Il valore della currency per un portafoglio


Riuscire a calcolare con largo anticipo l’andamento delle valute internazionali e individuarne le soluzioni è una grande opportunità sul fronte degli investimenti. Parola di Lucio Sarno, professore di finanza alla Cass Business School di Londra che lo scorso 11 novembre ha condotto l’intervento conclusivo della Morningstar Investment Conference che si è tenuta a Milano presso la sede di Borsa Italiana. Le currency, in altre parole, sono un’asset class dal grande potenziale e sono ormai presenti in molti portafogli, compresi i bilanciati, apparentemente a rischio contenuto. È per questo che ci vogliono gestori attivi molto capaci, dato che la valuta è uno strumento molto utile come mezzo di gestione del rischio o come strumento di copertura ma è da maneggiare con prudenza ed è complicato prevederne l’andamento.

“Uno dei problemi principali, quando si ha a che fare con i cambi delle monete, è riuscire a fare una valutazione nel lungo periodo”, spiega Sarno. In altre parole, “non c’è un modello vincente o affidabile rispetto ad altri. E questo è un problema non solo per gli investitori ma anche per i responsabili delle politiche monetarie delle banche centrali che hanno bisogno di conoscere quali sono i livelli di sopravalutazione o sottovalutazione delle divise. La fine del QE, ovvero degli stimoli della Federal Reserve all’economia USA, i dati macro europei e le scelte economiche della Cina sono tre esempi diversi che hanno come conseguenza l’influenza sull’andamento delle valute e, quindi, gli effetti sul rendimento finale per l’investitore. Bisogna, in altre parole, riuscire ad avere le idee chiare sui tassi di cambio valutari ma è molto difficile dato che ci sono parecchi elementi che condizionano i rapporti di cambio fra le divise.

Sarno, insieme a Lukas Menkhoff (Kiel), Maik Schmeling (Cass Business School) e Andreas Schrimpf (Bank for International Settlements), sta lavorando a un nuovo metodo per determinarne il cosiddetto fair value. Ovvero, abbiamo scoperto che la differenza di produttività da sola non basta per vedere quanto è distante una valuta dal suo fair value. Un elemento importante è quella che chiamiamo ‘qualità dell’export’: un fattore molto diverso da paese a paese. Ogni differenza tra valore delle monete in tutto il mondo ha senso solo se corretto per questo indicatore. In ogni caso, comunque, “i temi coinvolti sono i tassi di interesse, l’inflazione, la produzione, la bilancia commerciale, l’emissione di moneta”, continua il professore. “È per questo che è difficile arrivare a un modello di calcolo che riesca a tenerli in considerazione tutti. Per i trader in valute, ad esempio, tassi di interesse e procedure decisionali delle banche centrali sono gli elementi principali. Nel lungo periodo, invece, le differenze di produttività fra gli stati e la loro capacità di mantenere un debito sostenibile possono fare la differenza per gli investitori”.

Tassi di cambio delle valute sono casuali o possono essere previsti? “L’esperienza e gli studi accademici dimostrano che trattasi di fenomeni prevedibili”, spiega Sarno. Precisa: “ci sono molti investitori che hanno avuto successo per lunghi periodi di tempo e, spesso, utilizzando strategie semplici per riuscire a catturare il valore reale delle divise. Significa che è possibile individuare le informazioni rilevanti per prevedere l’andamento delle valute in maniera sistematica. Non può essere solo fortuna”. 

Società

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