Il nuovo Btp Italia non brilla


Lo scorso venerdì 10 aprile, il MEF ha annunciato il tasso reale annuo minimo garantito della prossima tranche del Btp Italia, pari a 0.50%. Anche in questo caso l’emissione avverrà in due fasi: la prima (13-15 aprile 2015) a cui potranno partecipare solo gli investitori retail e chi opera per loro conto, la seconda (16 aprile 2015) destinata invece agli investitori istituzionali. Come precisato nel comunicato stampa il tasso cedolare (reale) annuo definitivo sarà fissato al termine del periodo di raccolta degli ordini e non potrà essere inferiore al tasso cedolare (reale) annuo minimo garantito. Valutiamo quindi la convenienza relativa all’acquisto del nuovo Btp Italia, di cui di seguito riassumiamo le principali caratteristiche:

• Durata: 8 anni
• Tasso reale annuo minimo garantito pari a 0.50%
• Cedole semestrali indicizzate all’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi
• Rivalutazione semestrale del capitale, corrisposta con la cedola (previsione di un floor in caso di deflazione)
• Capitale nominale garantito a scadenza, anche in caso di deflazione
• Premio Fedeltà (0.4%) per chi acquista all'emissione nella Prima Fase del Periodo di Distribuzione, riservata ai risparmiatori individuali o soggetti affini, e detiene il titolo fino a scadenza. 

Come di consueto, facciamo ricorso al tasso di breakeven, ovvero il tasso d’inflazione implicita che eguaglia il rendimento a scadenza del titolo indicizzato all’inflazione a quello di un Btp nominale di pari scadenza. Prendiamo quindi come termine di paragone il corrispettivo Btp a tasso fisso 4.50% 01/05/2023, che offre un rendimento pari a 1.06%. Per tanto con un tasso reale annuo minimo garantito pari a 0.50%, il tasso di break-even inflation risulterà pari a circa  56 basis points.
Il differenziale tra l’inflation swap a otto anni relativo all’inflazione italiana (1.14%) e il tasso di break-even, è pari a 58 basis points, circa 15 basis points inferiore rispetto al differenziale delle emissioni Btp Italia con scadenza 2020 e per tanto meno conveniente. Il medesimo differenziale è però significativamente più alto rispetto ai 12 basis points del corrispettivo Btp indicizzato all’inflazione europea 2.6% 27/04/2023. In un contesto di deflazione, come quello attuale, i Btp indicizzati all’inflazione europea, a differenza dei Btp Italia, risultano penalizzati perché non godono del floor sulla cedola, il capitale subisce quindi una svalutazione e per tanto il tasso cedolare viene moltiplicato per un ammontare inferiore rispetto al capitale nominale investito. 

             
Nella tabella elaborata da JCI Capital Ltd, sono evidenziate in azzurro le otto emissioni Btp Italia
*Btp Euro-Inflation.

Come sottolineato da Draghi, la debolezza dell’euro, il calo del prezzo del petrolio e una politica monetaria espansiva come il Quantitative Easing, sono i fattori che dovrebbero incoraggiare da un lato la ripresa economica e dall’altro il ritorno dell’inflazione, favorendo quindi una buona performance relativa dei titoli ad essa indicizzati. In conclusione l’ultima emissione in uscita non risulta a nostro avviso più conveniente rispetto agli esistenti Btp Italia 2020. Nonostante questo rimane più interessante del corrispettivo Btp Inflation Linked 2023, e può rappresentare un’alternativa per gli investitori che intendono mantenerlo fino a scadenza beneficiando dello 0.4% del premio fedeltà (valido per gli investitori retail), o per coloro che intendono allungare il periodo di copertura dal potenziale aumento dell’inflazione italiana fino al 2023.

Società

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