’andamento dei tassi sulle varie scadenze, piuttosto che alla prosecuzione tout court del tentativo di tenere schiacciati i tassi. “Guardando al 2017 sembra che l’andamento di rialzo dei tassi a lungo sia destinato a proseguire ma, in un orizzonte temporale di breve (nei prossimi 3 mesi), è più probabile che si sviluppi una fase di consolidamento intorno ai livelli attuali”, spiega Manetti.

Da Intermonte Advisory e Gestione, ritengono inoltre che, insieme alla crescita globale sincronizzata, il rialzo atteso dei tassi di interesse legato soprattutto ad attese di inflazione in miglioramento potrà essere un altro importante driver per il mercato nel 2017. Infatti secondo Manetti, “uno scenario più benigno sui tassi, legato ad attese di crescita dell’inflazione e non all’ennesimo aumento del premio al rischio Italia, dovrebbe beneficiare il mercato italiano, ed in particolare i finanziari, a scapito dei settori più interest sensitive”.

Allargando un pò il contesto, il tema che dovrebbe/potrebbe beneficiare ulteriormente il mercato azionario globale, ed anche l’Europa/Italia seppur probabilmente in maniera minore, è legato al riposizionamento dei flussi dall’obbligazionario all’azionario. Dalla società di gestione ritengono che, “il movimento dei tassi dovrebbe contribuire a ribaltare almeno in parte il flusso enorme di asset che al momento sono ancora nell’obbligazionario, aiutato anche da un crescente attivismo della Fed in questo senso. Chiaramente l’Italia dovrebbe essere un beneficiario in maniera ridotta di un trend a favore dell’azionario, ma dato il livello bassissimo degli asset investiti in Italia, anche un incremento marginale potrà essere una buona notizia”.

Con uno sguardo all’M&A, Manetti commenta che, “malgrado tutte le difficoltà politiche (o forse anche grazie al fatto di avere un governo relativamente “debole” come quello attuale), riteniamo ci possa essere un ritorno del M&A nel 2017 che potrebbe addirittura coinvolgere anche il settore finanziario, dopo il forte rafforzamento patrimoniale del settore negli ultimi anni e all’interno di uno scenario più favorevole sul fronte tassi. Pensiamo quindi che all’interno di un portafoglio azionario Italia ci debba essere spazio per un gruppo di titoli che possono beneficiare di M&A”.

Infine, con riferimento al quesito se converranno meglio le large caps o le mid/small caps sul mercato italiano, Manetti sostiene che “la risposta a questo quesito è largamente dipendente dai settori che performeranno. Se, come crediamo, nella prima parte dell’anno ci sarà una prosecuzione del trend value vs growth, a beneficiarne saranno i settori quali finanziari e energetici, meno rappresentati nel segmento delle mid-small caps. Riteniamo che le mid-small caps continueranno a dare ottime soddisfazioni agli investitori vista anche la vocazione maggiormente internazionale di queste aziende, una positiva correlazione col dollaro e, più in generale, una buona esposizione a quella crescita globale sincronizzata che ci aspettiamo almeno nella prima parte dell’anno”. “Ci aspettiamo quindi un contributo positivo per il comparto delle mid-small caps ragionevolmente a partire dal secondo trimestre del 2017”, conclude l’esperto.

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