Il potenziale degli ETF smart beta


Una delle tendenze degli ultimi anni sono gli ETF che replicano indici costruiti con criteri di ponderazione diversi da quella tradizionale, quella per capitalizzazione di mercato (market capitalization weighting). Questi ETF, denominati alternative beta o smart beta, a seconda degli emittenti, rappresentano un’evoluzione rispetto ai tradizionali ETF passivi e stanno crescendo velocemente in termini di numero di prodotti disponibili e di masse gestite. “Gli ETF smart beta rappresentano un interessante ampliamento dell’universo investibile per gli investitori e permettono di esporsi a nuovi fattori di mercato”, spiega il teamdi  asset allocation MoneyFarm.com. “A livello d’industria è interessante notare un trend di delisting di ETF settoriali e di quotazione di ETF smart beta: uno dei motivi potrebbe essere dovuto al fatto che l’utilizzo di prodotti smart beta si presta meglio alla costruzione di portafogli bilanciati di quanto non avvenga con i prodotti settoriali”. Ovviamente, come per ogni investimento finanziario, questi vanno scelti con cura.

Su Borsa Italiana sono quotati al momento 33 ETF smart beta azionari per un totale di circa 8,3 miliardi di dollari di patrimonio in gestione, includendo anche gli strumenti ad alto dividendo che sono una delle forme più conosciute di questo tipo di approcci. Di questi 33 ETF, 23 gestiscono masse superiori ai 50 milioni di dollari. In MoneyFarm consideriamo la soglia dei 50 milioni come uno dei criteri di scelta degli ETF per evitare bassa liquidità o rischio di delisting nel corso del tempo dello strumento. Tra gli indici azionari più replicati dagli ETF classici o innovativi ci sono gli indici MSCI. Ecco il grafico 1 elaborato da analisti MSCI per l’indice azionario globale più classico, l’indice MSCI World.

Rendimento/Rischio MSCI Factor Indexes 1998-2014

Fonte MSCI

 

“I metodi di ponderazione alternativi hanno realizzato negli ultimi decenni rendimenti più elevati rispetto all’indice ponderato per la capitalizzazione di mercato. Ancora più interessante l’osservazione che alcuni metodi di ponderazione non solo hanno reso di più dell’indice ponderato per la capitalizzazione di mercato ma hanno anche registrato una volatilità meno elevata. Ovviamente, queste performance riscontrate nel periodo 1998-2014 potrebbero non ripetersi in futuro”.


 
Fonte: Bloomberg


Come si può vedere, la tipologia di ETF smart beta quotati su Borsa Italiana con patrimonio maggiore è di gran lunga quella dividend yield (circa 5,3 miliardi di dollari), seguita da quella volatility-based (2 miliardi di dollari), growth e value (rispettivamente 200 e 755 milioni di dollari). Le tipologie cyclical e defensive sono gestiscono al momento masse ridotte (5 e 17 milioni): gli unici prodotti che coprono questo stile sono stati introdotti solo di recente.
Spiegano gli analisti: “per quanto ci riguarda, troviamo particolarmente interessanti gli ETF volatility-based che replicano indici costruiti con la metodologia minimum variance. Permettono di esporsi positivamente alle fasi di rialzo dei mercati azionari e di limitare le perdite durante le fasi di mercato negative”.

Dal grafico in Figura 1 osserviamo che l’indice MSCI Minimum Volatility è l’indice ad aver registrato la volatilità più bassa durante il periodo 1998-2014. Questa metodologia permette di esporsi ai mercati azionari mantenendo bassa la volatilità di questa componente dei portafogli, cosicchè si possono usare questi strumenti anche su portafogli più prudenti. “Molte delle altre metodologie (ad esempio growth, value...) si basano su indici costruiti con criteri ad hoc per ciascun ETF: indici diversi utilizzano metodologie di costruzione diverse, ottenendo ponderazioni dei titoli diverse e, più in generale, occorre fare un significativo lavoro di “due diligence” e monitoraggio dell’indice sottostante.

Con gli indici minimum variance invece, la metodologia è puramente matematica. Questi strumenti rappresentano un utile ampliamento dell’universo investibile e sono un interessante strumento per aumentare la propria esposizione a fattori di mercato alternativi. Sono un prodotto in forte crescita in termini di masse gestite e di gamma di prodotti. Anche se molti di questi prodotti hanno realizzato rendimenti più elevati delle loro controparti tradizionali, vanno comunque selezionati con cura e con la consapevolezza che questa performance va contestualizzata in diverse fasi di mercato, per cui la scelta di una strategia non può prescindere da un’analisi strategica di mercato”.

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