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India, previsioni economiche per il 2017


La rinascita economica dell’India deve molto al solido programma di riforme strutturali avviato dal Primo ministro Narendra Modi. Il programma prevede una riforma fiscale, una nuova legge fallimentare, una politica di controllo dell’inflazione, la liberalizzazione delle norme che disciplinano gli investimenti esteri diretti e lo snellimento della burocracia. La principale riforma di Modi è l’introduzione di un’imposta nazionale unica su beni e servizi che sarà molto efficace nel processo di trasformazione dell’India in un vero e proprio mercato unico. Se non fosse per la decisione inaspettata del governo indiano di eliminare le banconote di grande taglio in circolazione per emetterne di nuove, staremmo qui a definire il 2016 come l’anno della conferma del ¨miracolo indiano¨.

Secondo Avinash Vazirani, fund manager di Jupiter Asset Management, l’economia indiana potrebbe soffrire nel breve termine a causa della demonetizzazione ma le prospettive economiche per il 2017 e per gli anni successivi rimangono positive. La decisione del governo indiano di eliminare le banconote da 500 e 1000 rupie potrebbe avere delle ripercussioni sull’economia indiana nel breve termine, anche se l’implementazione della tassa sui beni e servizi (Good & Services Tax, GST) e la possibilità di tagli ai tassi di interesse fanno ben sperare per le prospettive di lungo termine del Paese. Le banconote ritirate costituiscono circa l’86% del valore dei contanti in circolazione, per un totale di circa 22 miliardi di dollari americani. Questo fenomeno in India viene chiamato demonetizzazione ed è finalizzato a ridurre i livelli di ricchezza sommersa o “denaro sporco”. Il risultato sarà il trasferimento di denaro dai possessori di denaro “sporco” al governo.

Il fund manager precisa che ¨questa decisione causerà problemi nel breve termine, poiché l’economia indiana è basata principalmente sul contante, infatti prima di questo cambiamento il 98% delle transazioni avveniva in denaro contante¨. Nel lungo periodo, questa ¨scommessa¨ del premier indiano dovrebbe influenzare positivamente l'economia indiana. L’obiettivo del governo è quello di introdurre un cambiamento sostanziale nell’economia indiana, rendendola ¨cashless¨ ossia ridurre l’uso del contante e favorire l’utilizzo di carte di credito e di debito (questa decisione coinvolge solo il 10% della popolazione che detiene circa il 75% della ricchezza nazionale).

Il gestore spiega che ¨il governo potrebbe utilizzare questo denaro per un aumento nella spesa in infrastrutture o per aumentare i sussidi per gli strati più poveri della popolazione, che hanno una propensione maggiore alla spesa¨. Il governo ha gettato le basi per queste politiche aprendo oltre 270 milioni di nuovi conti bancari al fine di assicurare l’accesso ai servizi finanziari a persone con un basso reddito. Il nuovo sistema Direct Benefit Transfer permetterà al governo di trasferire i sussidi economici direttamente ai conti correnti dei beneficiari.

L’imposta nazionale unica sui beni e servizi sarà probabilmente presentata entro aprile 2017. L’esperto spiega che ¨le ricadute positive di questa riforma saranno incisivi e di vasta portata per il Paese. Un regime fiscale armonizzato unico non solo aumenterà le entrate del governo centrale, ma sarà fondamentale per passare ad un’economia formale e per abbassare i costi legati alla logistica delle aziende. La combinazione della demonetizzazione e l’introduzione della tassa sui beni e servizi dovrebbe aumentare di molto le entrate fiscali del governo e spingere verso un’economia regolata¨.

L’economia indiana al momento è caratterizzata da incertezza ed è improbabile che ci sia una crescita del PIL nei prossimi sei mesi, in quanto la spesa dei consumatori subirà un calo a causa dell’assenza di liquidità. I prossimi mesi porteranno anche alcuni aspetti positivi, in quanto il cambio di preferenze dagli asset fisici a quelli finanziari influenzerà positivamente l’economia indiana a spese degli evasori fiscali e dell’economia sommersa. Se i tassi di interesse dovessero abbassarsi, molte società trarrebbero beneficio da costi di finanziamento più leggeri, per cui il fund manager ritiene che in India si possa parlare di volatilità nel breve termine, ma di guadagni nel lungo termine, in quanto le prospettive per l’economia nazionale e per il mercato azionario indiano sono assolutamente positive in un’ottica di lungo periodo¨.

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