Il prezzo dell’oro nero aiuterà la crescita ma potrebbe portare l’inflazione italiana in negativo


Il 22 gennaio la BCE potrebbe dare inizio al QE, il crollo del prezzo del petrolio aiuterà la crescita europea ma potrebbe portare l’inflazione italiana in territorio negativo. Inoltre la legge di stabilità italiana verrà ridiscussa dalla Commissione, accanto alle dimissioni a gennaio del presidente Napolitano. Questi i punti con cui si aprirà l’anno in arrivo e su cui sono puntati gli occhi di strategist, gesto e economisti ma guardiamo anche che anno è stato per il Paese il 2014. Con l’avvicinarsi della ripresa del QE da parte della BCE e le previsioni di tassi di interesse ancora bassi per i prossimi mesi, “le nostre aspettative sono per un mercato del credito che continuerà a rappresentare un’alternativa di finanziamento molto interessante per gli emittenti italiani, grazie alla presenza di condizioni competitive e domanda da parte degli investitori”, spiega Angelo Dipasquale, specialista del reddito fisso di Equita SIM.

Se nel precedente consiglio della BCE era emersa l’unanimità, nell’ultimo consiglio del 4 dicembre sono invece emerse distinzioni significative su come procedere. Draghi, pur rinviando ogni decisione al 2015, ha precisato che sono state fatte varie ipotesi di QE e che per attuarle non occorre l’unanimità. Guardando all’Italia, l’11 dicembre si è visto l’esito (relativamente modesto rispetto ai target estivi di 400 mld di euro) della seconda TLTRO con richieste per 130 mld, leggermente meglio degli 83 mld chiesti a settembre. Le banche dei paesi periferici avrebbero chiesto 153 mld dei 213 mld complessivi dalle due TLTRO, i paesi del nord invece solo 12 mld, il resto alle banche francesi e dei Paesi Bassi. Il giorno successivo c’è stato anche il rimborso anticipato di 40 mld di fondi delle due LTRO, vale a dire quelle di dicembre 2011 e febbraio 2012 ancora in essere per 304 mld prerimborso. Il bilancio della BCE, ora a 2 trilioni di euro, per salire velocemente a 3 trn, “non ha che l’alternativa di un acquisto fino a 1 trn di titoli governativi. Secondo la stampa tedesca questo potrebbe dare un contributo di 0,6% all’inflazione. A tale riguardo la BCE ha ridotto la sua stima d’inflazione per il 2015 a 0,7% contro la precedente stima di +1,1%”, precisa.

In termini di previsioni economiche va precisato che le recenti stime di PIL della BCE per il 2015 sono sostanzialmente allineate a quelle della commissione UE (+1% vs +1,1% il PIL 2015). Rispetto alla commissione UE la BCE si aspetta un maggior contributo di consumi (+1,3% vs. +1,1%) e un minor supporto dalla ripresa degli investimenti. “Le stime della BCE però si basano su un prezzo del petrolio a 85 dollari al barile. Riteniamo che ci saranno sorprese positive sulla crescita economica grazie al minor prezzo del petrolio in Europa (-20% del prezzo, +0.3/0.4% di maggiore crescita) e sorprese invece di inflazione sotto le attese per i minori prezzi dei prodotti petroliferi che nel paniere dell’inflazione italiana pesano circa il 10%”, aggiunge l’esperto. Intanto, l’inflazione italiana per ora sembra rimbalzare. “Il +0.3% di novembre ha superato le attese ma è probabile che con l’attuale prezzo del petrolio si arrivi in territorio negativo già nei prossimi mesi”, dichiara ancora Dipasquale. Il dettaglio del PIL italiano relativo al Q3 pubblicato l’1 dicembre ha confermato il trend del Q2 con una stabilizzazione dei consumi (+0.4% YOY) e un ulteriore calo degli investimenti (-2.9% YOY).

“Gli ultimi dati sui prestiti bancari alle imprese di ottobre (-1% YOY) con le sofferenze lorde a 179 mld non danno ancora cenni di miglioramento generalizzato ma le anticipazioni ABI sui dati di novembre indicano una stabilizzazione raggiunta dopo 31 mesi di calo nei prestiti alle imprese. Il trend della bilancia commerciale italiana è decisamente favorevole: da gennaio a ottobre 2014 il saldo è positivo per 33,6 mld contro i 23,7 mld dello stesso periodo del 2013. Le minori importazioni di oil & gas sono state di 8,8 mld. Infine è arrivato a inizio dicembre il downgrade di S&P sull’Italia a BBB- proiettando il debito pubblico al 2017 a 2.256 mld (escluso il debito Efsf) contro i 2.195 mld indicati dal governo. Il divario di circa 60 mld si basa sull’ipotesi di S&P che il debito peggiorerà in particolare nel 2017 di 58 mld annui mentre il governo indica 13 mld di peggioramento per quell’anno. “I target di deficit del governo saranno troppo ottimistici ma S&P, dal canto suo, sembra essere molto pessimista”, commenta.

Inoltre la commissione UE si è riservata di ridiscutere a inizio marzo la Legge di Stabilità italiana. Conclude l’esperto: “l’evoluzione dei conti pubblici 2014 sembra essere in linea con le attese e cioè di un deficit a fine anno simile al 2013. Il fabbisogno del settore statale che risente dei pagamenti dei debiti pregressi della pubblica amministrazione (non compresi nel calcolo del deficit ai fini Ue) evidenzia a fine novembre un deficit di 81.9 mld contro i 93 mld dello stesso periodo dello scorso anno. Mentre il debito a fine ottobre si collocava a 2.157 mld ma con una disponibilità di tesoreria di 69 mld (a dicembre 2013 erano 38 mld), il che dovrebbe consentire di approcciare il target governativo di fine anno di 2.141 mld. Sui conti pubblici la sorpresa del 2015 potrebbe essere il contributo della voluntary disclosure su cu ci sono stime per entrate fiscali fino a 5 mld di euro”. 

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