In questa fase il principale elemento di warning per i mercati è rappresentato dalla performance


Proseguono i segnali costruttivi a sostegno dei mercati finanziari. L’economia europea continua a fornire indicazioni di progressivo miglioramento, come viene evidenziato dai vari indicatori anticipatori, quali indici di fiducia e indici PMI. In questo senso sono significativi i segnali che arrivano dall’Italia, una delle aree più in difficoltà e solitamente meno reattive: dati incoraggianti sono giunti dai vari indici di fiducia e dal PMI manifatturiero che ha registrato un netto miglioramento, riportandosi sopra la soglia di espansione. Per quanto i miglioramenti siano contenuti, è bene tenere presente che la maggior parte delle leve che dovrebbero azionare la crescita hanno iniziato da poco a dispiegare i loro effetti: a partire dalla debolezza di euro e petrolio, passando per il miglioramento del ciclo del credito, per arrivare alle riforme, senza dimenticare che deve ancora prendere ufficialmente il via il QE della BCE.

Sul fronte americano l’argomento centrale resta l’evoluzione della politica monetaria della FED: dall’audizione al Congresso della Yellen della settimana scorsa è risultato evidente che la presidente della FED ha voluto garantirsi la massima flessibilità possibile e l’azione della Banca Centrale americana è diventata ancora più 'data dependent', con particolare riferimento al mercato del lavoro ma soprattutto ai dati sull’inflazione. Continuiamo a ritenere probabile che la Yellen (considerata anche la visione di alcuni autorevoli membri votanti del FOMC) potrebbe optare per un rialzo dei tassi di interesse in tempi abbastanza stretti (terzo trimestre), salvo poi essere molto cauta negli interventi successivi: una soluzione che potrebbe non disturbare troppo i mercati”, precisa. Sul fronte geopolitco, si è assistito a un allentamento delle tensioni: per quanto attiene la situazione greca, pur restando estremamente delicata, dovremmo andare incontro a settimane più distese dopo la concessione di una proroga di quattro mesi del vecchio piano di finanziamento da parte dell’Eurogruppo, mentre sul fronte russo-ucraino lo spazio di manovra di Putin sembra limitato stretto nella morsa di un’economia in difficoltà e di un basso prezzo del petrolio.

Alla fine, in questa fase il principale elemento di warning per i mercati è rappresentato dalla performance (DAX e FTSEMIB sono a +17% da inizio anno, mentre l’S&P500 è a +3%, che diventa però +11% in euro) e da un livello di compiacenza degli investitori decisamente alto (per certi versi stupisce vedere uno strategist come Yardeni che ha sempre sponsorizzato il tema del “go home”, cioè privilegiare l’investimento sugli Stati Uniti, sottolineare alcuni elementi di attrattività dell’investimento sulle Borse europee). Se è vero che la performance e il consenso sono elementi che se letti in un’ottica contrarian possono consigliare di non sbilanciarsi in misura eccessiva in termini di aggressività nel breve termine, da soli non sono però sufficienti a giustificare un’inversione del trend positivo di fondo. Per questo motivo continuiamo a mantenere una visione di medio termine favorevole per il mercato azionario, con una preferenza per l’Europa. Da considerare anche le valutazioni relative rispetto al mercato Usa. Nel breve termine la 'scommessa' sull’Europa non dovrebbe richiedere particolari controprove, sarà però diverso fra qualche mese quando gli operatori pretenderanno di vedere segnali più concreti dall’economia e soprattutto inizieranno a valutare se i miglioramenti degli ultimi mesi saranno di natura ciclica oppure evidenzieranno anche elementi di carattere più strutturale.

Società

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