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Il boom delle commodities


Il boom delle materie prime, verificatosi lo scorso anno, sta attirando l’attenzione di molti fondi sia comuni di investimento che fondi pensione. Ciò non si verificava dalla fine dell’ultimo rally, più di cinque anni fa. Dopo aver visto i primi rendimenti annuali, registrati dalle materie prime dal 2010, i gestori patrimoniali di fondi, e di fondi di dotazione, con una predisposizione a lungo termine, stanno aumentando le partecipazioni nei singoli mercati o in indici più ampi, come il Bloomberg Commodity Index e lo Standard & Poor’s GSCI.

I maggiori investitori sono motivati ​​dai segnali che confermano che il mondo sia finalmente uscito da un decennio di crescita economica debole, e dall’inflazione che ha seguito la crisi finanziaria globale più di otto anni fa. Le materie prime hanno registrato un’impennata, con i prezzi del petrolio raddoppiati dai loro minimi, e lo zinco innalzato di circa il 90%, fornendo evidenze che, per alcuni, il rally durerà più a lungo rispetto a quello verificatosi nel 2011.

 

Al di sotto del picco

I flussi dei fondi legati agli indici di materie prime, molto popolari tra i grandi manager nell’ultima corsa rialzista, hanno mostrato segni di ripresa dallo scorso anno, quando il mercato è tornato positivo. Gli investimenti complessivi nel Bloomberg Commodity Index e negli indici S&P GSCI, sono aumentati ad una stima approssimativa di 115 miliardi di dollari, da un minimo di circa 60 miliardi dall’inizio del 2016, anche se ancora ben al di sotto del picco avuto nel 2011, di 300 miliardi di dollari.

Non è la prima volta che i gestori patrimoniali a lungo termine, aumentano sostanzialmente le loro partecipazioni in risorse naturali che, pur volatili, offrono un modo per attingere a un miglioramento dell’economia, o di copertura contro l’inflazione. Nel 2011, i fondi pensione hanno avuto circa il 3% del 5% del patrimonio investito in assets, ma dato che, nel 2015, i prezzi hanno registrato un’importante discesa, questi si sono ridimensionati, o del tutto esauriti. Il ricordo di tali perdite è sufficiente per scoraggiare alcuni investitori. L’acquisto e la vendita di ETFs, che permettono agli investitori di scommettere sui singoli o sui gruppi di materie prime, dipingono una visione conflittuale della domanda.

 

Hedge Funds

Mentre ci sono stati prelevamenti dall’oro, per circa 80 milioni di dollari (tradizionalmente una copertura contro la debolezza economica), ci sono segnali che gli investitori sono più ottimisti sulle altre singole materie prime. Questo mese, gli ETFs dell’energia hanno attirato 390 milioni di dollari, a seguito dei 2,65 miliardi di dollari di deflussi nel mese di dicembre. Gli investitori hanno aggiunto quasi 40 milioni di dollari in metalli industriali, mentre l’agricoltura ha raccolto 25 milioni di dollari.

L’interesse è quello di essere stimolati dai segnali di una diffusa ripresa dell’economia e dell’inflazione negli Stati Uniti, e da una ripresa della domanda cinese di materie prime. Anche i fondi hedge e altri grandi speculatori, che riportano al governo degli Stati Uniti, sono rialzisti su 15 di 18 materie prime, monitorate dalla Commodity Futures Trading Commission (CFTC). Le posizioni nette long, combinate attraverso queste 18 materie prime, sono aumentate in sei delle ultime otto settimane. Tuttavia, alcuni modelli algoritmici suggeriscono anche che tale rally abbia ancora margini per continuare la tendenza.

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