Indebolire l'euro per rafforzare la competitività


Le revisioni al ribasso dei benefici attesi per le imprese europee per il 2014, dal 14% al 5%, hanno causato di nuovo un certo disagio tra investitori dei mercati europei. Infatti, in molti credevano che la ripresa dell'Europa, insieme con la crescita del resto del mondo, avrebbe fatto riconquistare gran parte del terreno perso durante gli anni della crisi economica. Una parte di questa delusione è motivata dalla forza dell'euro, soprattutto nei confronti del dollaro e delle valute dei paesi emergenti. Tuttavia, l'euro potrebbe essere influenzato negativamente dalle nuove misure della BCE, che vanno nella direzione di indebolire la moneta unica europea per guadagnarci in competitività.

Nel suo ultimo post sul blog Proyect Syndicate, il premio Nobel dell'Economia Michael Spence afferma che ci sono "tre questioni complementari che sembrano essere cruciali per la ripresa dell'Europa. La prima, principalmente relativa alla Banca Centrale Europea, riguarda la stabilità dei prezzi ed il valore dell’euro. La seconda è fiscale e la terza strutturale".

"I tassi dell’inflazione, ora ben al di sotto del target annuale della BCE pari al 2%, oscillano all’interno della zona a rischio di deflazione. Dato che la deflazione tende ad aumentare il peso reale del debito sovrano e delle passività della pubblica amministrazione, come i sistemi pensionistici, un eventuale contesto deflazionistico metterebbe a rischio le condizioni, già fragili, delle finanze pubbliche di molti stati e inibirebbe la crescita", spiega l'esperto.

Per quanto riguarda il valore dell'euro, "in un contesto post crisi nel quale sono state implementate delle politiche monetarie non convenzionali ed aggressive in alcuni paesi avanzati, le politiche meno aggressive della BCE (determinate dalle condizioni più restrittive del suo mandato) hanno portato ad un tasso di cambio che ha danneggiato la competitività ed il potenziale della crescita dei settori tradable di molte economie dell’eurozona" afferma Spence."Quest’aspetto è fondamentale in quanto nella maggior parte delle economie si sono verificate, nel periodo precedente la crisi, delle modalità di crescita non sostenibili caratterizzate da alti livelli di domanda interna aggregata. Un euro più debole aiuterebbe a sanare questo contesto".

E continua, "la BCE lo sa e, senza farlo in maniera troppo esplicita, sta espandendo i suoi programmi legati al prezzo d’acquisto per aumentare l’inflazione e far scendere l’euro". Il Presidente della BCE, Mario Draghi, ha detto esplicitamente che ripristinare il target dell’inflazione e indebolire l’euro non rappresenta una strategia di crescita. "Sono necessarie delle riforme difficili per regolarizzare le condizioni fiscali di diverse economie nazionali al fine di aumentare la flessibilità strutturale, e la BCE non può fare tutto questo da sola".

"L’Europa ha una possibilità reale di fare un ottimo affare tramite l’implementazione da parte dei paesi membri di riforme strutturali e fiscali in cambio di un allentamento a breve termine delle restrizioni finanziarie finalizzato ad un aumento degli investimenti, e non delle passività, per una ripresa rapida e sostenuta della crescita. In un contesto simile anche gli investitori privati sarebbero spinti a dare un contributo all’accelerazione della ripresa. La sfida è ora quella di saper cogliere quest’opportunità" conclude.

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