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India, Europa e Giappone. Ecco come muovere i portafogli


Sulla base delle attuali previsioni di crescita degli utili aziendali, già ampiamente riviste al ribasso negli ultimi mesi, le valutazioni sono diventate attraenti per alcuni Paesi.  In America, si è riassorbita la sopravvalutazione che ha lungamente caratterizzato l’S&P500. In generale, occorre fare scelte di investimento molto selettive. Parola di Emilio Franco, CFA, vice direttore generale e responsabile investimenti di UBI Pramerica SGR

L'ampiezza dell'attuale correzione dei mercati (-16% per l'EuroStoxx dall'inizio dell'anno ha colto di sorpresa molti operatori. Di fronte a questo tipo di andamenti, occorre reagire e cercare di comprendere le paure dei mercati e stabilire se siano giustificate o meno. Sta di fatto che l'azionario oggi è sempre più volatile. Come va trattata questa asset class?
E’ necessario concentrarsi sul corretto orizzonte temporale di lungo termine. E’ su di esso che storicamente il mercato azionario è in grado di realizzare dei sovra-rendimenti importanti rispetto al “risk free”. Oggi, l’elevato premio per il rischio implicito nelle quotazioni correnti dell’equity indica proprio questo. La recente volatilità non deve essere eccessivamente enfatizzata e bisogna evitare di reagire emotivamente alle fluttuazioni di breve. Le banche centrali dovranno intervenire aggressivamente per far rientrare il restringimento delle condizioni finanziarie, che rappresenta una potenziale minaccia alla crescita, già bassa. Il “worst case scenario”, una recessione in USA, ci pare per il momento almeno improbabile, il che rende poco plausibile il ripetersi di un mercato orso della severità e della durata degli ultimi due, che furono appunto accompagnati da una contrazione economica.

Dove si trova valore?
Sulla base delle attuali previsioni di crescita degli utili aziendali, già ampiamente riviste al ribasso negli ultimi mesi, le valutazioni sono diventate attraenti in chiave storica nei mercati azionari di Euro zona e in Giappone.  In America, si è riassorbita la sopravvalutazione che ha lungamente caratterizzato l’S&P500. 

L'equity Europa, a detta dei più, è il listino dove stare adesso e nel futuro. Lei è d'accordo? Le piace il settore finanziario europeo, oggetto di consolidamento? È comunque da preferire a quello USA? Se sì, perché?
Continuiamo a preferire il mercato azionario dell'area Euro, perché è supportato da una pluralità di fattori: le valutazioni sono diventate molto attraenti, il ciclo economico è in ripresa, sostenuto dall’azione accomodante della BCE, che favorisce tassi governativi bassi e euro debole, da una politica fiscale almeno lievemente espansiva e dall’effetto positivo per noi importatori del calo dei prezzi del petrolio e delle altre materie prime. Nelle ultime settimane sta aumentando il rischio che le aspettative descritte non si materializzino, a causa del severo restringimento delle condizioni finanziari. Ci aspettiamo che le banche centrali, BCE in primis, reagiscano in modo energico, favorendo la realizzazione dello scenario centrale positivo.  

Il contesto generale è complesso per le banche. Cosa ne pensa?
Tassi molto compressi, addirittura negativi sui depositi presso alcune banche centrali, bassa crescita delle economie e quindi del credito e oggi anche rinnovate turbolenze finanziarie rappresentano sfide imponenti sui business model . Se a tutto ciò aggiungiamo le regolamentazioni sempre più stringenti aventi l’obiettivo di ridurre la leva, le nuove regole di risoluzione delle crisi bancarie, che erodono la fiducia del mercato e dei risparmiatori e il problema di “legacy asset” non ancora superato (ad esempio, NPL in Italia e “level 3 assets” per Deutsche Bank) si arriva a redditività contenute, in media sotto il costo del capitale. Da qui un’inesorabile compressione delle valutazioni, che specialmente in Europa trattano a livelli in precedenza associati alle peggiori fasi delle crisi. Da qui la necessità di scelte di investimento molto selettive miranti a puntare su chi ha vantaggi sostenibili che si traducono in redditività sostenibile e superiore alla media.  

Tutti in fuga dall'azionario emergente. Ci sarebbe invece qualche opportunità, magari sul lungo periodo?
Nel breve, pensiamo che saranno probabilmente ancora soggetti a volatilità e potenziale pressione. Nel medio e lungo termine, alcuni paesi offrono un assai interessante profilo di crescita legato ai trend demografici, all’urbanizzazione e al progresso della produttività. Un esempio su tutti è l’India. Ad ogni modo, la discesa dei mercati azionari emergenti non ha ancora aperto segnali forti  di sottovalutazione. Gli utili aziendali hanno infatti continuato a scendere, per l’effetto della discesa del prezzo del petrolio e delle materie prime, nonché per il deleveraging  in atto in alcune economie, Cina per prima. L’inversione della dinamica dei profitti non ci sembra prossima, anche alla luce del  fatto che le banche stanno rendendo sempre più restrittive le condizioni di accesso al credito.

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