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In attesa del varo di Azimut Capital Management SGR, ecco come cambia la governance


Il giorno prima dell’assemblea degli azionisti di Azimut Holding, è arrivato da Bankitalia l’ok alla scissione con incorporazione di Azimut Consulenza SIM in Azimut Capital Management SGR. Una decisione attesa da oltre un anno, quando il CdA del gruppo aveva deliberato l’integrazione tra produzione e distribuzione per razionalizzare gli assetti societari e sottrarsi all’applicazione della direttiva CrdIV, “con la conseguente liberazione di gran parte del patrimonio”, dice un analista che preferisce non essere citato. L’assemblea degli azionisti, poi, ha approvato il bilancio 2015: un utile netto consolidato di 247,4 milioni, in forte crescita rispetto ai 92,1 milioni nel 2014, approvazione della distribuzione di un dividendo di 1,5 euro per azione (0,78 euro nel 2014), di cui 0,5 euro corrisposti con stacco cedola il 23 maggio e il restante euro entro 30 giorni dalla cancellazione del gruppo Azimut  dall’albo delle SIM. A questo riguardo l’assemblea si è espressa favorevolmente sull’opportunità di proseguire nella valutazione dell’ipotizzato progetto di trasferimento della sede legale della società all’estero “laddove non arrivi nelle prossime due, tre settimane”, precisa la società, “l’ultima parte del nulla osta al processo di riorganizzazione societaria volto a escludere Azimut  dall’applicazione della direttiva Crd IV”.

Nel caso il CdA ritenesse di procedere nell’operazione di trasferimento, si renderà necessaria un’assemblea straordinaria per le deliberazioni del caso. E proprio la questione di spostare la sede all’estero ha sollevato qualche perplessità. Tanto che l’agenzia Standard Ethics aveva messo sotto osservazione il giudizio su Azimut perché “lo spostamento della sede per ragioni fiscali è una scelta controversa in base al modello valutativo poiché impatta negativamente su vari stakeholder, tra cui il fisco nazionale”. La società che ha il patron in Pietro Giuliani aveva replicato che si tratta di una posizione “priva di fondamento perché, come ampiamente descritto nella relazione del CdA depositata e pubblicata il 18 marzo 2016, le motivazioni sull’opportunità di proseguire con l’ipotesi di trasferimento della sede legale all’estero sono completamente diverse da quanto riportato da Standard Ethics”.

La prima riunione del nuovo CdA ha confermato il presidente Pietro Giuliani come amministratore delegato ad interim (in attesa dell'individuazione, prevista entro l'estate, del nuovo ad) e ha definito la nuova governance societaria con la nomina di Marco Malcontenti come co-amministratore delegato, così come per Paola Mungo, che però dal secondo esercizio ricoprirà la carica di vicepresidente non esecutivo. Paolo Martini è stato nominato invece co-direttore generale con ampie deleghe commerciali per lo sviluppo del business. Al riguardo Giuliani ha precisato che “una volta ricevute le autorizzazioni mancanti e completato il processo di fusione tra la SIM e la SGR è mia intenzione proporre Martini come AD della nuova società Azimut Capital Management”, che integra le due anime di gestione e distribuzione (oltre 85% delle masse intermediate, 1.700 persone).

L’idea è di continuare in una forte crescita in Italia che si basa su tre linee di business: rete di consulenti finanziari, wealth management e istituzionali. Nel CdA che ha terminato il proprio mandato, rinnovato per il prossimo triennio, ci sono i nuovi ingressi di Claudio Foscoli (già membro del cda di Azimut Consulenza SIM) e Marzio Zocca (già all’interno del CdA di Azimut Capital Management SGR). Infine, l’assemblea si è espressa a favore sulla determinazione del compenso del CdA ma non ha approvato l'integrazione straordinaria degli emolumenti una tantum agli amministratori uscenti.

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