In Europa, le scadenze da preferire sono quelle tra 4 e 7 anni


Nella giornata di mercoledì dati macro USA e tensioni politiche in Grecia hanno affossato le Borse. Sul tratto a dieci anni la forchetta tra benchmark italiano e tedesco è giunta secondo dati TradeWeb a superare i due punti percentuali pieni con un picco intraday a 203,2 centesimi, massimo dal 13 febbraio, e il rendimento del decennale BTP si è spinto a 2,751%. Di converso, i potente flusso degli acquisti rifugio ha compresso il tasso sul Bund decennale fino al nuovo minimo record di 0,716%. Come comportarsi sul fronte del debito italiano? Risponde Guido Casella, gestore del gruppo Azimut.

Sul fronte obbligazionario, quali scadenze potrebbero avere un senso oggi, considerando che il contesto prossimo potrebbe essere influenzato dal rialzo dei tassi americani?

Gli ultimi dati spostano in avanti l’aspettativa del rialzo dei tassi americani. Le scadenze da preferire in Europa sono quelle tra 4 e 7 anni dal momento che la politica monetaria della Banca Centrale Europea garantisce tassi prossimi allo zero per almeno i prossimi quattro anni e quindi mettendo al riparo dagli eventi americani le scadenze meno lunghe.

Come cavalcare la divergenza nella politica delle banche centrali in un portafoglio?

Comprando dollari su scadenze brevi con cautela tutte le volte che l’euro si apprezza.

Quali considerazioni macro vanno fatte, alla luce di tutti i prossimi appuntamenti che la BCE ha messo in agenda?

Le ultime misure adottate non sono ancora state implementate ma il mercato assegna a queste scelte scarsa probabilità di successo e si aspetta un QE sui titoli governativi. Personalmente ritengo che si debba avere pazienza, almeno qualche mese, per vedere se la domanda di credito verrà stimolata da quelle misure.

Quali titoli del tesoro italiano vanno messi in portafoglio e, a livello di asset allocation, su cosa è sovrappesato e su cosa è sottopesato? Quali previsioni sullo spread per i prossimi mesi?

Lo spread dovrebbe mantenersi fra 120 e 175 centesimi. Se il rendimento dei titoli tedeschi resterà basso sarà difficile per molti investitori rinunciare a uno spread doppio rispetto al bund. Tra i titoli suggeriamo il BTP 2.15 con scadenza a dicembre 2021, il BTP 5.5 con scadenza settembre 2022 e il BTP 4.5 con scadenza marzo 2026. Da evitare il comparto a 30 anni che, seppure sia l’unico che offra un rendimento sopra il 3% lordo, non offre abbastanza per giustificare un così grande allungamento delle scadenze a tassi storicamente così bassi.

E il nuovo BTP Italia?
Va considerato. Si colloca sui 6 anni di scadenza e ha l’ulteriore vantaggio di un rendimento che non sconta un tasso d’inflazione molto superiore allo zero, cosa che oggi sembra normale ma che nei prossimi anni potrebbe rendere questa categoria di titoli più redditizia dei Btp con omologa scadenza ma senza il recupero dell’inflazione.

Società

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