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Il primo semestre dei fondi pensione


Aumenta il numero degli iscritti ai fondi pensione in Italia e il livello complessivo delle risorse in gestione del sistema. A dirlo è la Covip, specificando che a fine giugno il numero complessivo di iscritti a forme di previdenza complementare, incluse le duplicazioni di iscritti contemporaneamente a più forme pensionistiche, ha superato gli 8 milioni di euro, con una crescita da inizio anno al netto delle uscite di circa 235.000 unità (+3%). Un trend che prosegue in linea con i dati del 2016, ma a rilento se si pensa che la forza lavoro totale presente nel nostro Paese è di circa 25,7 milioni di unità e che, quindi, i fondi pensione coprono meno di un terzo del mercato potenziale.  

Scendendo nel dettaglio, i fondi negoziali hanno registrato un aumento di 70.000 iscrizioni (+2,7%) per un totale a fine giugno di 2,667 milioni. Come si legge nella stessa nota della Covip “la crescita delle adesioni ha risentito ancora in parte del meccanismo di adesione contrattuale ai fondi rivolti ai lavoratori del settore edile, che peraltro è ormai a pieno regime”. Le adesioni, poi, sono aumentate di 56.000 unità nei fondi aperti (+4,5%) e di 111.000 nei PIP ‘nuovi’ (+3,9%) per un totale complessivo a fine giugno di circa 1,315 milioni e 2,981 milioni, rispettivamente.

Per quanto riguarda le risorse in gestione, il patrimonio accumulato da questi strumenti ammonta a 155 miliardi di euro (il dato non tiene conto delle variazioni nel semestre dei fondi pensione preesistenti e dei PIP ‘vecchi’). Le risorse dei fondi negoziali hanno raggiunto i 47,4 miliardi di euro, in crescita del 3,1%, mentre i fondi aperti vantano un patrimonio di 18 miliardi e i PIP ‘nuovi’ di 25,3 miliardi. L’incremento nel primo semestre è stato, rispettivamente, del 5,1% e del 6,6%.

Uno sguardo ai rendimenti

In media i rendimenti aggregati, al netto dei costi di gestione e della fiscalità, sono stati positivi per tutte le tipologie di forma pensionistica. Come chiarisce la Covip, i fondi negoziali e i fondi aperti hanno reso in media, rispettivamente, lo 0,9% e l’1,5% mentre per i PIP ‘nuovi’ di ramo III il rendimento medio è stato inferiore, attestandosi allo 0,1%. Nello stesso periodo, aggiunge, il TFR si è rivalutato, al netto dell’imposta sostitutiva, dell’1,1%.

Oltre che dal livello dei costi, le differenze nei rendimenti medi delle forme pensionistiche dipendono dall’asset allocation adottata. L’andamento complessivamente positivo delle Borse mondiali nel periodo considerato, si è riflesso in risultati più elevati per le linee di investimento azionarie mentre in quelle a esclusivo contenuto obbligazionario i rendimenti medi sono stati marginalmente negativi, complice la lieve risalita dei tassi di interesse a lungo termine nell’area euro.

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