In Italia vincono l’Europa e l’ottimismo. Ora, però, ci vogliono le riforme


Nel giorno del post elezioni europee, Piazza Affari apre con uno sprint e arriva a toccare fino al 3%. In altre parole, in Italia vincono l’Europa, la fiducia e la volontà di un processo riformista. E mentre la deriva euroscettica dovrebbe fungere quindi da contrasto senza però minare la governabilità, gli investitori torneranno ad aprire le proprie posizioni verso l’Italia. Parole degli esperti sentiti da FundsPeople a elezioni europee appena concluse.

“I risultati delle elezioni europee di ieri, con la vittoria schiacciante del Pd, mostrano un dato costruttivo e molto sopra le aspettative. Questo darà forza al governo e, si spera, al processo delle riforme. Per la comunità finanziaria il dato è positivo, dà fiducia agli investitori internazionali che erano un po’ preoccupati e avevano in parte cominciato a rallentare gli investimenti verso il Paese.

Questo risultato dimostra che l’Italia è un partner europeista solido”, commenta Nicola Trivelli, direttore generale e cio di Sella Gestioni. E continua: “oggi abbiamo bank holiday e il movimento attuale non riflette ancora pienamente quello che arriverà dall’estero. Può essere però che domani vedremo segnali interessanti dal punto dei vista dei flussi”.

Aggiunge Di William de Vries, a capo dell’obbligazionario core di Kempen Capital Management: “guardiamo con molto interesse all’esito delle elezioni europee in Italia. L’esperienza insegna che i risultati delle elezioni europee sono sempre correlate con la situazione interna dei singoli paesi e molto meno con le sorti di Bruxelles. Soprattutto in quei paesi che hanno dovuto affrontare difficoltà, come è stato per l’Italia. Il voto europeo ben si presta a esprimere il malcontento rispetto ai politici nazionali. Forse l’esito elettorale servirà a confezionare qualche gustoso titolo sui giornali e a creare un po’ di dramma politico, ma secondo noi l’impatto sui mercati obbligazionari rimarrà molto limitato. Quello che conta è che il cammino verso una ripresa solida è stato intrapreso”. Ora si spera che la commissione europea diventi più operativa  e meno burocratica rispetto al passato.

Precisa Trivelli: “il mercato azionario, soprattutto dell’area euro, potrebbe farsi molto interessante nel corso dei prossimi sei mesi in scia a una Bce più disponibile è più concreta, a un’Europa che ragiona sul lavoro e sulle riforme e con un  antieuropeismo che può esser un pungolo importante senza però mettere a rischio la governabilità europea”. La comunità finanziaria non ha dubbi sul fatto che Mario Draghi saprà riflettere le aspettative del mercato. Ora il tema principale è quello della liquidità. La direzione, oggi, è quella di dare il via a finanziamenti finalizzati al settore dello sviluppo del credito a lungo termine, come l’acquisto di titoli con un sottostante tipo i presiti alle aziende. Gli effetti li vedremo più a lungo ma questa è la direzione e il mercato azionario dovrebbe beneficiarne. Mentre sul fixed income, gli spread hanno stretto parecchio, i tassi sono bassi. Lo spazio di performance è piuttosto ridotto”.

Positivi anche da Alkimis SGR. Dice Massimo Morchio, ceo del gruppo: “i risultati rafforzano la posizione di Renzi ai fini di una riforma del sistema e del fatto che per arrivare a dei risultati, non ci sarà bisogno di un eccesso di negoziazione. L’attesa è per una capacità dell’Italia di intraprendere un vero processo di riforme. Tutto positivo, insomma. Sugli spread, sui mercati azionari e sul rinnovato appetito riguardo la periferia europea da parte degli investitori internazionali”.

Atteggiamento positivo anche da parte di Holger Sandte, analista Nordea, “il risultato delle elezioni in Italia può essere visto come un consapevole voto di fiducia per il governo riformista di Matteo Renzi. In generale, Francia a parte, i risultati mostrano un atteggiamento ottimista e costruttivo verso l’Europa. Non ci sono notevoli partiti anti-europei nemmeno in Spagna e Portogallo. In molti paesi i populisti e gli estremisti hanno ottenuto risultati peggiori del previsto”.

Conclude Stefano Fabiani, responsabile gestioni patrimoniali di Zenit sgr: “le elezioni europee hanno portato volatilità sui mercati, fungendo da pretesto per prese di profitto sui mercati periferici, Italia in particolare, dove si temeva una affermazione più netta dei partiti anti euro e anti sistema. A risultati conosciuti il quadro è meno lineare da interpretare: sicuramente in Europa c’è una sostanziale affermazione dei partiti che hanno cavalcato la protesta contro l’euro, con i casi più eclatanti, per la rilevanza dei paesi, in Francia e in Uk. In Germania e Italia invece i risultati mostrano una tenuta dei partiti al governo, e soprattutto il risultato italiano allontana le paure pre-elettorali che avevano fatto perdere al nostro mercato il buon momento in termini di performance. In sintesi, come impatto sui portafogli viene meno il timore isolato sui periferici, si crea invece un problema più generalizzato sull’area euro che deve trovare meccanismi di politica monetaria e di politica reale in grado di far ripartire la crescita dei paesi membri e far venire meno le ragioni della protesta”.

L’appuntamento di giugno con la Bce sarà un primo vero banco di prova in questo senso. Intanto in Italia, da domani, sono in programma aste importanti.

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