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Il rischio di tasso d’interesse non deve distoglierci dai mercati obbligazionari


Commento a  cura di Alessandro Aspesi, country head Italy di Columbia Threadneedle Investments.

Gli investitori obbligazionari tendono a concentrarsi sui tassi d'interesse e a preoccuparsi del fatto che quando i tassi salgono il valore delle obbligazioni diminuisce. Ma i tassi d'interesse sono solo uno dei vari aspetti in gioco, e il timore che stiano aumentando non deve necessariamente tenerci del tutto lontani da questo mercato.

Quanto accaduto agli investitori dal 2008 al 2016 ci aiuta a ribadire questa importante lezione. Quando, nel 2008, i tassi sono scesi su livelli estremamente contenuti, gli investitori hanno temuto che non potessero che risalire, per cui hanno ridimensionato la loro allocazione nel reddito fisso. Nel 2013, la Federal Reserve statunitense ha cominciato a ridurre l'entità dei suoi programmi di quantitative easing, innescando un'ulteriore ritirata. Nel 2016, per contro, gli investitori si sono posizionati con vigore nel mercato, facendovi affluire capitali netti per USD 114 miliardi.[1] Successivamente, nel dicembre dello stesso anno, la Fed ha operato un lieve rialzo dei tassi.

Il movimento dei tassi, unitamente all'incertezza legata all'esito inaspettato delle elezioni presidenziali e ai timori inflazionistici, ha fatto sì che le obbligazioni diventassero più volatili delle azioni. Il risultato finale per questi investitori? Si sono persi una parte dei vigorosi rendimenti conseguiti dal 2008 al 2016, rientrando nel mercato giusto in tempo per partecipare al peggiore rendimento trimestrale registrato dal Bloomberg Barclays U.S. Aggregate Bond Index dopo gli anni '80. Un atteggiamento alternativo è possibile, ed è quello di non vedere nell'esposizione ai tassi d'interesse l'unico modo per guadagnare o perdere nel mercato obbligazionario. Vi sono tre fattori di rischio aggiuntivi che creano opportunità d'investimento. Comprendere quando e come esporsi a ciascuno di essi può contribuire a generare risultati d'investimento stabili.

Rischio di credito
In alcuni segmenti del mercato obbligazionario, come i titoli high yield o i prestiti a tasso variabile, il rischio di tasso d'interesse è un fattore meno determinante. In queste aree, l'elemento predominante tende ad essere il rischio di credito, relativo alla probabilità di insolvenza, ossia il rischio che un emittente obbligazionario non paghi gli interessi maturati o non rimborsi il capitale alla scadenza. L'esposizione al rischio di credito può essere vantaggiosa quando l'economia versa in ottime condizioni e le società registrano una crescita vigorosa; viceversa, può essere compromettente quando la crescita tentenna.

Rischio di inflazione
Il rischio di inflazione è il nemico storico degli investitori obbligazionari. Tuttavia, alcune emissioni tengono conto dell'aumento dell'inflazione, come ad esempio i Treasury inflation-protected securities (TIPS). Di norma, questa porzione del mercato evidenzia un andamento positivo quando la crescita economica accelera e i prezzi aumentano, mentre tende a fare male quando la capacità in eccesso è elevata ed esercita pressioni al ribasso sui prezzi.

Rischio di cambio
Il rischio di cambio è un fattore fondamentale per qualsiasi investitore operante negli Stati Uniti che acquisti obbligazioni internazionali, ed è determinato dalle variazioni dei tassi di cambio. La volatilità delle valute può infatti avere un impatto significativo sui rendimenti. L'esposizione al rischio di cambio è solitamente favorevole quando la crescita economica e le politiche monetarie degli altri paesi rendono appetibili gli investimenti esteri, mentre incide negativamente quando il dollaro USA è forte.

Bilanciare i rischi per generare risultati stabili
Per investire in obbligazioni bisogna essere consapevoli delle varie tipologie di rischio, soprattutto alla luce del fatto che molti investitori continuano a sottostimare il livello di rischio a cui sono esposti. Associare un portafoglio obbligazionario all'idea di sicurezza è naturale, ma anche questi portatogli possono essere esposti in maniera aggressiva al rischio di credito. Oppure, possono basarsi su strategie d'investimento globali che comportano un'elevata esposizione al rischio di cambio di cui gli investitori non sono consapevoli. Tutti questi fattori di rischio presentano una bassa correlazione reciproca, per cui è possibile bilanciare ciascun elemento in rapporto agli altri. Quasi sempre, c'è un'area in grado di generare rendimenti date le condizioni di mercato prevalenti, proteggendo al contempo i portafogli dall'impatto negativo di un aumento dei tassi o di un ciclo del credito sfavorevole. Se non è il rischio di tasso può essere quello di credito, se non è l'inflazione possono essere le valute.

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