Il sentiment dei gestori sulle Borse ai livelli più bassi da inizio anno


A ottobre, il sentiment dei gestori sulle piazze finanziarie globali scende ai livelli più bassi dall’inizio dell’anno. E’ quanto emerge dall’ultimo sondaggio mensile condotto da Morningstar tra le principali case di investimento che operano in Italia a cui hanno partecipato 29 asset manager e strategist. Nel complesso, il Morningstar Italy Investment Sentiment index (Miisi), costruito sulla base delle probabilità attribuite a diversi scenari (mercati in salita, stabili o in discesa) su un orizzonte di sei mesi, indica uno scenario che tende alla neutralità per le azioni e al ribasso per i prezzi dei titoli governativi e il cambio euro/dollaro.

Doccia fredda sull’Eurozona 

A ottobre, l’indice di sentiment sulle Borse europee scende a 56,23 punti, dieci in meno rispetto a settembre (dove 100 rappresenta la massima certezza di rialzo e 0 di ribasso). Eurolandia è l’area che risente maggiormente del cambio di atteggiamento degli investitori. Preoccupano i dati macro deludenti, soprattutto in Germania, e la possibilità che l’Eurozona si trovi in una situazione simile a quella giapponese. I gestori si attendono, inoltre, una politica più pro-attiva da parte della BCE, che li ha delusi nell’ultima riunione, dalla quale non è emerso un impegno chiaro per espandere il suo bilancio, in modo da provocare un rialzo dell’inflazione e stimolare il credito alle imprese.

Piazza Affari delude 

E’ in netto calo ad ottobre anche l’indice di sentiment sull’Italia, che passa da 68,33 punti a 57,84. Negli ultimi sei mesi, il Ftse Mib ha perso l’1,26% (al 1 ottobre), smentendo le aspettative dei gestori che ad aprile avevano indicato un trend positivo per Piazza Affari nei successivi sei mesi. Il Belpaese, dicono i gestori, è quello che più ha necessità di accelerare il processo di riforma, dato che l’economia è in recessione e il debito pubblico rappresenta circa il 130% del Prodotto interno lordo (PIL).

La Fed rassicura Wall Street 

Rispetto all’Europa, Wall Street risente meno del cambio delle aspettative dei gestori. L’indice Miisi scende a 57,5 punti dai 61,48 di settembre. Gli Stati Uniti hanno chiuso il secondo trimestre con una crescita del 4,6% annuo e si stima possano terminare il terzo con un incremento del 3%. Inoltre, il mercato del lavoro continua a dare segnali positivi e la Federal Reserve sembra intenzionata a lasciare invariati i tassi di interesse ancora a lungo. L’inflazione, sotto l’obiettivo del 2%, non desta preoccupazioni e il dollaro sempre più forte mantiene sotto controllo i costi di importazione e i prezzi al consumo.

Luci ed ombre su Tokyo

La raffica di revisioni al ribasso del sentiment tocca anche la Borsa di Tokyo, che però rimane quella con lo scenario più favorevole tra i paesi sviluppati. L’indice Miisi passa da 68,84 a 60,62 punti. Il Nikkei è salito quasi del 10% negli ultimi sei mesi, ma gli sforzi del governo, guidato da Shinzo Abe, per rilanciare l’economia, non sembrano ancora dare i risultati sperati. Tuttavia, le aziende hanno continuato a migliorare i profitti, dopo i processi di ristrutturazione e taglio dei costi realizzati negli anni passati.

Emergenti a un bivo

Il clima di avversione al rischio penalizza i mercati emergenti, con l’indice di sentiment che scende da 64,52 punti di settembre a 57,14, nonostante il buon andamento di queste Borse negli ultimi sei mesi. I Paesi in via di sviluppo hanno finora beneficiato del clima favorevole che si è respirato a livello globale, ma devono fare i conti con la debolezza nei prezzi e nei volumi delle materie prime e la necessità di dipendere meno dalle esportazioni.

Mercati obbligazionari sotto pressione

Nel reddito fisso, gli indici di sentiment sui prezzi dei titoli core (Bund tedesco e Treasury americano) e del BTP italiano rimangono sostanzialmente invariati rispetto a settembre. Prevale lo scenario ribassista. Come si legge in una nota di Threadneedle, gli investitori in obbligazioni si trovano di fronte a importanti sfide, tra cui i bassi tassi di interesse che sono destinati a salire, il rischio di liquidità e l’impatto di cambiamenti come l’uscita di Bill Gross, il più grande investitore in bond al mondo, da Pimco, società che lui stesso aveva fondato. Dopo aver superato i 50 punti a settembre, i mercati obbligazionari emergenti tornano in uno scenario ribassista. Tuttavia, in un quadro caratterizzato da bassi tassi di interesse, i gestori considerano attraente il debito delle aree in via di sviluppo in valuta forte (ad esempio in dollari).

Euro ancora giù

L’indice Miisi sul rapporto di cambio tra euro e dollaro sale leggermente ad ottobre a 32,84 punti (30,69 a settembre). I gestori si aspettano un ulteriore calo della moneta comunitaria a fronte di politiche monetarie divergenti intraprese dalle Banche centrali delle due sponde dell’oceano.

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